ritorno a Lulu

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(un manifestante vola fra i gas lacrimogeni a Manama, in Bahrain, foto via @justimage e @alhojairy)

Un anno fa oggi, dopo la caduta di Mubarak in Egitto, centinaia di migliaia di abitanti del piccolissimo Bahrain a maggioranza sciita occupavano la Rotonda della Perla a Manama, per chiedere riforme democratiche all’inflessibile monarchia sunnita. Lulu diventava così la piazza più partecipata (in proporzione al numero di abitanti) di tutto il mondo arabo. Ma la repressione del governo si è tradotta in sgomberi violenti, distruzione del monumento della Perla, ingresso delle truppe saudite nel paese, migliaia di arresti e licenziamenti di studenti, impiegati, insegnanti, medici, infermieri, impiegati del circuito di Formula Uno, scienziati, giornalisti, parlamentari, religiosi, sportivi di ogni disciplina, sottoposti a processi militari, incarcerazioni arbitrarie, torture. Con l’aperto controllo dell’Arabia Saudita e la tacita complicità degli Stati Uniti (che pagano al Bahrain un lauto affitto per alloggiarvi la loro Quinta Flotta e gli forniscono armi), nemmeno il rapporto della commissione internazionale sulle torture pubblicato a ottobre ha aperto la strada per le riforme. La divisione settaria cavalcata dal governo si è acuita, la giovane attivista Zeinab Alkhawaja (@angryarabiya) si trova per la terza volta in carcere (dopo che suo marito era stato appena liberato dopo dieci mesi di carcere, e mentre suo padre Abdulhadi Alkhawaja è in carcere da quasi un anno, sta facendo lo sciopero della fame, e ha scritto un appello alla Danimarca, paese dove ha a lungo vissuto da esule), e tutti i cortei notturni degli ultimi mesi sono stati repressi con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e pallini da caccia. Negli ultimi giorni i manifestanti, che erano sempre rimasti pacifici e avevano inventato alcune proteste simboliche come quella dei clacson, hanno cominciato ad appiccare incendi e lanciare molotov. In previsione dell’anniversario, il re ha di nuovo bloccato tutti i visti per i giornalisti stranieri, nonché i visti turistici all’ingresso. Migliaia di persone ieri, e gruppetti di giovani stamattina all’alba che hanno cercato di raggiungere quella che un tempo era Lulu correndo con le bandiere sono stati ricacciati indietro dai lacrimogeni, e si registrano già diversi feriti. La Boudaiya Highway è stata bloccata dalla polizia, Sitra isolata. Karen Leigh traccia per The Atlantic un profilo di Nabeel Rajab, direttore dle Centro per i Diritti Umani del Bahrain e l’unica guida degli attivisti ancora in libertà. Ben Quinn racconta per il Guardian del nuovo impiego di Peter Yates, cacciato da Scotland Yard per lo scandalo intercettazioni e oggi impiegato dal governo del Bahrain per coordinare in modo più efficente la polizia. Ken Silverstein per Salon aveva fatto a dicembre un’inchiesta sul lobbying mediatico del governo del Bahrain a Washington. Ma siccome paradossalmente gli Stati Uniti sono anche il paese che ha prodotto i migliori reportage sulle violazioni dei diritti umani in Bahrain, Middle East Voices lancia un sondaggio per i lettori americani su quello che vorrebbero dal loro governo riguardo alla vendita di armi al Bahrain. Amnesty International fa il quadro delle violazioni dei diritti umani nel paese. La Reuters aggiorna sulla discussione in seno alle squadre di Formula Uno sulla possibilità di cancellare anche quest’anno il Gran Premio del Bahrain. Matthew Cassel per AlJazeera racconta dei visti negati ai giornalisti. Qui trovate le risposte del briefing di ieri di Victoria Nuland del Dipartimento di Stato Americano su TUTTI i finanziamenti militari americani ai paesi arabi, nella parte finale la sua dichiarazione sul Bahrain.

? La canzone di oggi era “Which side are you on?” di Ani di Franco

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 14 feb 12p.mp3]

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2 Comments ritorno a Lulu

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  2. Pingback: Cos’è cambiato in Barhain? | fiore|blog

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