#OccupyHarvard

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

A novembre, nello scetticismo generale, era partito un rivolo un po’ imprevedibile di OccupyWallStreet che si chiama OccupyHarvard. Sebbene molti credano che la prestigiosa università americana sia un nido per i privilegiati del cosiddetto 1%, e gran parte delle sue attività e finanziamenti sia collegata all’elite finanziaria americana, in realtà il 60% dei suoi studenti vi accede grazie a una borsa di studio. L’Università e i suoi servizi amministrativi stanno subendo una forte ristrutturazione, con vari effetti su personale docente e bibliotecario e sul corpo degli studenti. Qui trovate la disincantata descrizione di OccupyHarvard postata a novembre da Dylan Matthews per Salon. Qui il blog di OccupyHarvard con tutti gli aggiornamenti e i materiali. Oggi molte delle iniziative, che vengono discusse nel quartier generale improvvisato della caffetteria Lamont, si stanno concentrando a difesa dei servizi della biblioteca universitaria (il cui patrimonio è di importanza mondiale), che da una parte affronta il lavoro per la massiccia digitalizzazione in corso in tutte le grandi biblioteche e archivi degli Stati Uniti, e dall’altra subisce continui tagli del personale specializzato secondo un piano di ristrutturazione gestito dal cosiddetto “Transition Team”, i cui scopi conclusivi non sono ancora completamente noti. Nell’era dei blog degli Occupy, è facile mostrare a tutti la lettera di una bibliotecaria specializzata, Lisa Carper, che sembra quasi parlare a nome dei bibliotecari di tutto il mondo.

? La canzone di oggi era “Goodbye” di Emmylou Harris

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 23 feb 12.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.