non è finita finché non è finita

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(stanotte a Tahrir, foto di Nasser Nasser/AP)

Mentre scrivo si protrae da 15 ore una delle più violente battaglie di piazza Tahrir fra manifestanti e polizia dall’inizio della rivoluzione. Tutto è cominciato ieri sera fra le 18 e le 20 ora egiziana con uno strano spostamento di camionette della polizia e il tentativo di deviare verso un’altra sede una parte delle famiglie dei martiri della rivoluzione che da giorni protestavano pacificamente con un sit-in davanti alla sede della tv di stato a Maspero, furiose per il terzo rinvio consecutivo del processo ai funzionari del ministero degli interni responsabili delle morti dei loro cari. Uno scavalcamento dei manifestanti che li accompagnavano al cancello del teatro dove erano state dirottate le famiglie, un primo lancio di sassi da parte di persone in borghese ancora non identificate, ed è scoppiato l’inferno. La polizia ha attaccato i manifestanti con i gas lacrimogeni – lanci “a pioggia” secondo i giornalisti presenti sul posto, che sarebbero durati tutta la notte – mentre i manifestanti rispondevano con lanci di sassi e pietre prese dai marciapiedi. Circa cinquemila persone sono quindi confluite in pza Tahrir per far arretrare la polizia, e gli scontri sono durati tutta la notte; bilancio finora, 1 morto,  più di 600 feriti, almeno 9 arresti confermati, partenze impedite alle ambulanze da parte della polizia, spari in aria, utilizzo di proiettili di gomma. Questa mattina il derby cittadino di calcio è stato rimandato e poi riconfermato per motivi di ordine pubblico, e i manifestanti – che mentre scrivo sono riuniti a migliaia davanti al Ministero degli Interni per chiedere le dimissioni del facente funzioni di capo di governo maresciallo Tantawi – temono che gli ultrà si uniscano agli scontri di piazza. Per quanto abbiano protetto con cordoni i bancomat e le vetrine dei negozi, hanno anche la sensazione che il resto della città interpreti la battaglia come un episodio di disordine o vandalismo. Le centinaia di attivisti tweep del Cairo (reduci da tre incontri assembleari durante la giornata, quello con i partiti per l’avvio alle elezioni, quello sull’elaborazione delle proposte per la futura Costituzione, e il loro primo tweetup), a cui si è unita per la prima volta la presenza sul posto di due reporter che hanno seguito le rivolte del Cairo come Andy Carvin e Dima Khatib, hanno costruito, in mezzo alle pietre e ai primi soccorsi, una narrazione collettiva stupefacente su Twitter, con l’aggiunta di foto e video in tempo reale. Qui la timeline di Alaska su Twitter, qui lo storify su chirpstory della cronologia dei tweet di questa notte, qui il Post, qui AlJazeera, qui il post di The Lede del New York Times, qui il post di stamattina all’alba di Gigi Ibrahim (che è stata la prima ieri sera a twittare che c’era qualcosa di strano in come veniva gestito il sit-in delle famiglie dei martiri a Maspero), qui l’intervista che ha dato Gigi al live blog del Guardian, qui il reportage di Jack Shenker del Guardian che era sul posto, qui il post di Dima Khatib che aveva seguito la settimana di sit-in delle famiglie dei martiri e il terzo rinvio del processo ai mandanti del 28 gennaio.

? La canzone di oggi era “Tahrir song” di Tarek Geddawi

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 29 giu 11.mp3]

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