l’ombra di Saif

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Mentre la liberazione della Libia è segnata dall’uccisione di Gheddafi, dalla profanazione del suo cadavere e dalla sua sepoltura nel deserto, e ad essere uccisi sono stati anche alcuni dei suoi figli e delle personalità del regime a lui più vicine, un’ombra ancora in fuga (verso il Niger) si proietta sui primi giorni della nuova Libia: quella di Saif al-Islam, secondogenito e delfino del Rais, una figura giovane e tragica che per qualche momento aveva rappresentato l’unica speranza di riforme nel paese. Saif – cresciuto nelle migliori scuole d’Europa – ha poi scelto, senza dubbi, il lato oscuro. Ad agosto, dato per catturato dall’NTC, venne riconosciuto poche ore dopo dai giornalisti stranieri in ostaggio al Rixos di Tripoli mentre si metteva in mostra con aria di sfida nei giardini dell’hotel durante la liberazione della città. Di ieri il suo ultimo messaggio registrato. Qualche mese fa l’avvocato Philippe Sands postava per il Vanity Fair americano un pezzo di giornalismo straordinario sulla figura dell’erede di Gheddafi, intervistando i suoi amici e principali consiglieri, e il giudice Ocampo che aveva appena emesso il mandato di cattura internazionale nei suoi confronti (ne parlammo qui) – ricostruendo la mutazione di Saif dall’inizio dell’insurrezione.

? La canzone di oggi era “Burning Jacob’s ladder” di Mark Lanegan

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 26 ott 11p.mp3]

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