Alaska XL #17 | libertà di parola

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(un esempio della campagna di solidarietà dei giornalisti per la liberazione dei colleghi di Al Jazeera detenuti in Egitto – la protesta organizzata davanti all’Ambasciata Egiziana di Nairobi, fotografia di Tristan McConnell)

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Tristan McConnell, autore della fotografia qui sopra, scrive da Nairobi che la carcerazione in Egitto del collega australiano di Al Jazeera Peter Greste (appena trasferito dopo più di un mese di detenzione insieme a Mohamed Fahmy in un carcere meno duro) è un problema non suo, ma di tutti.

Il commentatore politico H.A.Hellyer scrive “non sono un giornalista, ma il minimo che posso fare è rendere loro omaggio”. Poche ore dopo la messa in onda a scopi propagandistici su una tv privata del video dell’arresto al Marriott di Peter Greste e Mohamed Fahmy – condannata da Al Jazeera – la giornalista olandese Rena Netjes è dovuta fuggire dall’Egitto con l’aiuto della sua ambasciata: qui il racconto di The Lede, qui l’intervista con Rena del Daily News Egypt. L’attivista egiziana Sarah Carr viene ospitata sulle pagine del Guardian, dove racconta cosa significhi la repressione e persecuzione dei giornalisti. Il Committee to Protect Journalists ci ricorda che a questo punto non c’è più un solo giornalista di Al Jazeera a lavorare in Egitto, nonostante le bizzarre rassicurazioni del Ministro degli Esteri del governo ad interim, Fahmy, appena rientrato da una missione all’estero in cui diversi governi gli hanno fatto presenti le loro rimostranze per il trattamento riservato ai reporter. Lo stesso Peter Greste scrive una seconda lettera dal carcere.

Intanto Alaa Abd El Fattah è in carcere da due mesi e mezzo, e oggi si svolge l’udienza per l’appello di Maher, Douma e Adel, già condannati a 3 anni di carcere.

“On my way” di Valerie June

Ecco la prima parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_10_02_2014_1.mp3]

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Stamattina presto, a un orario quasi più favorevole al pubblico europeo che a quello americano (e al fuso orario di Rio de Janeiro dove si svolgono tutte le operazioni di base), è nato The Intercept, la nuova testata giornalistica della First Look Media di Pierre Omidyar e diretta da Glenn Greenwald, Jeremy Scahill e Laura Poitras. Negli ultimi giorni era arrivato l'”acquisto” di Andy Carvin come engagement editor (qui l’annuncio sul suo blog, qui il Washington Post, qui GigaOm), subito dopo quello di Marcy Wheeler che seguiva le vicende della sorveglianza per il Guardian. Il team – fra giornalismo investigativo, blogging, libertà di espressione, diritti civili e citizen journalism – lo trovate tutto radunato qui. Qui Glenn Greenwald sulle intenzioni della squadra, e qui la dichiarazione di intenti. Per incoraggiare le fonti a farsi avanti in un ambiente sicuro, The Intercept userà SecureDrop e una chiave PGP per contattare ogni reporter con e-mail sicure. Come ampiamente previsto, dalla collaborazione fra Greenwald e Scahill nasce una nuova investigazione nel ruolo dell’NSA nelle incursioni dei droni militari americani, che diventa il pezzo d’esordio della testata.

“Sirens” dei Pearl Jam

Ecco la seconda parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_10_02_2014_2.mp3]

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Diversi dei reporter arrivati a Sochi per i Giochi Olimpici invernali con la valigia sono stati dirottati dalla cronaca sul campo in Ucraina dove stavano seguendo la gelida e scura Euromaidan. Oggi alcune testimonianze da Kiev, ma prima ancora, una breve descrizione di come la Euromaidan è diventata virale. Tatiana Chornovil (tradotta da Olia Knight) scrive un appassionato post sul suo blog. Il fotografo russo Ilya Varmalov ha scritto un reportage attraverso le didascalie delle sue foto guardando la piazza dalla parte della polizia, il Post le ha pubblicate in italiano qui. Brian-Michel La Rue, canadese, racconta su Medium i suoi giorni di detenzione a Kiev.

“All my days” di Alexi Murdoch

Ecco la terza parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_10_02_2014_3.mp3]

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I nuovi emendamenti in Turchia alla legge su Internet sono molto preoccupanti – Mathew Ingram li riassume, e Thijs De Bekker ne fa un ottimo resoconto per The Atlantic Post. Intanto il giornalista Mahir Zeynalov è stato deportato dalla Turchia per aver usato un tono critico verso il governo in alcuni tweet.

“Snake eyes” dei Milk Carton Kids

Ecco la quarta parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_10_02_2014_4.mp3]

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