l’intervista di Liam Stack a Bassem Youssef

Il Jon Stewart egiziano parla di comicità e politica?
di LIAM STACK per The Lede/The New York Times
(traduzione dall’inglese di Alessandra Neve)

??Quando Mohamed Morsi, il presidente egiziano deposto quest’estate dai militari, era ancora in carica, i seguaci dei Fratelli musulmani hanno tentato invano di mandare a processo Bassem Youssef, un comico, conduttore di un talk show in tarda serata, con l’accusa di vilipendio del presidente. Dopo la caduta di Morsi, gli egiziani ad ottobre erano in trepidante attesa della prima puntata dello show di Youssef: volevano scoprire se avrebbe ridicolizzato i militari al governo come aveva fatto con gli islamisti. Le sue battute evidentemente hanno lasciato il segno: dopo una settimana il programma è stato bruscamente sospeso. Ora su di lui incombono decine di denunce per il potenziale reato di vilipendio dell’esercito.??Bassem Youssef, che alcuni definiscono il Jon Stewart egiziano, è venuto a New York per ritirare un premio per la libertà di stampa assegnatogli dal Committee to Protect Journalists e ci ha parlato del futuro del suo programma, della situazione politica incerta dell’Egitto e di cosa significa essere un comico in un paese in cui regnano la violenza, le divisioni e l’incertezza.??

D.? L’attuale governo spalleggiato dai militari gode apparentemente di ampi consensi. Il generale Sisi in particolare sembra essere oggetto dell’affetto di molti. Alcuni osservatori dicono che il primo – e unico – episodio andato in onda della nuova stagione del suo programma ha avuto un atteggiamento prudente nei confronti dei militari e non ha criticato direttamente né loro né il generale Sisi. Il clima politico ha influenzato le sue scelte artistiche???

R.? Lo spettacolo è lo specchio di quello che succede nel paese. A certe persone piace considerarlo come un’arma a loro disposizione per colpire o attaccare tutti coloro che non gli piacciono, ma non funziona così. È satira politica. C’è sempre qualcuno che pensa che io non abbia fatto abbastanza, detto abbastanza o criticato abbastanza. Era così quando i Fratelli musulmani erano al potere ed è così anche adesso. E dall’altra parte invece c’è chi dice che ho passato ogni limite.??

D.? In Egitto si inizia a vedere qualche segno di dissenso nei confronti del nuovo governo. Gli attivisti laici hanno organizzato un paio di manifestazioni nel corso dell’ultima settimana. Secondo lei perché il dissenso torna a farsi sentire proprio ora???

R.? È un modo molto soggettivo di valutare le cose. C’è chi dice che il governo diventa ogni giorno più popolare, altri credono il contrario. Davvero non si può dire. Ci sono effettivamente persone che provano una simpatia crescente per il governo, il generale Sisi e i militari. Altre persone invece stanno perdendo fiducia. Certe persone si sono avvicinate ai Fratelli Musulmani, altre li odiano più di prima. L’errore che si commette è quello di dire “la gente fa questo” o “la gente fa quest’altro”. “La gente” è un’espressione molto generica. Chi può dire quale sia realmente il sentimento della gente? L’Egitto è un paese enorme e molto vario. Io credo che il governo al momento stia perdendo consensi per via della stupidità di certi mezzi di informazione, che provocano le persone e le spingono verso gli estremi. Questo di sicuro sta accadendo, ma resta molto difficile da quantificare.

??Q.? Uno degli slogan della rivoluzione che ha fatto cadere l’ex presidente Mubarak era “pane, libertà e giustizia sociale”. Lei crede che le istanze della rivoluzione siano ancora valide? Pensa che l’Egitto si stia muovendo nella direzione giusta?

??R.? Nella situazione in cui ci siamo trovati al 30 di giugno molte persone pensavano in termini di “o noi o loro”. I Fratelli musulmani ragionavano così e altrettanto facevano i loro oppositori. Erano tutti entrati in “modalità sopravvivenza”, quindi c’è stato chi ha detto: “mettiamo da parte per il momento gli slogan della rivoluzione perché abbiamo bisogno di sicurezza, e questo adesso è più importante”. Altre persone invece hanno tenuto fede a quelle istanze, mentre altri ancora hanno ragionato solo in termini di vendetta.??Qui negli Stati Uniti avete avuto la Dichiarazione di indipendenza credo nel… 1776, giusto? L’Indipendenza dico. Come, non lo sa? Ma è la vostra storia! E poi vi ci sono voluti 12 anni per scrivere la prima Costituzione. E durante quei 12 anni il paese era in subbuglio: erano tempi difficili, molto violenti, gli appartenenti alle varie milizie si uccidevano per le strade. In Egitto abbiamo una montagna di problemi: sociali, economici, religiosi, settari e chi più ne ha più ne metta, e questi problemi di certo non spariscono.??

D.? Durante l’amministrazione Morsi lei è stato accusato di vilipendio del presidente e dopo la messa in onda del primo episodio della seconda stagione del suo programma sono state intentate contro di lei delle cause per vilipendio dell’esercito. Ci può parlare di queste cause???

R.? Mi hanno riferito dell’esistenza di più di 40 accuse a mio carico. Io per ora non sono stato chiamato dal pubblico ministero. Non ho ricevuto nessun invito a comparire per nessuna indagine.??

D.? Quando è stato accusato di vilipendio nei confronti di Morsi ha ricevuto la solidarietà di molti, sia in Egitto che all’estero. L’hanno sostenuta anche in queste vicissitudini recenti???

R. ?Ho avuto delle manifestazioni di solidarietà dall’interno del paese e dall’esterno. Certe persone però sono molto contente che io sia indagato: i Fratelli musulmani non provano certamente nessuna pietà per me e i più estremisti fra i sostenitori dell’esercito pensano che sia giusto che io me ne vada.??

D. ?Lei ha sempre criticato duramente il presidente Morsi e i Fratelli musulmani. Cosa pensa della loro posizione, ora che sono passati dall’essere il partito al potere a essere un gruppo frammentato e marginale???

R.? L’anno scorso i Fratelli musulmani hanno ignorato molti dei nostri avvertimenti. Gli abbiamo detto che si stavano rovinando e che ci stavano rovinando tutti. Non ci hanno dato retta, erano inebriati dal potere. Ripenso a qualche mese fa, ai due ultimi discorsi di Morsi: si è spostato verso l’estrema destra, si è alleato coi simpatizzanti della jihad e di Al Qaida e per molti è stato davvero difficile digerire il fatto che il loro presidente fosse sostenuto da gente simile.?? Nella peggiore delle ipotesi molte persone, messe di fronte all’alternativa fra un governo di fondamentalisti religiosi e una dittatura militare, sceglieranno i militari perché i militari almeno ti lasciano la libertà nella sfera privata. I militari ti tolgono la libertà nello spazio politico, ma un governo di estremisti religiosi te la toglie anche nella sfera privata, quindi si finisce per scegliere il male minore. Morsi si è spinto troppo in là e si è alienato le simpatie di tutti. I media, i legislatori, persino i suoi primi sostenitori. E all’improvviso si è ritrovato solo, sostenuto soltanto dai jihadisti estremi. E questo fatto è servito a giustificare le misure eccezionali che sono seguite. E anche ora i Fratelli musulmani pensano solo a sé stessi. Io capisco perfettamente quello che hanno passato, ma non l’hanno visto arrivare o, se l’hanno visto, hanno fatto finta di niente e ora questo lo paghiamo tutti, non solo loro.??

D.? La sua trasmissione è stata sospesa improvvisamente il primo di novembre, pochi minuti prima della messa in onda della seconda puntata. Si è pensato che la prima puntata avesse infastidito i militari oppure i manager della CBC. Cosa è successo veramente???

R.?La versione ufficiale che ci hanno dato è che si è dovuto sospendere il programma per motivi finanziari. La cosa però non sta in piedi perché noi abbiamo consegnato la puntata entro i termini previsti, avrebbe forse avuto un senso se avessimo smesso di girare, ma non è andata così. Non ci hanno dato nemmeno la possibilità di onorare la nostra parte del contratto. Che abbiano subito delle pressioni? Loro dicono di no. Sono state le alte sfere a ordinarlo? Non vi è prova che sia andata così. Saranno state le basse sfere ad agire nel tentativo di compiacere le alte sfere? Forse, ma non lo sappiamo. Quindi la versione ufficiale è che ci sono stati dei problemi legali e finanziari, cosa che davvero non ha senso.

??D.? In effetti appare poco logico che il suo programma, il più seguito della televisione egiziana, possa avere dei problemi finanziari tali da impedirne la messa in onda.??

R. ?Dicono che non abbiamo onorato il contratto, ma avevano in mano una puntata pronta e non l’hanno trasmessa, e poi hanno fermato tutto, non so cosa intendano loro per problemi finanziari.??

D. ?Cosa ne sarà del suo programma???

R. ?Questo programma è il frutto del duro lavoro di tante persone ed è un vero peccato che sia stato sospeso, quindi farò tutto quello che posso perché continui ad andare in onda, su qualunque canale. Non mi è consentito dirle di più perché abbiamo già dei problemi legali con la CBC, quindi vedremo, ma la nostra speranza è di tornare in onda.??

D.? Abbiamo sentito voci che parlano di un passaggio al canale tedesco Deutsche Welle. Davvero spostereste il programma su una rete non egiziana???

R. ?La notizia è falsa. Deutsche Welle è una delle reti interessate. Abbiamo ricevuto molte proposte sia da canali egiziani che da canali di lingua araba con sede in Egitto, come MBC e Rotana, e le stiamo considerando attentamente. Ma l’idea di passare in prima visione su un canale tedesco mi sembra un po’ azzardata, non mi convince. Magari in seconda visione, ma la prima rete dev’essere una rete egiziana o comunque una rete con una sede a Media City, anche perché il teatro da cui andiamo in onda sta nel cuore dell’Egitto, vicino a piazza Tahrir. Questa è una cosa che non possiamo cambiare, anche se ci hanno offerto molti soldi, non succederà.???

D.? Che ruolo hanno avuto i media egiziani nella vita politica del paese dopo la deposizione di Morsi?

??R.? Molti dei conduttori egiziani hanno preso posizioni estremiste e i loro toni sono diventati provocatori, hanno incitato la gente alla violenza e all’odio. Forse li si può capire pensando che alcuni di loro sono finiti su delle liste nere. Anche io ero finito in una di quelle liste, quando c’era Morsi. Quindi forse, nel momento in cui tutti sono entrati in “modalità sopravvivenza”, loro l’hanno presa un po’ troppo sul personale, ma alcuni hanno veramente esagerato, e se c’è una cosa che io non posso soffrire è la mancanza di professionalità. Hanno tutto il diritto di dire quello che pensano, anche se la loro opinione fa arrabbiare un sacco di persone, ma molti di loro sono arrivati a usare false notizie prese da Facebook e Twitter o addirittura siti falsi per sostenere le proprie posizioni, e questo è scorretto. È questo che rimprovero ai notiziari.

??D.? Quando dice di essere stato messo anche lei in una lista nera intende dire che è stato minacciato di violenza fisica?

??R.? Avevano stilato una lista di professionisti dei media da mettere in prigione, il ministero dell’interno aveva persino già emesso gli ordini di cattura, ma non sono mai stati eseguiti, quindi nessuno è mai venuto a prenderci per portarci dentro. Credo ci fossero 21 o 25 nomi sulla lista. Questo le fa capire a che punto erano arrivati e ora di nuovo in Egitto ci troviamo nella stessa situazione: “o noi o loro”.??

D.? Si sente mai intimidito dai suoi avversari? Le capita di autocensurarsi qualche volta, o di pensare a lungo a cosa sia il caso di mandare in onda e cosa no???

R.? L’auto censura è ovunque e la pratichiamo tutti. Anche quando Morsi era presidente stavamo molto attenti a cosa mandare in onda, perché avevamo a che fare con i limiti imposti dalla religione e molte persone sono estremamente suscettibili quando si parla di religione. Adesso i limiti sono quelli imposti dall’esercito e anche in questo caso ci sono persone molto suscettibili. Non è questione se siano di più o di meno, sono semplicemente diverse. E poi dovete capire che la situazione al momento è polarizzata come non mai; noi ci sforziamo di arrivare a più persone possibili, di solito non ci si riesce, ma facciamo del nostro meglio.??Sono tempi difficili, forse i peggiori per tenere in piedi un programma di satira politica, l’atmosfera è tutt’altro che rilassata, come peraltro è stato negli ultimi tre anni. È molto difficile. Fra l’odio settario, il terrorismo e la violenza nelle strade come si fa a buttarla sul ridere? È questa la mia sfida, far ridere la gente anche di questi tempi. Ed è molto difficile.??

D. ?Questa sera il Committee to Protect Journalists le assegna un premio per la libertà di stampa. In una situazione politica tesa come quella dell’Egitto di oggi, quale pensa che sia il ruolo di un comico?

??R.? La comicità è un’incredibile arma segreta che permette alla gente di esprimersi in maniera molto insolita. Riesce a disinnescare la tensione di situazioni delicate e a farti vedere la posizione in cui ti trovi da un’angolatura diversa. Ma è un percorso molto accidentato.

D. Gli ultimi tre anni, dalla rivoluzione che ha travolto Mubarak in poi, sono stati anni tumultuosi per l’Egitto. Guardando indietro, quali importanti lezioni pensa che vi abbiano insegnato? ??

R. ?La lezione più importante è che l’Egitto è totalmente imprevedibile e se pensi di averlo capito una volta per tutte di certo sbagli. E poi siamo la telenovela del mondo, in questo siamo veramente bravissimi. Siamo terribilmente melodrammatici, siamo sempre in scena e riempiamo le pagine dei giornali. ??

D.? Lei è stato aspramente criticato da ogni parte dello spettro politico fin dall’inizio della rivoluzione; pensa che le critiche che le sono state rivolte dopo la cacciata di Morsi siano diverse? Aveva previsto di trovarsi un una situazione simile?

??R.? Sapevamo che molte persone avrebbero smesso di seguirci perché le avremmo fatte arrabbiare. Ma alla fine quel che succede è che noi facciamo arrabbiare gli estremisti di entrambi gli schieramenti, e questo è davvero un gran bel modo per selezionare il proprio pubblico e i propri ammiratori. E la cosa veramente bella è che alla fine ti guardano ancora tutti. Il mio indice di gradimento ai tempi di Morsi era 50/50 e il mio indice di gradimento attuale è ancora 50/50. Il mio pubblico cresce perché tutti guardano il programma, anche quelli a cui non piace. È strano. Lo guardano per poterci criticare. È un programma controverso e non siamo lì per farci degli amici. Molti pensano che siamo lì per difendere i loro sentimenti, come se fossimo dei sicari da mandare in giro a ridicolizzare quelli che a loro non piacciono. Ma non è così che funziona. Noi facciamo un prodotto e lo mettiamo in vendita, se ti piace lo compri, se non ti piace basta che te ne vai. Invece loro prima lo comprano e poi se ne lamentano, quindi alla fine la colpa non è nostra.

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