risposte di Edward Snowden al Parlamento Europeo, 7/3/2014

Edward Snowden ha risposto per iscritto alle interrogazioni della commissione d’inchiesta del Parlamento Europeo sulla sorveglianza di massa. Il 7 marzo 2014 il Parlamento Europeo ha pubblicato il testo integrale delle sue risposte qui.

Cristina Contini ha realizzato la traduzione integrale in italiano:

Dichiarazione introduttiva

Vorrei ringraziare il Parlamento Europeo per avermi invitato a fornire la mia testimonianza nell’ambito dell’inchiesta sui sistemi di sorveglianza elettronica dei cittadini dell’Unione Europea. I programmi di sorveglianza segreti dell’NSA, del GCHQ (l’equivalente britannico dell’NSA) e molti altri di cui siamo venuti a conoscenza nell’ultimo anno compromettono una serie di diritti fondamentali che, nel complesso, costituiscono la base delle società liberali.

Il dato di partenza che qualsiasi inchiesta deve prendere in considerazione è che, nonostante le pressioni politiche, nessun governo occidentale è riuscito a dimostrare che questi programmi sono necessari. Negli Stati Uniti i capi delle nostre agenzie di spionaggio hanno affermato di aver impedito 54 attacchi terroristici grazie alla sorveglianza di massa, ma due inchieste indipendenti della Casa Bianca, che hanno avuto accesso alle prove classificate su cui si basava quell’affermazione, hanno concluso che non era vero. Alla stessa conclusione è giunta una corte federale.

È molto utile esaminare i rapporti del governo statunitense. La più recente di queste indagini, eseguita dalla Privacy and Civil Liberties Oversight Board, la commissione per la supervisione della privacy e delle libertà civili della Casa Bianca, ha stabilito che il programma di sorveglianza di massa oggetto dell’inchiesta è inutile (non ha impedito nemmeno un attacco terroristico imminente) oltre che illegale. Per usare un tono meno diplomatico, hanno scoperto che gli Stati Uniti stanno utilizzando un programma di sorveglianza di massa illegale e che il maggior successo del programma è stato scoprire un tassista negli Stati Uniti che nel 2007 ha trasferito 8.500 dollari in Somalia.

Dopo aver osservato che anche questo minimo risultato, la scoperta di un trasferimento bancario illecito, sarebbe stato raggiunto senza la raccolta di dati di massa, la commissione ha richiesto che il programma illegale di sorveglianza di massa venga terminato. Purtroppo sappiamo dalla cronaca che il programma è attivo ancora oggi.

Credo che questo tipo di sorveglianza non serva a migliorare la nostra sicurezza, ma al contrario ci renda meno sicuri. Sprecando risorse preziose e limitate nella “raccolta di tutte le informazioni”, il risultato è un numero maggiore di analisti che cercano di interpretare un innocuo dissenso politico e un numero minore di agenti che seguono dei veri indizi. Credo che investire nella sorveglianza di massa a spese dei metodi tradizionali collaudati possa costare delle vite umane, e la storia ha dimostrato che i miei dubbi sono giustificati.

Nonostante le straordinarie intrusioni dell’NSA e dei governi degli stati dell’Unione Europea nelle comunicazioni private di tutto il mondo, nel 2009 Umar Farouk Abdulmutallab, l’attentatore con l’esplosivo nascosto nelle mutande, venne lasciato salire a bordo di un aeroplano che viaggiava dall’Europa agli Stati Uniti. Le 290 persone a bordo non furono salvate dalla sorveglianza di massa, ma dalla sua incompetenza che gli impedì di far esplodere il dispositivo. Quando nel novembre del 2009 persino il padre di Mutallab aveva avvisato il governo statunitense che quell’uomo era pericoloso, le nostre risorse erano occupate a monitorare i giochi online e a intercettare i ministri tedeschi. Nonostante un avvertimento così preciso, nessun agente fu incaricato di indagare su Mutallab. In compenso gli fu dato un visto per gli Stati Uniti.

Il monitoraggio di tutti gli americani da parte del governo degli Stati Uniti non è servito nemmeno a fermare gli attentatori di Boston. Nonostante l’avviso specifico ricevuto dai russi in merito a Tamerlan Tsarnaev, l’FBI fece solo una rapida indagine – ma fece tantissime inutili ricerche basate sul computer – e non riuscì a scoprire il complotto. 264 persone rimasero ferite e 3 morirono. Le risorse che si sarebbero potute utilizzare per una vera indagine erano state spese per monitorare i tabulati delle chiamate di tutte le persone in America.

Tutto questo non sarebbe dovuto succedere. Ho lavorato per la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti, per la National Security Agency e per la Defense Intelligence Agency. Amo il mio paese e credo che lo spionaggio serva per uno scopo fondamentale e debba continuare. Ho messo a repentaglio la mia vita, la mia famiglia e la mia libertà per raccontare la verità.

L’NSA mi ha autorizzato a monitorare le comunicazioni in tutto il mondo utilizzando i loro sistemi di sorveglianza di massa, dentro e fuori gli Stati Uniti. Con questi strumenti ho intercettato delle persone, sia in base all’Executive Order 12333 del Presidente degli Stati Uniti, sia in base all’FAA 702 del Congresso degli Stati Uniti d’America. Conosco i pro e i contro di questi sistemi e so cosa possono e non possono fare e vi dico che senza muovermi dal mio ufficio avrei potuto leggere le comunicazioni private di qualsiasi membro di questa commissione e di qualsiasi comune cittadino. Dichiaro sotto pena di falso giuramento che questa è la verità.

Società libere non dovrebbero investire per perseguire questi scopi. La sorveglianza di massa viola i nostri diritti, mette a rischio la nostra sicurezza e minaccia il nostro stile di vita.

Se, dopo aver stabilito che la sorveglianza di massa è illegale e inutile, il governo degli Stati Uniti continua a occuparsi di sorveglianza di massa, allora abbiamo un problema. In generale ritengo che il governo degli Stati Uniti sia affidabile, e spero che siate d’accordo con me. Questo solleva la questione che molte istituzioni legislative implicate nella sorveglianza di massa hanno cercato di evitare: se persino gli Stati Uniti violano consapevolmente i diritti di miliardi di innocenti, e non è un’esagerazione, solo per un “potenziale” beneficio di intelligence che non si è mai concretizzato, che cosa faranno gli altri governi?

Che ci piaccia o no, le norme internazionali di domani si costruiscono oggi, adesso, con il lavoro di istituzioni come questa commissione. Se gli stati liberali decidessero che ciò che interessa alle spie è più importante dei diritti dei cittadini, il risultato inevitabile sarebbero degli stati meno liberali e meno sicuri.

Grazie.

Ora risponderò alle domande ricevute. Tenete conto che non rivelerò nuove informazioni sui programmi di sorveglianza: limiterò la mia testimonianza alle informazioni rese pubbliche da alcuni organi di stampa fidati. Ribadisco inoltre la mia volontà di fornire testimonianza al Congresso degli Stati Uniti qualora decidesse di considerare incostituzionale la questione della sorveglianza di massa.

Relatore Claude Moraes, membro del Parlamento europeo, gruppo S&D (socialisti e democratici)

Dato che il centro di questa indagine sono gli effetti della sorveglianza di massa sui cittadini dell’UE, potrebbe approfondire l’entità della cooperazione che esiste tra l’NSA e gli stati membri dell’Unione Europea in termini di trasferimento e raccolta in massa di dati dei cittadini dell’UE?

– La stampa ha pubblicato svariati documenti della Direzione per gli affari esteri dell’NSA.

Una delle attività principali del FAD (Foreign Affair Division) dell’NSA è di fare pressioni o incentivare gli stati membri dell’UE a cambiare le leggi e consentire la sorveglianza di massa. I legali dell’NSA e del GCHQ britannico cercano nelle leggi e nelle protezioni costituzionali delle scappatoie da utilizzare per giustificare operazioni indiscriminate di sorveglianza autorizzate, nella migliore delle ipotesi inconsapevolmente, dai legislatori. Cercare di attribuirsi nuovi poteri a partire da leggi scritte in modo vago è una strategia intenzionale atta a evitare l’opposizione dell’opinione pubblica e la pressione dei legislatori sul rispetto dei vincoli imposti dalla legge. Questi effetti sono definiti in documenti a uso interno del GCHQ come un “dibattito pubblico controproducente”.

Di recente queste operazioni di “orientamento legale” del FAD sono avvenute in Svezia, nei Paesi Bassi e nella lontana Nuova Zelanda. La Germania ha subito pressioni per modificare la legge G-10 per soddisfare le richieste dell’NSA intaccando i diritti costituzionali dei cittadini tedeschi. Tutti questi paesi hanno ricevuto istruzioni dall’NSA, a volte a nome del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e di altri enti, su come diminuire le protezioni legali delle loro comunicazioni nazionali. Il risultato finale delle istruzioni dell’NSA è che viene intaccato il diritto dei comuni cittadini di non subire intromissioni senza garanzie e che vengono costruiti segretamente sistemi di sorveglianza di massa intrusiva all’interno di stati altrimenti liberali, spesso senza la piena consapevolezza dell’opinione pubblica.

Dopo aver annullato o ridotto le restrizioni legali contro la sorveglianza di massa incostituzionale, l’NSA incoraggia gli stati partner a eseguire “operazioni di accesso”. Queste operazioni vengono eseguite per accedere alle comunicazioni di massa dei principali provider di telecomunicazioni nelle relative giurisdizioni, in genere a partire da quelli che gestiscono il maggiore volume di comunicazioni. A volte l’NSA fornisce ai partner consulenza, tecnologia e hardware per assorbire questa enorme quantità di informazioni, in modo che sia possibile elaborare i dati e accedervi in tempi brevi. Anche in un paese delle dimensioni degli Stati Uniti, accedere ai circuiti di tre sole società può garantire l’accesso alle comunicazioni della maggior parte dei cittadini. Nel Regno Unito, Verizon, British Telecommunications, Vodafone, Global Crossing, Level 3, Viatel e Interoute collaborano tutte con il GCHQ per eseguire operazioni congiunte che vanno oltre la legalità. (http://www.theguardian.com/business/2013/aug/02/telecoms-bt-vodafone-cables-gchq)

Una volta che questo processo è stato avviato, risulta difficile per i cittadini di una nazione proteggere la privacy delle loro comunicazioni, mentre è molto semplice per i servizi di intelligence di quella nazione rendere le stesse comunicazioni disponibili all’NSA, anche senza averle condivise in modo esplicito. La natura della classificazione “NOFORN” (No Foreign Nationals) dell’NSA, insieme al fatto che gli accordi tra l’NSA e i partner stranieri hanno una clausola standard secondo cui non esiste alcun obbligo legale, fornisce all’NSA un mezzo per monitorare i cittadini dello stato partner senza informare il partner e al partner un mezzo di negabilità plausibile.

Il risultato è un vero bazar europeo in cui uno Stato membro dell’UE come la Danimarca può autorizzare l’NSA ad accedere alle proprie reti a patto che non siano raccolte informazioni su cittadini danesi, e così la Germania, a cui viene assicurata la privacy dei cittadini tedeschi. Ma i due punti d’accesso possono essere relativi allo stesso cavo, così l’NSA raccoglie comunicazioni sui cittadini tedeschi quando transitano in Danimarca e sui cittadini danesi quando transitano in Germania rispettando formalmente i patti con entrambi i paesi. Infine, i servizi segreti di tutti i governi degli stati membri dell’UE stanno vendendo l’accesso alle informazioni nazionali a NSA, GCHQ, FRA (Istituto nazionale di sorveglianza radio della difesa svedese) e simili, senza la minima consapevolezza di come il loro contributo stia rendendo possibile la creazione di un quadro sempre più ampio di sorveglianza di massa dei comuni cittadini.

Il Parlamento dovrebbe chiedere all’NSA e al GCHQ di negare che siano in corso intercettazioni delle comunicazioni dei cittadini dell’Unione Europea. L’assenza di una risposta precisa lascerebbe intendere che le relazioni attuali sono il risultato inevitabile della subordinazione dei diritti degli elettori alle prerogative delle agenzie di sicurezza nazionale. Una nazione sarà sicuramente soggetta a una sorveglianza non necessaria se permetterà alle sue spie di dettare la sua politica.

Il diritto a non subire intromissioni senza garanzie nella nostra sfera privata (vite, proprietà, pensieri e comunicazioni) fa parte dei diritti umani. Non viene concesso dai governi nazionali e non può essere revocato a loro discrezione. Non è consentito agli agenti di polizia di perquisire ogni abitazione a caso in cerca di prove di crimini non ancora scoperti. Allo stesso modo non dobbiamo consentire alle spie di intercettare ogni nostra comunicazione alla ricerca di indicazioni di attività potenzialmente dannose.

Potrebbe darci il suo parere sul contributo delle agenzie di intelligence degli stati membri dell’UE a queste operazioni e dirci che progressi hanno fatto rispetto all’NSA?

– Per non interferire con il lavoro dei giornalisti, posso solo dirvi che l’NSA non solo facilita e guida le agenzie degli stati membri dell’UE, ma condivide con loro anche sistemi e tecnologie di sorveglianza di massa. La differenza, ad esempio, tra NSA e FRA non riguarda la tecnologia, ma i mezzi a disposizione e le persone che vi lavorano. La tecnologia prescinde dalla nazionalità e l’efficacia dei sistemi di sorveglianza di massa prescinde dalla bandiera che sventola sul tetto dell’edificio.

Di tutte le attività di sorveglianza di massa, quale percentuale ricoprono i programmi di sorveglianza di massa già svelati dalla stampa? Esistono altri programmi non ancora svelati che avrebbero effetti sui diritti dei cittadini dell’UE?

– Esistono molti altri programmi non ancora svelati che hanno effetti sui diritti dei cittadini dell’UE, ma lascerò stabilire ai giornalisti, in coordinamento con i rispettivi governi, quali di questi possano essere rivelati al pubblico in sicurezza.

Relatore ombra Sophie Int’Veld, membro del Parlamento europeo, gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa)

Esistono procedure adeguate che consentano al personale dell’NSA di segnalare delle violazioni?

– Purtroppo no. In base alla cultura predominante all’interno della comunità dei servizi di intelligence degli Stati Uniti, una segnalazione di dubbi sulla legalità o correttezza dei programmi probabilmente farà sì che l’autore della segnalazione venga bollato come soggetto problematico. Difficilmente verrà messa in atto una riforma sostanziale di qualche tipo. Non dobbiamo dimenticarci che gli uffici legali di agenzie quali il GCHQ sapevano bene che molti di questi programmi sarebbero stati potenzialmente controversi. Secondo quanto riportato nei loro stessi documenti, la priorità degli organi di sorveglianza non è di garantire il pieno rispetto della legge e individuare i responsabili delle violazioni, ma piuttosto di evitare, cito testualmente, “un dibattito pubblico controproducente” per nascondere il fatto che certe aziende private siano andate “molto oltre” quanto viene loro legalmente richiesto e per evitare che i programmi dubbi vengano messi sotto inchiesta da parte dei tribunali. (http://www.theguardian.com/uknews/2013/oct/25/leaked-memos-gchq-mass-surveillance-secret-snowden)

In base alla mia esperienza personale, l’aver sollevato più volte dubbi riguardo a questioni legali e politiche con i miei colleghi e superiori ha provocato due tipi di reazioni.

Da un lato ho ricevuto avvertimenti chiari ma sussurrati a non smuovere le acque per paura di ritorsioni come quelle che hanno colpito ex talpe dell’NSA, come Wiebe, Binney e Drake. Tutti e tre segnalarono i loro dubbi tramite le procedure ufficiali e approvate e tutti e tre subirono perquisizioni armate da parte dell’FBI e minacce di incriminazione. Nella comunità dei servizi di intelligence, tutti sanno cosa succede a chi segnala dubbi riguardo operazioni illegali ma autorizzate.

Dall’altro ho ricevuto inviti altrettanto chiari ma più espliciti, in genere da parte di funzionari esperti, a lasciare che del problema si occupasse qualcun altro. Persino tra le persone più esperte dell’NSA a cui ho segnalato i miei dubbi, nessuno si ricordava un singolo caso in cui una segnalazione ufficiale avesse portato alla chiusura di un programma illegale. Anzi, tutti volevano evitare di essere associati in alcun modo a questo tipo di segnalazione.

Pensa di aver percorso tutte le opzioni possibili prima di decidere di rendere pubbliche le sue informazioni?

– Sì. Ho segnalato questi programmi chiaramente problematici a più di dieci diversi funzionari, nessuno dei quali è intervenuto in alcun modo. In qualità di dipendente di una società privata anziché del governo degli Stati Uniti, non avevo diritto alla protezione della whistleblower law, la legge statunitense che protegge gli informatori, e non sarei stato immune da ritorsioni e da sanzioni legali per aver rivelato, seguendo le procedure previste, informazioni classificate su violazioni delle leggi.

È importante ricordare che questa diversità di trattamento all’interno della legge non è frutto di un errore. La riforma delle leggi sugli informatori è stata fatta nel 2012, con il Whistleblower Protection Enhancement Act, in cui si è scelto  specificamente di escludere le agenzie di intelligence dalle coperture previste dallo statuto. Il Presidente Obama ha poi riformato un’importante norma esecutiva sugli informatori con la direttiva presidenziale 19 del 2012 che però non include i consulenti esterni delle agenzie di intelligence come me. Di conseguenza, alle persone come me non è rimasto alcun canale ufficialmente riconosciuto.

Ritiene che le procedure per le denunce da parte degli informatori siano state migliorate?

– No. Non c’è ancora stata una riforma sostanziale negli Stati Uniti e purtroppo il mio governo ha intrapreso una serie di azioni sproporzionate e persecutorie nei miei confronti. I funzionari del governo americano mi hanno dichiarato colpevole senza processo, hanno dichiarato sia in privato che a mezzo stampa che dovrei essere giustiziato o assassinato, hanno revocato il mio passaporto e mi hanno lasciato nella zona di transito di un aeroporto straniero per sei settimane. Hanno persino utilizzato le forze NATO per costringere ad atterrare l’aereo presidenziale di Evo Morales, il presidente della Bolivia, perché sospettavano che stessi cercando di rifugiarmi in America Latina.

Quali sono i suoi rapporti con le autorità russe e cinesi e sulla base di quali accordi le è stato concesso di soggiornare prima a Hong Kong e ora in Russia?

– Non ho rapporti con nessuno dei due governi.

Relatore ombra Jan Philipp Albrecht, membro del Parlamento europeo, gruppo dei Verdi

C’è un modo in cui possiamo aiutarla? Cerca asilo politico nell’Unione Europea?

– Se volete aiutarmi, aiutate tutti: dichiarate che la raccolta indiscriminata di massa di dati privati da parte dei governi rappresenta una violazione dei nostri diritti e deve terminare. Quello che succede a me come persona è meno importante di quello che succede ai nostri diritti comuni.

Per quanto riguarda l’asilo politico, sto effettivamente cercando asilo nell’Unione Europea, ma non ho ancora ricevuto una risposta positiva alle richieste che ho inviato a vari stati membri dell’UE. Alcuni parlamentari mi hanno detto che gli Stati Uniti, cito testualmente, “non permetteranno” ai partner europei di concedermi asilo. Questo è il motivo per cui la vostra recente risoluzione sull’asilo politico ha incontrato tanta misteriosa resistenza. Accetterei volentieri offerte di transito sicuro o di asilo permanente, ma riconosco che questo richiederebbe un atto di coraggio politico straordinario.

Conferma gli attacchi informatici da parte dell’NSA o di altre agenzie di intelligence a istituzioni dell’UE, provider di telecomunicazioni come Belgacom e SWIFT o altre società nell’UE?

– Sì. Non voglio anticipare il lavoro dei giornalisti, ma posso confermare che tutti i documenti resi noti finora sono autentici e non modificati. Questo significa che le presunte operazioni contro Belgacom, SWIFT, l’UE in quanto istituzione, le Nazioni Unite, UNICEF e altri, basate sui documenti che ho fornito, sono accadute realmente. Mi aspetto che in futuro verranno svelate operazioni simili che interessano molti altri cittadini comuni.

Relatore ombra Cornelia Ernst, membro del Parlamento europeo, gruppo GUE (Sinistra Unitaria Europea)

Secondo lei, le misure di sorveglianza da lei svelate, fino a che punto possono essere giustificate dalla sicurezza nazionale e, in base alla sua esperienza, le informazioni vengono utilizzate per fare spionaggio economico? Cosa si potrebbe fare per risolvere la questione?

– La sorveglianza contro obiettivi specifici, per motivi indiscutibili di sicurezza nazionale e nel rispetto dei diritti umani è senza dubbio lecita. Purtroppo c’è stato un aumento della discutibile pratica della sorveglianza senza obiettivi specifici per motivi non legati alla sicurezza nazionale. Di recente, il primo ministro australiano, colto in flagrante nel più lampante scandalo di spionaggio economico, ha cercato di sostenere che il prezzo delle sigarette ai chiodi di garofano e dei gamberetti indonesiani fosse una “questione di sicurezza”. Questo indica che i governi non cercano nemmeno più di assicurare che le loro attività di intelligence siano giustificate, proporzionate e soprattutto abbiano dei responsabili. Dobbiamo essere consapevoli che le nostre azioni creano dei precedenti.

Il GCHQ britannico ne è il principale esempio, a causa di quello che viene definito un “sistema di sorveglianza leggera”, che è un modo burocratico per dire che le loro attività di spionaggio sono meno limitate di quanto dovrebbero (http://www.theguardian.com/uk/2013/jun/21/legal-loopholes-gchq-spy-world). Da quando questo sistema è stato svelato, abbiamo saputo che il GCHQ intercetta e archivia su base regolare quantità senza precedenti di comunicazioni dei cittadini comuni sia all’interno che all’esterno dell’UE (http://www.theguardian.com/uk/2013/jun/21/gchq-cables-secretworld-communications-nsa). Nessun argomento potrebbe convincere un tribunale che queste attività siano necessarie e proporzionate ed è per questo che tali attività vengono tenute al riparo dalle inchieste dei tribunali.

Negli Stati Uniti esiste un tribunale segreto, la Foreign Intelligence Surveillance Court (Corte sulla sorveglianza e l’intelligence straniera), noto per favorire solo le argomentazioni del governo. Nel corso di 33 anni, di circa 34.000 richieste governative, il tribunale segreto ne ha respinte solo 11. Dovrebbe sollevare gravi perplessità per questa commissione, e per la società, che i legali del GCHQ si considerino fortunati di non dover subire tale pesante sistema di sorveglianza, che respinge ben 11 richieste su 34.000. Se questa si definisce sorveglianza pesante, mi chiedo in cosa consiste la “sorveglianza leggera” del GCHQ.

Vediamolo nel dettaglio. Siamo venuti a conoscenza solo pochi giorni fa del fatto che il GCHQ ha intercettato un famoso servizio di Yahoo per raccogliere immagini delle webcam nelle case dei cittadini. Circa il 10% di queste immagini contenevano nudità o attività intime (http://www.theguardian.com/world/2014/feb/27/gchq-nsa-webcam-images-internet-yahoo). Nella stessa inchiesta, i giornalisti rivelano che questo tipo di dati delle webcam era ricercabile tramite il sistema XKEYSCORE dell’NSA. Questo significa che il “sistema di sorveglianza leggera” del GCHQ era utilizzato non solo per raccogliere dati di massa che sono chiaramente di scarso valore per l’intelligence e molto probabilmente violano le leggi dell’UE, ma per scambiare i dati con i servizi stranieri senza la consapevolezza o il consenso degli elettori di altri paesi.

L’anno scorso siamo venuti a conoscenza del fatto che alcuni partner del GCHQ, in questo caso l’NSA, avevano tentato di utilizzare le informazioni riguardo all’accesso a materiale sessualmente esplicito da parte di membri di organizzazioni religiose integraliste al fine di distruggere la loro reputazione e screditarli. Queste informazioni erano proprio dello stesso tipo di quelle che stava raccogliendo il GCHQ (http://www.huffingtonpost.com/2013/11/26/nsa-porn-muslims_n_4346128.html). La classificazione “Release to Five Eyes” di questo report (destinato ai cinque stati Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti) del 2012 rivela che il governo britannico era a conoscenza dell’intento dell’NSA di utilizzare il materiale sessualmente esplicito a questo scopo. Questo è indice di una collaborazione sempre più stretta e aggressiva. Nessuno di questi integralisti religiosi era sospettato di coinvolgimento in complotti terroristici: erano stati individuati sulla base delle loro opinioni politiche e del loro attivismo, in quanto parte di una classe definita “radicalizzatori” dall’NSA.

Chissà se i membri di questa commissione hanno mai difeso una posizione che l’NSA, il GCHQ o i servizi segreti di uno stato membro dell’UE potrebbero interpretare come “radicale”. Se foste individuati come obiettivo sulla base delle vostre opinioni, lo sapreste? Se cercassero di screditarvi sulla base delle vostre comunicazioni private, potreste scoprire il colpevole e dimostrare chi è? Contro chi fareste ricorso?

E voi siete parlamentari. Provate a immaginare l’effetto di queste attività contro cittadini comuni senza poteri, privilegi o risorse. Credete che queste attività siano necessarie, proporzionate e riguardino indiscutibilmente la sicurezza nazionale?

Qualche settimana fa siamo venuti a conoscenza del fatto che il GCHQ ha assunto degli scienziati per studiare il modo di creare delle divisioni tra gli attivisti e sfavorire i gruppi politici, ha tentato di screditare e distruggere delle aziende private e di infiltrare consapevolmente informazioni non veritiere per falsare il dibattito civile (https://firstlook.org/theintercept/2014/02/24/jtrig-manipulation/).

Per rispondere direttamente alla sua domanda, sì, la sorveglianza globale viene utilizzata quotidianamente a scopo di spionaggio economico. Uno dei principali obiettivi della comunità di intelligence degli Stati Uniti è lo spionaggio economico e questo non è più un segreto a Washington.

A settembre siamo venuti a conoscenza del fatto che l’NSA aveva preso di mira e intercettato i principali operatori mondiali di transazioni finanziarie, quali Visa e SWIFT. Nei documenti pubblicati si legge che hanno fornito “informazioni personali dettagliate” e persino dati che “non riguardano i nostri obiettivi” (http://www.spiegel.de/international/world/spiegel-exclusive-nsa-spies-on-international-banktransactions-a-922276.html). Questi documenti sono autentici e non modificati, cosa che la stessa NSA non ha mai messo in discussione.

Nel mese di agosto siamo venuti a conoscenza del fatto che l’NSA aveva preso di mira l’azienda petrolifera Petrobras (http://g1.globo.com/fantastico/noticia/2013/09/nsa-documents-show-united-states-spiedbrazilian-oil-giant.html). È solo il primo di un lungo elenco di obiettivi statunitensi nel campo energetico.

Ma dobbiamo dire chiaramente che queste attività non si limitano all’NSA o al GCHQ. Il DSD australiano ha preso di mira Sri Mulyani Indrawati, ministro delle finanze e direttore generale della Banca Mondiale (http://www.theguardian.com/world/2013/nov/18/australia-tried-to-monitor-indonesianpresidents-phone). Report dopo report è stato svelato che erano stati presi di mira i summit del G-8 e del G-20. La sorveglianza di massa è stata utilizzata anche contro un summit sui cambiamenti climatici.

Recentemente i governi hanno cambiato le loro argomentazioni e sono passati dal sostenere che utilizzano la sorveglianza di massa solo a scopi di “sicurezza nazionale” al più nebuloso “validi scopi di intelligence straniera”. Suggerisco a questa commissione di considerare questo passaggio retorico come un tacito riconoscimento da parte dei governi che hanno oltrepassato il confine delle attività giustificabili. Tutti i paesi ritengono “validi” i propri “scopi di intelligence straniera”, ma questo non li rende automaticamente validi. Se siamo preparati a condannare lo spionaggio economico dei nostri concorrenti, dobbiamo essere preparati a fare la stessa cosa con i nostri alleati. Una pace duratura si fonda sulla correttezza reciproca.

La comunità internazionale deve trovare degli standard comuni di comportamento e investire collettivamente nello sviluppo di nuovi standard tecnologici per difendersi dalla sorveglianza di massa. Ci basiamo su sistemi comuni e i francesi non saranno protetti dalla sorveglianza di massa finché non lo saranno anche gli americani, gli argentini e i cinesi.

La notizia positiva è che esistono delle soluzioni. La debolezza della sorveglianza di massa sta nel fatto che è molto semplice renderla più costosa grazie a dei cambiamenti negli standard tecnologici: la crittografia pervasiva end-to-end può facilmente rendere impossibile una sorveglianza indiscriminata efficiente. Di conseguenza, i governi tornerebbero alla sorveglianza tradizionale, orientata a specifici individui sospetti. I governi non possono rischiare che le loro imprese vengano scoperte lanciando attacchi a tutti i processori all’estremità di una connessione di rete ovunque nel mondo. La sorveglianza di massa, la sorveglianza passiva, si basa su comunicazioni non crittografate o scarsamente crittografate a livello di rete globale.

Se ci fosse stata una migliore supervisione indipendente e pubblica delle agenzie di intelligence, pensa che si sarebbe potuto impedire questo tipo di sorveglianza di massa? Quali condizioni dovrebbero essere soddisfatte sia a livello nazionale che internazionale?

– Sì, gli errori che ci hanno portato a questo punto si sarebbero potuti evitare con una migliore supervisione e seguendo il principio che la difesa è sempre più importante dell’offesa in materia di intelligence nazionale. L’indebolimento intenzionale degli standard di sicurezza comuni su cui tutti facciamo affidamento è un atto contro il bene pubblico.

La supervisione delle agenzie di intelligence dovrebbe essere sempre eseguita dai partiti dell’opposizione, come nei normali modelli democratici, in quanto hanno sempre più da perdere in uno stato di sorveglianza. Inoltre c’è bisogno di una migliore protezione dei whistleblower e di un rinnovato riconoscimento dell’importanza dell’asilo politico internazionale. Si tratta di tutele importanti che proteggono i nostri diritti umani collettivi quando le leggi dei governi nazionali falliscono.

I governi europei, che tradizionalmente sono stati campioni dei diritti umani, non devono avere timore a sostenere il diritto di asilo politico contro accuse politiche, di cui lo spionaggio è sempre stato il tipico esempio. Il giornalismo non è un crimine, è la base delle società libere e informate e nessuna nazione dovrebbe delegare ad altre la difesa dei diritti dei suoi cittadini.

Relatore ombra Axel Voss, membro del Parlamento europeo, gruppo EPP (Partito Popolare Europeo)

Perché ha scelto di rendere pubbliche le sue informazioni?

– Leggi segrete e corti segrete non possono autorizzare attività incostituzionali per decreto. Inoltre la classificazione non può essere utilizzata per nascondere alla pubblica opinione una violazione ingiustificata e imbarazzante dei diritti umani. Se è necessaria la sorveglianza di massa di cittadini innocenti, deve essere autorizzata a seguito di un dibattito informato e con il consenso della cittadinanza all’interno di uno schema di leggi la cui discussione, nelle controversie tra governo e società civile, avviene all’interno dei tribunali.

Il fatto che i nostri governi non siano neanche oggi disponibili ad acconsentire a una revisione indipendente delle politiche che stanno alla base della sorveglianza di massa di individui innocenti evidenzia come essi stessi siano consapevoli dell’illegalità di questi programmi. Questa è la prova più schiacciante a dimostrazione che le mie azioni sono giuste, più di qualsiasi parola che potrei mai scrivere.

Pensa di aver percorso tutte le opzioni possibili prima di decidere di rendere pubbliche le sue informazioni?

– Sì. Ho segnalato questi programmi chiaramente problematici a più di dieci diversi funzionari, nessuno dei quali è intervenuto in alcun modo. In qualità di dipendente di una società privata anziché del governo degli Stati Uniti, non avevo diritto alla protezione della whistleblower law, la legge statunitense che protegge gli informatori, e non sarei stato immune da ritorsioni e da sanzioni legali per aver rivelato, seguendo le procedure previste, informazioni classificate su violazioni delle leggi.

È importante ricordare che questa diversità di trattamento all’interno della legge non è frutto di un errore. La riforma delle leggi sugli informatori è stata fatta nel 2012, con il Whistleblower Protection Enhancement Act, in cui si è scelto  specificamente di escludere le agenzie di intelligence dalle coperture previste dallo statuto. Il Presidente Obama ha poi riformato un’importante norma esecutiva sugli informatori con la direttiva presidenziale 19 del 2012 che però non include i consulenti esterni delle agenzie di intelligence come me. Di conseguenza, alle persone come me non è rimasto alcun canale ufficialmente riconosciuto.

È consapevole del fatto che le sue rivelazioni potrebbero mettere a rischio la vita di innocenti e ostacolare gli sforzi nella lotta globale contro il terrorismo?

– In realtà nessun governo ha presentato una sola prova del fatto che anche una sola vita umana sia stata messa a rischio dalle pluripremiate inchieste giornalistiche a cui la sua domanda fa riferimento.

Le attuali rivelazioni sulla sorveglianza impropria e illegale sono il prodotto di una collaborazione tra le principali testate giornalistiche mondiali e i governi nazionali. La invito a dimostrarmi che uno di questi governi abbia acconsentito alla pubblicazione di informazioni considerate pericolose. Se così fosse, lei finirebbe sulla prima pagina di tutti i giornali.

È stato contattato dai servizi segreti russi?

– Certo. E lo avrebbero fatto anche i servizi segreti di Andorra se ne avessero avuto la possibilità: è il loro lavoro.

Ma non ho portato con me nessun documento da Hong Kong. Sicuramente sono rimasti delusi, ma i servizi segreti capiscono in fretta quando è inutile insistere. Inoltre sono sempre stato accompagnato da un’impavida giornalista armata di uno dei più forti megafoni al mondo, che è come la kryptonite per le spie. Di conseguenza abbiamo trascorso 40 giorni intrappolati in un aeroporto invece di dormire su una montagna di soldi in attesa di poter festeggiare. Ma ne siamo usciti a testa alta.

Per la cronaca, vorrei anche aggiungere che il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente ammesso che non esiste alcuna prova di un rapporto tra me e i servizi segreti russi.

Chi finanzia attualmente la sua vita?

– Io.

Relatore ombra Timothy Kirkhope, membro del Parlamento europeo, gruppo ECR (Conservatori e riformisti europei)

Lei ha precedentemente dichiarato che vorrebbe che le agenzie di intelligence fossero più responsabili nei confronti dei cittadini. Perché crede che questa responsabilità non debba applicarsi a lei? Prevede di tornare negli Stati Uniti o in Europa per affrontare le accuse e rispondere alle domande in una sede ufficiale e acquisire lo status ufficiale di whistleblower?

– Con tutto il rispetto, le ricordo che la responsabilità non esiste senza un’adeguata legge in materia. Anche Deutsche Welle ha parlato dell’evidente disparità nella legge statunitense che mi ha privato di vitali protezioni legali solo in base al mio status di dipendente di una società privata anziché del governo (http://www.dw.de/us-whistleblower-laws-offerno-protection/a-17391500). Sicuramente nessuno della commissione ritiene che la validità dei diritti politici di una persona debba dipendere dal suo datore di lavoro.

Fortunatamente viviamo in un mondo globale e interconnesso in cui, se una legge nazionale si dimostra sbagliata, come in questo caso, le leggi internazionali garantiscono un altro livello di tutela. Inoltre l’istituzione dell’asilo politico fornisce la possibilità di avere un processo a individui che altrimenti ne verrebbero privati. A fronte della straordinaria campagna di persecuzione nei miei confronti da parte del governo degli Stati Uniti sulla base delle mie opinioni politiche (tra cui le ricordo l’atterraggio forzoso dell’aereo del presidente della Bolivia da parte di stati membri dell’UE), un numero sempre maggiore di governi nazionali ha dichiarato che la concessione dell’asilo politico è legale e appropriata.

I sondaggi tra i cittadini europei indicano che, oltre a me, molte altre persone sperano che i governi dell’UE dichiarino che la segnalazione di gravi violazioni debba essere protetta.

Prevede di pubblicare altri file e ha rivelato o le è stato chiesto di rivelare alle autorità cinesi o russe informazioni sul contenuto di questi file o nomi in essi contenuti?

Come precedentemente detto, esistono molti altri programmi non ancora svelati che avrebbero effetti sui diritti dei cittadini dell’UE, ma lascerò stabilire a giornalisti fidati, in coordinamento con i rispettivi governi, quali di questi possano essere svelati con sicurezza al pubblico. Non ho rivelato informazioni a nessuno, eccetto a quei giornalisti.

Grazie.

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