l’eroe involontario

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

 

Cairo, qualche giorno fa; in una sorta di vendetta per le violenze dei Fratelli Musulmani lo scorso dicembre al Palazzo Presidenziale (e sulla scorta degli attacchi di queste settimane a diverse sedi dei Fratelli Musulmani nel paese), alcune migliaia di civili prendono di mira il quartier generale dei FM a Moqattam. Questa volta le televisioni non ci sono, anche se abbiamo ampie documentazioni video e fotografiche (qui il servizio fotografico di Jonathan Rashad). Da entrambe le parti aggressioni fisiche e una guerriglia con tanto di “prigionieri” della parte opposta. Ma quello che sconvolge gli attivisti della rivoluzione, i giornalisti e i testimoni oculari è la crudezza del comportamento degli oppositori dei Fratelli: botte, ferite da coltello, spunta qualche pistola, si dice di un colpo sparato a sangue freddo su un civile. E’ l’ennesimo episodio della disgregazione seguita alle decisioni autoritarie del governo Morsi, e al controllo che i Fratelli Musulmani cercano di esercitare sulla Costituzione, la gestione della piazza e la libertà di stampa. Il pezzo più dettagliato e impressionante sugli scontri al Moqattam lo ha scritto Evan Hill, potete leggerlo qui. Gli avvocati dei Fratelli Musulmani fanno partire 169 denunce a senso unico. Il Procuratore Generale le accoglie tutte, ed emette cinque mandati di arresto e 23 mandati di comparizione. Fra questi ultimi ci sono anche i due ex candidati alle presidenziali Khaled Ali e Bouthaina Kamel. Fra i 5 mandati di arresto per “istigazione alla violenza” c’è anche uno dei giovani leader politici della rivoluzione, il blogger Alaa Abdel Fattah, già incarcerato due volte e liberato grazie a forti campagne internazionali, che parla subito ieri su due televisioni egiziane. Al contrario di un altro compagno, che non riconoscerà l’autorità del tribunale, Alaa annuncia su Facebook (sua zia, la scrittrice Ahdaf Soueif, ha tradotto la sua dichiarazione in inglese) che si consegnerà spontaneamente all’Alta Corte, per non permettere alla polizia di invadere la casa di sua moglie e di suo figlio, e perché non darà alle autorità “alcun pretesto per trasformarmi in un fuggitivo”. Stamattina ha mantenuto la parola, e alle 12 ora italiana le porte dell’Alta Corte si sono chiuse dietro di lui. La nostra Laura Cappon ci racconta in diretta dal tribunale.

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_26_03_2013.mp3]

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