riparare le reti

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Oggi l’Europarlamento ha assegnato il premio Sakarov per la libertà di pensiero. Il premio va a Mohamed Bouazizi, il ragazzo che si diede fuoco a Sidi Bouzid innescando la primavera araba; ad Asmaa Mahfouz, cyberattivista del movimento 6 aprile egiziano; al disegnatore satirico Ali Ferzat picchiato dalle forze di sicurezza siriane; al dissidente libico Ahmed al Senussi, 77 anni di cui 31 passati nelle carceri di Gheddaf; e all’avvocatessa siriana Razan Zeitouneh, 34 anni, già premio Anna Politkovskaya a Ferrara pochi giorni fa.

Tre giorni fa gli occupanti di Zuccotti Park a New York, che hanno sempre dichiarato di ispirarsi all’occupazione di piazza Tahrir, annunciavano che il teach-in del giorno, cioè la lezione pubblica già praticata dal Nobel per l’economia Stiglietz e da molti altri ospiti nel primo mese di occupazione, stavolta sarebbe stato condotto da tre esponenti di punta del movimento egiziano 6 aprile – Ahmed Maher, Asmaa Mahfouz, Esram Abdel Fattah e Bassem Fathy. I tre sono in visita negli Stati Uniti e hanno parlato della loro esperienza di sit-in ai manifestanti di Occupy Wall Street. Contemporaneamente, sulla costa ovest, OccupySanFrancisco era in attesa di un altro ospite dell’avanguardia rivoluzionaria egiziana, l’attivista Alaa Abdel Fattah, inventore dei tweetnadwa, che approfittando di un invito a una conferenza sui diritti umani, teneva anche una conferenza per gli occupanti. Durante uno scalo fra voli interni negli Stati Uniti, Alaa ha ricevuto una notizia inquietante dal Cairo. In sua assenza è stato recapitato a casa sua un mandato di comparizione con cui l’esercito lo convoca insieme ad altri due attivisti di Jan25 davanti al tribunale militare. La ragione sul momento non era chiara e Alaa ha chiesto ai suoi avvocati di investigare, impegnandosi ad aggiornare le 50mila persone che lo seguono su Twitter. Atterrato a San Francisco, ha scoperto che la ragione del mandato di comparizione sarebbe “incitamento alla rivolta” nella notte del massacro perpetrato dai militari sui copti riuniti in manifestazione il 9 ottobre. Alaa era fra i manifestanti musulmani che scortavano i copti – ferito negli scontri e ricoverato, si era fatto carico in ospedale di incontrare le famiglie degli uccisi e aiutarle con le pratiche legali legate alle autopsie e alle denunce, un momento di intenso dolore che aveva descritto su Twitter. Kristen Chick del Christian Scienze Monitor, testimone oculare del massacro di quella notte, ha scritto un post sul mandato per gli attivisti.

Qualche giorno fa, Alaa aveva invece twittato un messaggio in vista delle manifestazioni internazionali del 15 ottobre: “compagni, anche se la nostra battaglia è più sanguinosa, sappiamo che la vostra è più difficile”. E mentre lui parlava agli occupanti di San Francisco in attesa di conoscere il suo destino quando rientrerà al Cairo domenica, #25Jan sfilava in un corteo di solidarietà davanti alla sede del carcere militare, dove i processi per corte marziale sui civili proseguono indisturbati da 6 mesi, mentre i poliziotti che uccisero Khaled Said vengono condannati a 7 anni di prigione per omicidio preterintenzionale. Stanotte Alaa era alla manifestazione di Occupy San Francisco, nella quale è confluita, via treno, gran parte di OccupyOakland violentemente sgomberata dalla polizia qualche notte fa. Intanto in rete è comparso un messaggio – “dai compagni del Cairo per OccupyWallStreet”, una lettera collettiva dalla rivoluzione egiziana ai manifestanti americani, che sottolinea che i fondamenti delle proteste arabe e di quelle occidentali sono molto simili – equità sociale, lavoro, rispetto e distribuzione corretta delle risorse, valore delle regole democratiche e lotta alla corruzione – ma soprattutto, riconquista di spazi pubblici da riempire di vita. Abbiate cura degli spazi che occupate, coltivateli, mentre lasciate che i confini della vostra protesta si espandano – si legge nella lettera – In fondo, chi li ha resi quello che sono se non i lavoratori? Chi ha costruito queste piazze, questi parchi, questi edifici? Il lavoro di chi li ha resi concreti e vivibili? Reclamare quegli spazi e averne cura con correttezza e senso di responsabilità è prova sufficiente della legittimità della vostra protesta.”

? Le musiche di oggi erano “East Harlem” di Beirut e “If not for you” di George Harrison

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 27 ott 11p.mp3]

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