rivoluzionata

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

La postazione per ricaricare i cellulari, piazza Tahrir, Cairo, 1° febbraio 2011, fotografia di Ed Ou

“Dicasi rivoluzione (dal tardo latino revolutio-onis, rivolgimento, cfr. re-volvere, rivolgere) un mutamento improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente e il sorgere di un nuovo modello. Rivolgimento, ciclo, rotazione completa.”

Oggi ultima puntata. Molti di voi mi hanno chiesto di dire in questa puntata cosa ha significato questa stagione per me, come sono le cose viste da dietro il microfono. Cerco di sintetizzare dicendovi che è stata una stagione formidabile, inaspettata, irripetibile – il mondo ci è cambiato intorno e addosso, e sono contenta di essermi trovata al posto giusto insieme a voi per fargli posto, accettando anche di esserne trasformata. Un giorno alla volta, abbiamo vissuto una storia più grande di quanto potessimo immaginare, abbiamo avuto il privilegio di entrare in vite lontanissime da noi, abbiamo imparato, abbiamo esplorato le possibilità che ci ha offerto la rete, e intravisto le nuove sfide delicate che ci pone. Abbiamo imparato a credere nella potenza e nella poesia di alcuni strumenti, e al contempo a diffidarne. A tratti, il confine fra la ricerca di racconti attendibili e la passione civile si è fatto labile, e mi ha costretto a riflettere su molte cose. Ma la cosa a cui tengo di più è che in onda e su Twitter abbiamo creato insieme una comunità di discussione, uno spazio pubblico. E la trasmissione ne è stata completamente cambiata, diventando anche l’esperienza più intensa, difficile e bella di tutta la mia vita radiofonica.

Sono centinaia i blogger, i moderatori della rete, i tweep, i giornalisti e i fotografi che hanno fornito contenuti e racconti alla trasmissione – tutti i loro nomi e i loro pezzi originali sono segnalati nelle puntate d’archivio. Ma più di tutti sono stati importanti per me i tweep egiziani, epicentro di una narrazione non sempre lineare, non sempre facile, a volte dolorosa, ma le cui onde sono arrivate, mese dopo mese, piazza dopo piazza, risveglio dopo risveglio, fino alla città da cui trasmetto – e sento che continueranno a cambiarci ancora per molto tempo.

Durante l’estate continueremo a sentirci sulla timeline di Twitter, ci sentiamo con un’ora di musica tutti i lunedì pomeriggio alle 14, e qui sul blog posterò i podcast del settimanale estivo di cultura e rete, Anchorage, che andrà in onda ogni domenica alle 12.

Oggi per salutarvi due post simbolici; un ultimo post dal Cairo, dove si lotta ogni giorno per la transizione verso la piena democrazia; e la traduzione che mi avete chiesto del post di Bruce Springsteen con l’orazione funebre che ha pronunciato per Clarence Clemons. Buona estate a tutti.

La canzone di oggi era “Hard times” di Bruce Springsteen & the E Street Band (Stephen Foster)

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 1 lug 11.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

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