minacce

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Da domenica scorsa, dopo una notizia dell’agenzia di stampa statale SPA, si parla dell’ipotesi di chiudere o limitare in Arabia Saudita l’utilizzo di chiamate, messaggistica e chat su Skype, Whatsapp e Viber – cerniera social con l’occidente e ganglio vitale della comunicazione interna, e intensa via di scambio interna sulle riforme che i sauditi chiedono da due anni. L’Arabia Saudita appare completamente raggomitolata in una matassa che non si può sbrogliare, con decine di milioni di donne che crescono istruite nelle migliori università occidentali e poi a casa non possono lavorare né vivere in autonomia; un principe che per fare affari si compra un pezzo di Twitter ma poi il Gran Mufti può dare dei “clown e bugiardi” ai sudditi che lo usano; e, infine, minacce di censura “alla cinese” alle aziende che non si attengono alla legge saudita mentre il mondo arabo è quello dove il mercato delle comunicazioni tecnologiche è quello che sta crescendo più in fretta, e all’interno di quel mercato il paese che cresce di più è proprio l’Arabia Saudita. Oggi da Cnet vediamo le possibili ragioni per cui l’Arabia Saudita potrebbe costringere i fornitori delle app più popolari del mondo ad adeguarsi alle normative del paese, peraltro non chiare e secondo alcuni, perfino inesistenti.

La canzone di oggi era “Postcards from Italy” di Beirut

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_04_04_2013.mp3]

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