scacco matto

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Dopo il colpo inferto dalla corte costituzionale (vedi puntata qui sotto) che ha di fatto sciolto il parlamento eletto sei mesi fa, gli egiziani zitti zitti sono andati a votare per il ballottaggio delle presidenziali; fra schede annullate (che potrebbero essere quasi il 15%) e affluenza bassissima nelle città che votarono in massa al primo turno, quello che si è trasformato di fatto in un referendum anti-Fratelli Musulmani o anti-ex regime (molti liberal e laici si sono tappati il naso e hanno votato per Morsi, altri – e molti copti per timore dello stato islamico – hanno fatto altrettanto votando Shafiq) ha portato apparentemente alla vittoria di Morsi. Ma le cifre non combaciano (la somma delle percentuali dichiarate da entrambi i quartier generali dà più del 100%, e la commissione elettorale annuncerà i risultati soltanto giovedì), e intanto pochi minuti dopo la chiusura dei seggi domenica sera l’esercito ha pubblicato sulla sua gazzetta ufficiale (svelata istantaneamente dai tweep e confermata solo il giorno dopo dallo Scaf in conferenza stampa) una “aggiunta costituzionale” che prepara la nuova, terribile roadmap: prima costituente (con vari poteri di veto a bloccarla), se non funziona nuova costituente (con ampi poteri all’esercito per comporla), poi stesura della nuova costituzione (con veti anche qui e non si sa quando), poi si fissa la data per le nuove parlamentari, poi viene eletto il nuovo parlamento. Intanto l’esercito resta con le sue leggi speciali e potere di arresto per i civili, il presidente può formare l’esecutivo (in teoria compreso ministro della difesa e degli interni), e giura davanti alla corte costituzionale, ma tutti i poteri legislativi restano nelle mani dell’esercito, che il 30 giugno avrebbe dovuto lasciare la guida del governo di transizione. Intanto Katatni, presidente della Camera disciolta a maggioranza islamica, rifiuta il verdetto della Corte Costituzionale e oggi i parlamentari provano a rientrare in parlamento, respinti dai militari. Intanto il verdetto di dissoluzione dei Fratelli Musulmani come ONG che poteva arrivare oggi è stato rimandato al 4 settembre. E si riflette, intensamente, su colpe, sospetti, divisioni, scelte, e prospettive per il futuro.  Vi propongo un giro di opinioni che rende l’idea.
Qui Hossam El Hamalawy.
Qui Sandmonkey.
Qui Marc Lynch.
Qui Shaira Abouellail.
Qui Ahdaf Soueif.
Qui Lauren Bohn.
Qui The Arabist.
Qui la BBC sul verdetto della Corte Costituzionale.
Qui Khalid Abdalla.
Qui Jeffrey Fleischman e Reem Abdellatif.
Qui Issandr el Amrani.
Qui Marwan Bishara.
Qui Bel Trew.

La canzone di oggi era “Death to my hometown” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_19_06_2012.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.