occupy my heart

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

A livello dei marciapiedi e delle piazze, il movimento Occupy si è spesso scontrato con le minuzie del confronto quotidiano con le forze dell’ordine, le regole sull’occupazione degli spazi pubblici, le ridicole restrizione americane al diritto di manifestazione, e la sfiducia nell’impegno in prima persona. Ma a livello politico e filosofico, il suo messaggio è diventato enormemente rilevante nel dibattito politico americano, nel linguaggio (pensiamo all’1%, o al 47% per cento su cui è scivolato Mitt Romney in campagna elettorale, o al taboo sulla “redistribuzione della ricchezza” che invece ha invaso i talkshow) e nell’esperienza civica. Occupy Sandy è l’ultimo, straordinario esperimento di protezione sociale dal basso messo in campo da Occupy nelle zone dell’area di New York più colpite dall’uragano Sandy, con un altissimo livello di organizzazione. Quinn Norton, esempio di “embedding” giornalistico nel movimento Occupy, traccia un bilancio della sua esperienza oggi su Wired, e intanto Occupy Sandy diventa un esperimento di piattaforma social narrativa, con Sandy Storyline, che integra l’esperienza di Cowbird (a sua volta profondamente legata dalla nascita a Occupy).

La canzone di oggi era “Manhattan” di Cat Power

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_13_12_2012.mp3]

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