si fa come diciamo noi

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(fotografia di David Degner)

Una grande stanchezza ha avvolto durante l’estate i rivoluzionari di pza Tahrir, proprio nel momento in cui dovrebbero concentrarsi sulle loro future rappresentanze elettorali e sull’elaborazione del processo democratico. Ma come aveva previsto Sandmonkey nell’intervista che gli abbiamo fatto per Anchorage (potete riascoltarla qui), il lavoro quotidiano di ogni giorno contro i metodi dell’esercito incaricato della transizione, a cominciare dai processi militari, consuma le energie giorno per giorno e fa montare frustrazioni anche molto pericolose. Qualche giorno fa, dopo una lettera aperta di Wael Ghonim che riassumeva le richieste della rivoluzione (ricordando all’esercito per chi lavora, e cosa potrebbe accadere se non lo fa) e davanti alla minaccia di una nuova occupazione permanente di Tahrir, il Consiglio Supremo ha finalmente fissato le date delle tranche elettorali per le parlamentari, che inizieranno il 28 novembre, con risultati complessivi che verranno annunciati il 10 gennaio 2012, dando inizio al cammino verso le presidenziali e la riforma costituzionale (qui il post del Guardian, qui Almasryalyoum, qui Egyptian Chronicles, qui al Ahram). Ma la legge elettorale studiata dall’esercito è profondamente inadeguata, ammette i vecchi politici dell’NDP di Mubarak e penalizza i candidati indipendenti, e 60 gruppi politici minacciano ora di boicottare le elezioni. Secondo alcune voci, l’esercito comunicherà alcune modifiche già dopodomani, su pressione del nuovo sit-in di oggi.

Intanto Israa Abdel Fattah del movimento 6 aprile e Wael Ghonim sono stati candidati al Nobel per la Pace, mentre il giovane blogger Maikel Nabil sta morendo in un carcere militare per lo sciopero della fame. I processi civili contro l’ex presidente Mubarak, l’ex ministro degli interni Adly e gli ufficiali accusati di aver dato gli ordini che portarono all’uccisione di Khaled Said ad Alessandria, proseguono a telecamere spente e con una testimonianza inconcludente dell’attuale capo dell’esercito Tantawi. La situazione è radicalmente peggiorata quando in occasione di una grossa manifestazione a Tahrir il 9 settembre, in cui esercito e polizia avevano annunciato preventivamente che sarebbero rimasti a guardare, il sentimento anti-isrealiano, unito alla spavalderia degli ultras dell’Ahly che avevano appena subito decine di arresti, ha portato all’invasione violenta dell’ambasciata di Israele al Cairo, provocando un incidente diplomatico e segnando la prima azione violenta della storia del movimento. TheBigPharaoh cerca di ricostruire sul suo blog cos’è successo quella notte. Il giorno dopo la polizia militare ha invaso e perquisito le tre sedi di AlJazeera del Cairo (Mubasher, il canale dei Fratelli Musulmani, e quelle in arabo e in inglese) e la cosa si è ripetuta di nuovo ieri. Oggi 20 gruppi politici, eccettuati i Fratelli Musulmani che stanno conducendo un loro braccio di ferro esclusivo con l’esercito, tornano a manifestare a Tahrir, chiedendo la fine dello stato di emergenza, mai revocato e tornato effettivo in tutti i suoi aspetti dopo il 9 settembre, la fine dei processi militari ai civili, e una legge elettorale più razionale e democratica (e seguiamo la mobilitazione come sempre su Twitter)
Questo è l’appello di Sandmonkey sul suo blog a non perdere il coraggio e l’orgoglio della rivoluzione.

? La canzone di oggi era “Should I stay or should I go” dei Clash

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 30 set 11p.mp3]

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