#tasleemsolta

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(Tahrir, 2 febbraio 2011, uno dei cammelli impiegati dalla baltageya per attaccare i manifestanti. La fotografia è di Chris Hondros, che sarebbe rimasto ucciso sulla strada per Misurata, in Libia, il 20 aprile 2011)

Un anno fa, mentre in Egitto tornava la connessione Internet e le tv internazionali cominciavano a riprendere a Tahrir, un gruppo di banditi in groppa a cavalli e cammelli fece irruzione nella piazza piena armato di fruste, spade, pistole e bastoni, calpestando gli occupanti disarmati, che cominciarono a spaccare la pavimentazione stradale per rispondere ai lanci di pietre. L’esercito restò a guardare immobile. La polizia militare fece decine di arresti. Equipaggiamento, cellulari, macchine fotografiche vennero sistematicamente sequestrate, le postazioni delle tv internazionali distrutte, i reporter sequestrati all’interno degli alberghi, picchiati, ritrovati giorni dopo negli ospedali. I manifestanti respinsero l’attacco, sequestrando cavalli e cammelli e requisendo ai banditi i tesserini che li indicavano come iscritti all’NDP, il partito di Mubarak, e i loro lasciapassare della polizia (di cui consegnarono un sacco pieno alla postazione della CNN). La Battaglia dei Cammelli – che su Twitter Beleidy descrisse come “preistorica” – si protrasse nella notte con il lancio di molotov dai tetti sui manifestanti e sui giardini del Museo Egizio, e il giorno dopo spuntarono i cecchini che prendevano di mira i manifestanti con i puntatori laser. In meno di due giorni restarono uccise 13 persone e ne vennero ferite più di 1200.

Il regista Omar Robert Hamilton (su Twitter @RiverDryFilm), che quel giorno fu anche arrestato, ha montato i suoi materiali del 2 febbraio in un breve documentario che potete vedere qui.

Ieri sera la tragedia, completamente inattesa, che abbiamo seguito fino a notte fonda su Twitter, della partita di calcio allo stadio di Port Said, a 220 km dal Cairo, dove i tifosi della squadra ospite, l’Ahly del Cairo, i cui ultrà hanno un ruolo fondamentale nella prima linea delle battaglie di strada con la polizia durante la rivoluzione, benché sconfitti sono stati attaccati dagli ultrà della squadra di casa, alMasry, dopo un’invasione di campo di massa davanti alle forze dell’ordine che stavano a guardare. Al di là della storica rivalità fra le due squadre, tutta la situazione come è stata raccontata dai testimoni (dai giocatori dell’Ahly, portati in salvo con gli aerei dell’esercito direttamente dallo stadio, ai tifosi aggrediti come @Heemalization, che racconta qui in un post in inglese quello che ha visto) è assolutamente atipica – i tifosi del Masry hanno attaccato benché avessero appena vinto, la barriera fra le due tifoserie è stata aperta dalla polizia, e gli aggressori erano armati in modo inconsueto, tanto che molte vittime della strage sono state accoltellate. Bilancio, 76 morti e più di 130 feriti. I tifosi dell’Ahly sopravvissuti sono stati scortati fuori dallo stadio dai residenti di Port Said e non dalla polizia. La Premier League egiziana è stata cancellata, la FIFA ha emesso un comunicato. Oggi alle 16 i tifosi dell’Ahly, probabilmente affiancati dai loro avversari di derby dello Zamalek, faranno un corteo di protesta contro la polizia a Tahrir, che hanno già chiuso al traffico stamattina. Stanotte il maresciallo Tantawi con altri alti ufficiali è andato ad accogliere i giocatori all’aeroporto del Cairo, e ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, mentre 3mila tifosi dell’Ahly attendevano i loro compagni seduti sui binari della stazione del Cairo in un clima di forte rabbia. Il ministro degli Interni ad interim interverrà sui fatti di Port Said alla seduta del nuovo Parlamento già prevista per oggi.

In un delicatissimo momento in cui si tenta di accelerare il #tasleemsolta (il trasferimento dei poteri dall’esercito al Parlamento, uscito dalle urne con una maggioranza dei partiti islamici), la nostra Laura Cappon è riuscita finalmente a intervistare per noi al sit-in di due giorni fa davanti al Parlamento il blogger e attivista Alaa Abd el Fattah, conosciuto in tutto il mondo per la sua lucida analisi politica, per la creazione dei Tweetnadwa, e per i due mesi di carcere che ha scontato fino allo scorso Natale per essersi rifiutato di riconoscere l’autorità dei tribunali militari sui civili. Potete ascoltare l’intervista con @alaa qui sotto nel podcast. In sottofondo sentirete i canti e gli slogan del corteo davanti al Parlamento in Magles el Shaab. Tenete presente che l’intervista è stata registrata prima dei fatti di Port Said.

La canzone di oggi era “Get it wrong get it right” di Feist

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 2 feb 12p.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

1 Comment #tasleemsolta

  1. 1972

    Ottimo lavoro dal punto di vista giornalistico. Complimenti.
    Vorrei solo notare, però, che se Alaa Abdel Fattah riuscisse a non cadere nei soliti clichés dell’imperialismo americano e israeliano ed evitasse la quotidiana dose di antisemitismo (non è obbligatoria, nemmeno per un egiziano, magari spiegateglielo la prossima volta), forse le sue rivendicazioni potrebbero essere prese ancora più seriamente. Perché è chiaro che si tratta di una persona preparata, con un programma politico alle spalle e con un brillante futuro davanti. E’ un po’ quel che succede in generale con la “rivoluzione” egiziana: è vero che un partito islamico al potere dopo elezioni sufficientemente libere è comunque un passo avanti rispetto all’immobilismo di Mubarak, ma è anche vero che l’Egitto non diventerà un paese moderno se non sarà capace di lasciarsi alle spalle i retaggi di certa ideologia anti-occidentale (che l’islamismo radicale continua ad alimentare). So che è un percorso lungo e che adesso si sono almeno poste le basi per compierlo. Però secondo me, persone come Fattah, proprio per la posizione di preminenza che occupano all’interno della società egiziana, avrebbero i mezzi per completare questo tragitto verso l’indipendenza di giudizio più velocemente di altri. E sarebbero un bell’esempio per un’opinione pubblica comprensibilmente confusa. Si tratterebbe di una grande occasione persa se decidessero di rinunciarci. Saluti.

    Enzo Reale

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