the book list #11

I know, the list was missing for too long. The last year, amidst radio and Twitter and travelling, has been very messy, and I have been reading less than I would have liked. I am now making up for lost time taking advantage of the fall, and here is a list of my best reading of late, just the best, though these are mostly a specific kind of essays and memoirs.

Jim Harrison, Off to the side – le memorie travestite, mescolate, anticronologiche, piene di menzogne che svelano acute verità, da uno dei più grandi scrittori americani viventi, con le radici ben piantate nel passato nativo-americano/a disguised, mixed up, anti-chronological memoir that reveals stinging thruths by way of lying, from one the greatest living American writers, his feet firmly planted in the soil of the native-american past.

Lisa Moore, February/”L’inverno che Helen O’Hara smise di sognare” – un piccolo capolavoro canadese del 2011, un romanzo che si muove avanti e indietro nel tempo attraverso il lutto di Helen, giovane vedova di Cal, rimasto ucciso nell’affondamento di una piattaforma petrolifera avvenuto davvero nel febbraio del ’92 a Terranova, di cui lei resta innamorata per molto tempo mentre cresce i loro figli/a tiny Canadian masterpiece from 2011, a novel that shifts in and out of time through the mourning of Helen, young widow of Cal, killed in the real drowning of an off-shore platform in Terranova in February 1992. Helen stays in love with him for a long time after he’s dead as she raises their kids.

Hervé Guibert, “Lettere dall’Egitto”/Lettres d’Egypte – un racconto di viaggio a metà fra parole e fotografie in bianco e nero (di Berger), fra lettere e diario, probabilmente il libro che più sta condizionando quello che sto cercando di scrivere adesso.

Rebecca Solnit, Infinite City, a San Francisco Atlas – meraviglioso librone di mappe tematiche e a contrasto che narrano le storie più belle di San Francisco/ a wonderful big book of maps by themes and contrasts telling the most compelling stories of San Francisco.

Alexander McCall Smith, The importance of being seven + Bertie plays the blues, gli ultimi due episodi della saga di 44 Scotland St a Edinburgo, delizioso come sempre e un piccolo pilastro di buone maniere e civiltà/the latest two episodes of the Edinburgh 44 Scotland St saga, as lovely as usual and a tiny pillar of civility.

Tim Parks, “Insegnaci la quiete”/Teach us to sit still – lo scrittore inglese trapiantato a Verona, laicissimo e scettico duro a morire, viene spinto da un malanno verso la meditazione, e racconta cosa scopre sul silenzio/the long-time transplanted in Verona British writer, an absolute secular and die-hard skeptical, is pushed by illness towards meditation and tells what he finds out about silence.

Wael Ghonim, “Rivoluzione 2.0″/Revolution 2.0 – il racconto autobiografico della costruzione segreta su Facebook della rivoluzione egiziana dal giovane che l’ha letteralmente inventata, e che è andato in carcere mentre Tahrir veniva liberata/a memoir about the secret Facebook building up the to the Egyptian revolution from the young guy who literally invented it, and who went to jail while Tahrir was liberated.

Ahdaf Soueif, Cairo, my city our revolution/”Cairo , la mia città la nostra rivoluzione “- il memoir della rivoluzione vissuta dietro le quinte da una grande scrittrice esule e diretta protagonista, il libro più bello e prezioso che ho mai letto sulla rivoluzione egiziana e uno dei più appassionanti che abbia letto negli ultimi anni/a memoir of the revolution behind the scenes from a great writer and direct player, the most beautiful and precious book I’ve ever read about the revolution in Egypt and one of the most compelling I’ve happened to read in the last few years.

Walter Isaacson, “Steve Jobs”/Steve Jobs – il più completo, e semi-autorizzato, racconto della vita di una delle figure chiave dei nostri tempi, non necessariamente sempre piacevole ma imprescindibile/the most complete, and semi-authorized, account of the life of one of the key characters of our time, not necessarily always pleasant but unmissable.

Andre Agassi, “Open”/Open – l’avventurosa e franca autobiografia di un campione del tennis che ha sempre odiato l’unica cosa che ha mai saputo fare bene in vita sua, ed è riuscito a trovarne un’altra/the adventurous and honest autobiography of the great tennis player who always hated the one thing he was ever good at, and who was able to find another one.

Siri Hustvedt, “La donna che trema”/The shaking woman, or a history of my nerves – una sorta di thriller che si avventura nei meandri del funzionamento del cervello e della psiche femminile alla ricerca di una risposta della scrittrice di Brooklyn alle sue misteriose crisi neurologiche/a kind of thriller venturing into the workings of the brain and of the female psyche trying to track down the reasons for the mysterious neurological crisis of the Brooklyn writer.

Joan Didion, “Blue nights”/Blue Nights – il seguito ancora più doloroso e duro di “L’anno del pensiero magico”, dall’ormai anzianissima e gigantesca autrice americana di memoir/the even harder and more painful sequel to The year of magical thinking from the now very old giant of American essay.

Jonathan Franzen, Farther away/(non ancora tradotto) – un’altra raccolta di saggi lucidissimi sulla vita contemporanea, fra i quali lo straordinario pezzo per il New Yorker dedicato alla morte dell’amico David Foster Wallace/one more collection of very bright essays on contemporary life, including the extraordinary piece he wrote for the New Yorker about the death of his friend David Foster Wallace.

Miranda July, It chooses you – July continua a crescere, e qui racconta di come si era bloccata durante la stesura della sceneggiatura del suo ultimo, bellissimo film “The Future” (sull’amore, il tempo e l’entropia) e si era messa a cercare le persone più povere e particolari che mettevano annunci economici sul giornale PennySaver per intervistarle, un’esperienza decisiva che le ha anche fatto trovare Joe, che compare nel film come se stesso e dà anche voce al personaggio più surreale, la Luna/ July keeps growing, and here she tells about how she got stuck during the writing of the screenplay for her latest beautiful film, The Future (about love, time and entropy) and put herself in a search to conduct interviews with the poorest and very special people that put ads in the PennySaver, a transformative experience that also led her to find Joe, who stars in the movie as himself and also lends his voice to the most surreal character, The Moon.

Annie Proulx, Bird Cloud – dall’autrice di “Brokeback Mountain”, un saggio autobiografico sulla costruzione impossibile di una casa nel mezzo della natura selvaggia del Wyoming, una storia di famiglia e di solitudine, di libri e di operai edili, di meteorologia e di uccelli, di cervi e lupi e impronte di dinosauro, stranamente freddo in confronto ai suoi romanzi ma difficile da posare una volta cominciato/from the author of Brokeback Mountain, a memoir about the impossible building of a house in the middle of Wyoming wilderness, a tale of family and solitude, of books and construction workers, of weather and birds, of deer and wolves and dinosaur tracks, strangely cold if compared to her novels but hard to put down.

1 Comment the book list #11

  1. valeria

    grazie, in ritardo ma con costanza pesco sempre volentieri dalle tue liste! e già che ci sono, buon anno.

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