radio free libia

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Mentre la Libia in transizione patisce prima di tutto il problema del disarmo, e i comandanti dell’NTC di Tripoli vengono duramente criticati per aver disperso una manifestazione in città, già da prima dell’uccisione di Gheddafi si pensava a come organizzare il futuro panorama dei media indipendenti. I libici hanno vissuto per molti anni in una bolla attentamente controllata in cui si parlava solo arabo, la tv di stato e i pochi canali satellitari erano controllati dalla famiglia Gheddafi, l’inglese e le notizie dall’estero venivano fortemente censurate, e le uniche fonti indipendenti erano i citizen journalist come Mohamed Nabbous, ucciso a Benghazi poche ore prima del primo bombardamento Nato. Adesso si apre uno scenario che fa della Libia anche un nuovo mercato dell’informazione. I primi a capirlo sono stati i qatarini – il Qatar era già coinvolto nei bombardamenti Nato come supporto aereo, sta cercando di giocare un ruolo diplomatico nella risoluzione delle crisi in Siria e Yemen, ed è la patria di Al Jazeera. Come raccontava The National già a settembre, una delegazione del Doha Center for Media Freedom ha lavorato per mesi all’addestramento e riorganizzazione di reporter e blogger libici in vista della liberazione. A lavorare all’addestramento dei reporter libici anche Brian Conley di Small World News, già da marzo, che spiega il suo lavoro a Elizabeth Jackson. E ora, dopo la liberazione, il canale radiofonico di Alhura ha lanciato il primo talk show in inglese della storia della Libia, il Free Talk Show; David Mac Dougall della Associated Press ha parlato con uno dei due conduttori, Rio (qui l’audioboo originale della loro conversazione)

? Le musiche di oggi erano “Blue is my heart” di Holly Williams e “Miles on a car” di Rachael Yamagata

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 9 nov 11p.mp3]

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1 Comment radio free libia

  1. Mic

    La Libia “libera” entra nel MERCATO dell’informazione… finalmente, mission accomplished! Anche se mi sembra che l’informazione “indipendente” libica abbia già svolto egregiamente il suo compito, quello di stimolare e giustificare l’aggressione NATO.

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