un anno dopo

(Alaa Abdel Fattah alle 4 del mattino del 10 ottobre, dopo aver passato la notte all’ospedale copto a confortare le famiglie delle vittime di Maspero – fra cui quella del suo amico Mina Daniel – e a cercare un giudice indipendente perché le autopsie non venissero falsificate)

Centesimo giorno di presidenza eletta in Egitto, e Morsi annuncia l’attesa amnistia totale per i prigionieri politici. In realtà, come documenta Mona Seif dell’associazione No Military Trials, al procuratore generale resta da definire quali siano i “crimini legati a episodi della rivoluzione” per i quali si ha diritto all’amnistia, l’arco temporale coperto è da gennaio 2011 a giugno 2012 e restano fuori tutti i civili passati per corte marziale anziché civili per crimini comuni. Il tempismo di Morsi non stupisce, visto che oggi cade anche un anno esatto dal massacro di #Maspero al Cairo, l’episodio più terribile sul percorso della rivoluzione. Dopo l’aggressione ai manifestanti di Abbaseya e lo sgombero forzato di Tahrir a luglio, e l’attacco all’ambasciata israeliana a settembre, la notte di Maspero cancella per sempre l’innocenza rivoluzionaria e mostra al mondo la crudeltà dell’esercito egiziano. Ancora sotto il governo del Consiglio Supremo dell’esercito, il 9 ottobre del 2011 una manifestazione pacifica di cristiani copti diretta verso l’edificio della tv di stato (#Maspero appunto) viene fatta bersaglio di colpi d’arma da fuoco dall’alto di un cavalcavia. Simultaneamente, la tv di stato chiama “ogni onorevole cittadino musulmano” a scendere in strada per “difendere i soldati dai copti armati”, sostenendo poco dopo che siano stati uccisi tre soldati. In realtà, a seguito di questo appello nascono confuse sassaiole fra civili musulmani appena arrivati e copti, e nel corteo copto si sparge il panico. Molti cercano di rifugiarsi negli edifici circostanti. L’’esercito interrompe le trasmissioni delle tv via satellite facendo irruzione nelle loro redazioni, e all’esterno interviene zigzagando coi blindati tra la folla, facendo 28 morti e diversi dispersi, probabilmente gettati nel Nilo. I tweep musulmani e copti, nonostante la requisizione violenta per le strade di schede di memoria e macchine fotografiche, raccontano tutto in presa diretta, e aiutano a raccogliere i video dei blindati che uccidono i manifestanti disarmati; i video saranno portati come testimonianza alle (vane) inchieste civili, e faranno il giro del mondo.

Due settimane dopo, in visita ad Occupy San Francisco, l’attivista Alaa Abdel Fattah riceve notizia di un mandato di comparizione. Rientrato al Cairo il 30 ottobre, si rifiuta di rispondere all’autorità militare, che considera responsabile dei fatti della notte di #Maspero. Per gli stessi fatti viene messo sotto investigazione e resterà in carcere fino alla fine del 2011, mentre nasce il suo primo figlio, ormai prosciolto da tutte le accuse. Soltanto tre militari sono stati perseguiti per i fatti della notte di Maspero.

I tweep egiziani fra ieri sera e oggi stanno rimettendo in circolo tutti i materiali web di documentazione dei fatti di Maspero, quello che scrissero allora e nuove testimonianze scritte oggi. Al Ahram posta anche un ricordo del giovanissimo attivista copto Mina Daniel, ucciso quella notte sotto gli occhi dei suoi compagni musulmani (ne parlammo qui). Lo fa anche il bravissimo fotografo Matthew Cassel, ritrovando l’immagine del suo celebre sorriso.

La canzone di oggi era “Like a king” di Ben Harper

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_09_10_2012.mp3]

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