the wall

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Ci vorrebbero fiumi di parole per raccontarvi cosa sta succedendo in Egitto in vista delle presidenziali. Un buon riassunto dei raggruppamenti dei candidati più in vista lo trovate in un piccolo post ironico di Sandmonkey, al quale dovete aggiungere la candidatura a sorpresa sabato sera di Khairat al Shater, per il Partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani, che smentisce i programmi iniziali di non presentare un proprio candidato da parte del partito di maggioranza, che risponde a una fortissima frizione con il Consiglio Supremo dell’Esercito (che qualche giorno fa aveva rotto l’apparente luna di miele con i Fratelli Musulmani forzando di nuovo la mano per ottenere dopo la transizione uno status speciale e al di sopra del parlamento) e che rischia di spaccare il movimento dall’interno. Tutto questo sullo sfondo di un parlamento ancora sotto tutela, di un paese in forte crisi economica ancora governato da una dittatura militare, di un presidente che verrà eletto il 23 maggio senza che la nuova costituzione abbia ancora stabilito quali poteri avrà, di un centro città ancora blindato dai muri costruiti dall’esercito (uno dei quali è stato smontato blocco per blocco da un gruppo di attivisti con lo stesso sistema che si usava per costruire le piramidi) e di un’assemblea costituente appena eletta dalla quale sono usciti per protesta tutti i rappresentanti dei partiti laici e l’unico rappresentante dei movimenti rivoluzionari (Ahmed Harara), mettendo in stallo la costituente senza sostanzialmente proporre alternative, cosa che lascia il via libera all’esercito per allestire altre ipotesi. Intanto gli ultrà di calcio continuano il loro controverso ma pacifico sit-in, due università sono in occupazione permanente, i giovani attivisti discutono delle presidenziali con comprensibile scetticismo, ieri l’attivista del Bahrain Maryam Alkhawaja è stata fermata all’aeroporto del Cairo perché persona non grata e dopo un intervento vano dell’ambasciata danese sono riusciti a farla entrare in Egitto gli avvocati di Tahrir (dimostrando l’arbitrarietà delle disposizioni di polizia), le sedute della nuova camera vengono seguite nei bar e su Twitter come una soap opera, e nessuna delle riforme auspicate dalla rivoluzione si è ancora messa in moto. Mahmoud Salem – Sandmonkey – ha scritto uno dei suoi lunghi post di riflessione, che parte dalla constatazione che al Cairo si sta risparmiando sull’illuminazione pubblica, per raccontare le condizioni reali in cui lavora la polizia.

? La canzone di oggi era “There is a light that never goes out” (The Smiths) di Sarah Lov

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_03_04_2012.mp3]

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