un fronte diverso

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Oggi parliamo di Siria, anche se non ritorniamo sulle sanguinose vicende sul campo, che si fanno ancora più complicate e immerse in una dinamica bellica vera e propria alla luce della lettera aperta pubblicata da Human Rights Watch qualche giorno fa sugli abusi dei diritti umani commessi anche dal Libero Esercito Siriano, in contrasto con la sua immagine di combattente per la libertà (rapimenti, esecuzioni, violenze settarie – potete leggere un riassunto della lettera e un commento postato dal Los Angeles Times qui). Ieri sera la rivista Index on Censorship, che documenta la lotta per la libertà di espressione, ha assegnato i suoi premi annuali, fra i quali il premio per la difesa dei diritti umani al Bahrain Center for Human Rights, e quello per la libertà di espressione nell’arte al disegnatore siriano Ali Ferzat (di cui vi avevo raccontato qui), sopravvissuto qualche mese a una violentissima aggressione da parte della sicurezza segreta siriana. Ferzat era a Londra qualche giorno fa per presentare una mostra di suoi disegni e Sebastian Usher ha postato sul sito della BBC a proposito del loro incontro, in cui Ferzat ha spiegato la trasformazione dell’arte siriana a seguito della rivoluzione.

Intanto anche al Cairo si sono rifugiati in questi mesi molti attivisti siriani, e fra questi anche il tweep più attivo e famoso della rivolta siriana, che abbiamo seguito su Twitter fin dall’inizio con lo pseudonimo di @AlexanderPageSY. Personaggio determinato e controverso, Alexander Page si chiama in realtà Rami Jarrah, e ha raccontato da Damasco l’inizio e l’evoluzione delle proteste in Siria. Scoperto dai servizi di sicurezza del regime, lo scorso ottobre si è rifugiato al Cairo con tutta la famiglia e lì ha fondato con altri attivisti la piattaforma ANA (Activists News Association) il cui scopo è offrire supporto ai citizen journalists in Siria, metterli in collegamento con i giornalisti delle più importanti testate internazionali e in generale offrire informazioni di prima mano e credibili per ricostruire cosa accade all’interno del paese. l’ANA ha collaboratori in molti paesi del mondo, fra cui Cina e Stati Uniti e tre anche in Italia, mentre i suoi contatti in Siria sono circa 200. Ramy è nato a Cipro da genitori dissidenti del regime in esilio, ha vissuto a Londra da quando aveva due anni, ma al terzo anno di università è tornato a Damasco dove è stato costretto a rimanere per tre anni a causa di problemi burocratici; lì ha iniziato a lavorare per una compagnia di import export legata al regime di Assad, e dall’inizio delle rivolte (sino a ottobre 2011, quando è stato espulso dal paese) ha cominciato a usare i social media per raccontare le proteste. La nostra Laura Cappon lo ha incontrato per noi al Cairo pochi giorni fa.

? La canzone di oggi era “A sail” di Lisa Hannigan

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_29_03_2012.mp3]

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1 Comment un fronte diverso

  1. Mic

    Ma pensa… Anche il “libero esercito siriano” rapisce, ammazza e giustizia! Ma come, non erano loro i “buoni” (a giudicare dai servizi di Radio Popolare)?!

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