per niente facile

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Sulla nostra timeline di Twitter potete continuare a seguire le rivolte arabe, e in questi giorni anche la Freedom Flotilla e altri argomenti. Entriamo oggi nell’ultima settimana di Alaska per questa stagione, ma la timeline su Twitter resterà aggiornata durante l’estate, e posterò qui i contenuti e i podcast del programma settimanale estivo, che avrà inizio domenica 10 luglio.

Fra tre giorni è previsto l’inizio di presunti colloqui di riconciliazione con l’opposizione in Bahrain (i cui leader sono quasi tutti in carcere, mentre all’altro capo del tavolo siederà un uomo notoriamente implicato in casi di tortura), e intanto la situazione dei rapporti fra Stati Uniti e Bahrain si complica, anche solo semplicemente perché il mondo è piccolo, e i casi delle centinaia di lavoratori licenziati in questi mesi per aver aderito alle manifestazioni per le riforme hanno finito per infrangere proprio l’accordo di libero scambio fra Usa e Bahrain (la maggior parte delle grandi imprese che gestiscono i cantieri edili del paese, per esempio, sono inglesi o americane, con manodopera del posto o immigrata). E cosa fa ora il governo del Bahrain per tutelarsi? Assolda un grande studio legale americano, naturalmente. Qui il post di Farah Halime per The National. Intanto, non solo in Bahrain, si registra un’impennata nei suicidi dei lavoratori e lavoratrici migranti.

La questione di processi nazionali o internazionali ai vecchi leader macchiatisi di crimini contro l’umanità è centrale alla discussione in molti paesi arabi che si sono sollevati in questi mesi. La Tunisia ha processato e condannato Ben Ali, l’Egitto tentenna dopo aver incarcerato Mubarak, Saleh e Assad potrebbero restare nel mirino della legge internazionale se non prevalgono interessi nazionali che vogliono altrimenti. Ieri la notizia del mandato di arresto internazionale per Gheddafi, per uno dei suoi figli e per il capo dell’intelligence libica, emesso dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia, presieduta dal procuratore generale Luis Moreno-Ocampo. Festeggiata a Benghazi come un altro passo verso la caduta del regime (mentre i bombardamenti Nato sembrano protrarsi senza risultati apprezzabili), questo tentativo di perseguire Gheddafi per crimini contro l’umanità ha tutta una serie di peculiarità legali che lo rendono speciale, e sembra improbabile che potrà essere implementato a breve. Quasi due mesi fa, sul blog enoughgaddafi, Mariam Elhadri si avventurava fra i cavilli e i precedenti della legge internazionale.

? La canzone di oggi era “Slow was my heart” di Richard Ashcroft

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 28 giu 11.mp3]

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