“Lettera aperta a Sinéad O’Connor a proposito di Miley Cyrus” di Amanda Palmer

di Amanda Palmer, traduzione per Alaska di Alessandra Neve

aggiornamento del 06/10/2013: quando avrete finite di leggere questo post e l’interessante discussione che si è sviluppata nei commenti, QUI trovate un ideale proseguimento del discorso 

Sinéad O’Connor ha scritto una lettera a Miley Cyrus , la potete leggere qui: bit.ly/SOColMC (oppure QUI sul Guardian se il suo sito dovesse essere offline per i troppi contatti)

Questa è la mia risposta a Sinéad.

Cara Sinéad,

Ti voglio bene. Sono cresciuta adorando la tua musica e il tuo modo di essere e ho apprezzato particolarmente il tuo rifiuto di conformarti a quella stronzata che è il canone di bellezza femminile. Sei una delle poche rockstar femminili che si sono sempre sforzate di fare le cose a modo loro, questo ha rappresentato per me una grande ispirazione e di questo ti ringrazio. Ho ascoltato per ore e ore la tua voce straordinaria e i tuoi testi profondi e sinceri sul mio walkman, riavvolgendo il nastro ancora e ancora e poi ancora e ancora… e sono consapevole del fatto che molti elementi della tua musica rivivono dentro di me ogni volta che scrivo una canzone. Tu mi hai plasmata.

Questa mattina ho letto la tua lettera a Miley Cyrus e ho provato il desiderio di scriverti. Scrivo sul cellulare, mentre sono in volo verso Dallas, dove suonerò a un concerto benefico in favore di un gruppo che si chiama Girls Rock Dallas… un gruppo locale che sostiene le ragazzine che vogliono diventare musiciste. L’occasione mi sembra perfetta, e stasera ho intenzione di parlare loro di Miley e della tua lettera.

Come musicista e cantautrice sono cresciuta scrivendo in solitudine. Non so quanti anni avessi tu quando hai firmato il primo contratto con una major, ma sappiamo tutte e due di non aver vissuto quello che ha passato la signorina Miley, qui: lei è cresciuta sotto gli occhi del pubblico ed è stata privata della meravigliosa opportunità di incubare pensieri e parole in un angolino di creatività artistica privato e invisibile, senza un pubblico, senza un grande specchio davanti. Tu ed io invece abbiamo avuto quella fortuna, chi più chi meno, e comunque sicuramente più di lei. Per un artista, il tempo necessario per incubare è un regalo speciale. Dovremmo essere grate di averlo avuto, io lo sono.

Penso che tu abbia ragione su un sacco di cose, e mi fa piacere che tu abbia scelto di pubblicare la lettera sul tuo sito piuttosto che affidarla a Rolling Stone o a uno qualunque dei giornalisti che ti hanno chiamata per chiederti un commento. La maggior parte di loro non è interessata al vero nocciolo della questione, per loro siamo solo esche digitali buone per generare traffico. Ma qual è il nocciolo della questione? Noi due lo sappiamo bene: essere una musicista, una rockstar o come lo vuoi chiamare è un mestiere dannatamente impegnativo, frustrante e quasi impossibile. Le nostre controparti maschili hanno a disposizione un terreno di gioco ampio. Noi invece siamo intrappolate da una sorta di manette cinesi che rispecchiano il problema fondamentale delle donne al giorno d’oggi: o ci rimproverano di essere troppo sexy, oppure ci rimproverano di non stare al gioco. Davvero poche di noi riescono a trovare un punto di equilibrio e il clima culturale in cui siamo immerse sembra voler caparbiamente minare la nostra capacità di trovare quell’equilibrio facendo pace con noi stesse. E quel che è più bizzarro è che spesso sono proprio le donne a criticare le donne… siamo le nostre peggiori nemiche. Il che non vuol dire che in giro non ci siano dei veri bastardi. Ne so qualcosa: ricordo la volta in cui – ero sotto contratto con una major – mi hanno detto che ero troppo grassa per mostrarmi in reggiseno nel video di Leeds United. Mi sono fatta valere e sono riuscita a fare le cose a modo mio, ma è stato l’inizio della fine del mio rapporto con quella gente. (Notare l’ironia: in questo caso IO ho dovuto lottare contro la mia etichetta per mostrarmi seminuda in un video…)

Ed è proprio su questo punto che penso che tu abbia mancato il bersaglio. Per quel che ne posso sapere, credo che sia Miley a dirigere il suo show. Scrive il canovaccio e stacca gli assegni. E per quanto si possa essere tentati di credere che sia vittima del management della casa discografica e dei tanti coglioni che ci lavorano, penso che nessuno di loro le abbia imposto di essere un’irrefrenabile, nuda e sculettante bomba erotica. Penso che quella sia Miley al cento per cento. Credi che quegli idioti abbiano avuto qualcosa da obiettare quando lei gli ha proposto l’idea di appollaiarsi nuda su una palla da demolizione? Certo che no! Il sesso vende, lo sappiamo bene. E Miley lo sa meglio di tutti: dondolare nuda su una grossa palla di metallo semplicemente porta più contatti che non dondolare vestita su una grossa palla di metallo. Siamo mammiferi. GUARDA! TETTE! E ancora più stuzzicante: GUARDA, LE TETTE DI HANNAH MONTANA! Ma questo non significa che Miley stia seguendo un copione scritto da qualcun altro, a me sembra che lei stia disperatamente tentando di scrivere il suo, cercando sinceramente di farsi prendere sul serio (anche se in maniera nudamente giocosa) secondo gli standard dei suoi pari.

Io e te di polemiche ne abbiamo suscitate molte e sappiamo come ci si sente quando il pubblico ti grida contro o la stampa musicale ti critica, sappiamo cosa significa essere fraintese, insultate, ignorate o usate come pretesto da chi vuole suscitare un ampio dibattito culturale. Io coltivo sempre il sogno di riuscire a far tesoro di queste dolorose esperienze per metterle a disposizione delle nuove generazioni di rocker, in modo che loro possano muoversi su un terreno di gioco più ampio, anziché più angusto. Vorrei che sentissero di poter fare DI PIÙ con la loro folle energia artistica, non DI MENO. Vorrei che le donne si sentissero meno intrappolate nei loro corpi, meno trattenute nell’esprimersi, meno timorose di essere inchiodate alla croce del canone di bellezza femminile. Ma questo significa che su un terreno di gioco più ampio ci dev’essere spazio per Adele se vuole indossare un tailleur classico, per Lady Gaga se vuol fare performance artistiche nuda nei boschi, per PJ Harvey se vuole indossare sul palco delle giacche accollate in stile settecento, per Natasha Kahn se vuole posare nuda sulla copertina del suo ultimo disco e per Miley se vuole scrivere una nuova pagina nella storia dello striptease e dimenarsi come una baccante per tutto il tempo che le pare.

Questo significa desiderare che un’intera generazione di teenager, guardando Miley Cyrus, ne deduca che l’unico modo per farsi notare e promuovere la propria musica sia spogliarsi e dimenarsi nella maniera più frenetica e vistosa possibile? (Oppure – già che ci siamo – essere magrissime e ostentare una manicure perfetta e neanche una molecola di mascara fuori posto mentre le lacrime ti scorrono lungo le guance?)

Certo che no! Ma non voglio nemmeno dir loro che è sbagliato perché, come ho già detto, sul terreno di gioco ci deve essere spazio per TUTTO. Non puoi pensare che Miley, dopo aver letto la tua lettera, davvero si ritrovi a dire “porca puttana, si sono presi gioco di me per tutto questo tempo!” Sta approfittato di sé stessa, della sua gioventù, della sua fama e della sua sessualità… e lo sa benissimo. Facciamo tutte così, in un modo o nell’altro e abbiamo tutte bisogno di sentire che abbiamo la situazione sotto controllo. Dirle che è colpa della sua squadra significa dirle che non è padrona della sua carriera e delle sue scelte, significa trattarla con condiscendenza.

Quando avevo 15 anni (non a caso, proprio nel periodo in cui ascoltavo i tuoi dischi a ripetizione andando a scuola a piedi la mattina) litigavo ogni giorno con mia mamma, al momento di uscire di casa. Avevo deciso di vestirmi come una ninfomane punk e molto spesso uscivo indossando la biancheria intima sopra i collant strappati e le Doctor Martens. Hai presente? Era il 1991. Mia mamma mi diceva: “Amanda Palmer, torna subito in casa e vestiti come si deve. Sembri una prostituta. Non lascerò che mia figlia vada in giro conciata come una meretrice!” (Giuro su Dio, diceva proprio “meretrice”!)

Io rientravo in casa bofonchiando “vaffanculo, questa è la mia vita, non ti ho chiesto io di mettermi al mondo…”, eccetera, eccetera e infilavo un vestitino di flanella sopra la mia mise – vestitino che naturalmente appena arrivata a scuola mi sfilavo e ficcavo nella borsa.

So che mia madre cercava di proteggermi. Mi voleva bene. Non voleva che finissi nei guai, non voleva che mi prendessero in giro, non voleva che la gente pensasse male di me. E capitava spesso: i bulli nei corridoi della scuola mi davano della stramba e della lesbica. E io lo prendevo come un segno del mio successo: non volevo essere come loro. Quando vedevo i ragazzi, gli insegnanti e i miei genitori levare gli occhi al cielo o alzare un sopracciglio, capivo di essere sulla strada giusta. Era il mio costume da artista, e stavo imparando a indossarlo con orgoglio; stavo scoprendo me stessa.

Ora ho 37 anni e ancora non ho finito, e qualche volta cambio costume. A volte gioco con la mia nudità per attirare l’attenzione, a volte gioco con la mia nudità perché mi rende molto vulnerabile nei confronti del pubblico e so che li destabilizza se li sfido a vedermi per quello che sono… senza vestiti.

Per quanto ci piacerebbe non vederla così – perché vista da lontano sembra solo un’altra fighetta ritoccata uscita dalla pubblicità di una birra light – dobbiamo lasciare a Miley lo spazio in cui provare a indossare il suo costume da artista. Può sembrare che tutto questo sia solo un grande gioco di travestimenti, ma la posta in gioco è alta. Se ci è consentito giocare, ne usciamo rafforzate; se non ci è consentito, restiamo in gabbia.

Forse è vero che il prototipo della popstar “bomba-sexy-che-vive-al-massimo-e-muore-giovane” si logora in poco tempo e, come dici tu, finisce presto sul mucchio degli stracci, ma non sarebbe meglio provare a cambiare questo schema piuttosto che cercare di conviverci? Keith Richards e Mick Jagger salgono sul palco tutte le sere, agitano i loro culi davanti al pubblico e tutti si sciolgono in gridolini estatici, perché loro sono riusciti a invecchiare mantenendo il proprio sex-appeal.

Perché questo non dovrebbe valere per le donne? Chi lo dice che Miley non può cambiare le carte in tavola tutte le volte che vuole?

Voglio vivere in un mondo in cui Miley (o qualsiasi musicista) possa sculettare selvaggiamente a vent’anni, indossare un camicione hippy a disegni floreali a 37, esibirsi fasciata di latex trasparente a 47, posare seminuda – come Keith e compagnia – sulla copertina di Rolling Stone a 57 ed essere APPREZZATA perché ha un buon rapporto con il proprio corpo. E con ciò non voglio certo dire che le donne debbano affannarsi a dimostrare che SONO ANCORA SEXY nonostante l’età. Gli interventi di chirurgia plastica di Madonna e il suo ostinato desiderio di non invecchiare fanno venire voglia di urlare all’adolescente che c’è in me (SEI MADONNA! AVRESTI POTUTO RENDERE SEXY ANCHE L’INVECCHIAMENTO, PERDIO, E NON L’HAI FATTO!!) ma l’adulta che c’è in me prende fiato un momento e ricorda a se stessa che Madonna sta semplicemente occupando il suo spazio sul terreno di gioco. Come decide di scolpire il suo viso e il suo corpo sono solo affari suoi. Io devo lasciare che lo faccia e applaudirla per come riesce ad essere se stessa, anche se non farei mai le sue scelte.

È una rivendicazione di libertà e per ottenerla dobbiamo ancora superare grossi ostacoli e convinzioni radicate. Ti seguo, ho letto le cose schiette che hai scritto sul tuo sito a proposito del sesso e della tua sessualità e non posso pensare che tu non sia d’accordo con me su questo punto: le donne devono avere più libertà di dire quello che vogliono (il doppio senso è voluto), di esprimere quello che vogliono (come sopra) ed essere rispettate per il loro coraggio e non rimproverate perché si mettono in pericolo.

Voglio vivere in un mondo in cui il dialogo interiore nella mente di una donna sia tanto evoluto da permettere a una performer di indossare il suo costume da bomba sexy e, invece di sentire le solite vocine che in coro esclamano “SCORRETTA! MANIPOLATA! DEBOLE! MANIPOLATRICE! PERVERSA!”, sentire quello stesso coro che grida “ONESTA! POTENTE!GIOCOSA! CORAGGIOSA! SEXY!” Sai cosa intendo: vai così, ragazza! Ma non “vai così e fatti manipolare dagli uomini oppure assoggettali ai tuoi fini”, semplicemente “vai così e vestiti come cazzo ti pare. E giocatela bene.”

Voglio vivere in un mondo in cui NOI in quanto donne decidiamo cosa mettere e che aspetto avere e conduciamo il gioco come ci pare e piace, passando dai pantaloni mimetici alla minigonna inguinale. Un mondo in cui NOI decidiamo se giocare o meno con lo sguardo degli uomini e suscitare quelle erezioni imbambolate che li rendono tanto facili da manipolare. Però, seriamente, dovremmo giocare tutti insieme, strizzandoci l’occhio e dandoci di gomito, per non farci del male. Se fra uomini e donne non c’è un dialogo costante e sincero sul modo in cui ci manipoliamo a vicenda e giochiamo gli uni con gli altri (o su come dovremmo farlo) perdiamo tutti. Siamo fragili esseri umani che hanno poco tempo da trascorrere su questo bellissimo, eroticissimo ed estatico pianeta. Dovremmo condividere questo dialogo il più possibile e fare in modo che il terreno di gioco su cui ci muoviamo diventi ampio quanto la terra intera.

In altre parole, diamo alle nostre ragazze che partono nude per la battaglia le armi giuste per combattere invece di ordinare loro di rientrare in casa e mettersi addosso qualcosa.

Con immenso rispetto,

Amanda Palmer

P.S.: amo moltissimo sia te che la tua musica, e ci sono tante persone fra i miei follower su Twitter che la pensano come me. Grazie per aver scritto questa lettera e avermi dato l’opportunità di esporre le mie riflessioni, spero che un giorno ci si possa incontrare di persona, così potrò piangere e ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me e per tanti altri.

P.P.S.: per quelli fra voi che fossero curiosi di sentire i meravigliosi album di Sinéad che hanno fatto da colonna sonora alla mia adolescenza, i due più importanti sono “I Do Not Want What I Haven’t Got” e “The Lion and the Cobra”. Lascio che sia lei a dirvi se comprarli su iTunes or scaricare dei torrent. Non so che rapporto ci sia fra lei ed Ensign/Chrysalis, è persino possibile che quelle etichette non esistano più.

*aggiornamento del 4/10 ore 10 EST – La sera che ho scritto questo post mi sono esibita in un concerto benefico a Dallas per un’organizzazione no-profit che si chiama Girls Rock Dallas. Ho spiegato a un gruppo di adolescenti chi è Sinéad e ho deciso di cantare, accompagnandomi con l’ukulele, un mash-up di pezzi di Sinéad e Miley. L’audio e il video non sono perfetti, ma è stata un’esperienza emozionante… (se siete interessati a sostenere GRD con delle donazioni o in altro modo, cliccate qui)

 

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