l’anima di un banchiere

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

La “fibra morale” della multinazionale finanziaria Goldman Sachs (che gestisce azioni, mutui e investimenti ma è sua volta quotata in borsa) è di certo uno dei bersagli preferiti dal movimento di protesta dal basso di Occupy Wall Street, e non certo per ragioni puramente simboliche o ideologiche. La crisi dei mutui sub-prime americani, che ha fatto perdere la casa al 30% dei cittadini che stavano pagando il loro mutuo e ha mandato in bancarotta la Lehmann Brothers, fatto commissariare dallo stato Fannie Mae e vendere Merryll Lynch alla Bank of America), è frutto anche del fatto che Goldman Sachs accendesse i mutui e contemporaneamente speculasse sul loro crollo, e molte delle persone che oggi manifestano negli Stati Uniti sono state direttamente colpite da quella speculazione. Oggi vi traduco una lettera aperta pubblicata sul New York Times che da stamattina sta facendo il giro del mondo attraverso la rete. E’ la lettera aperta di dimissioni dalla Goldman Sachs dell’alto dirigente Greg Smith, responsabile per l’azienda dei derivati americani su Europa, Medio Oriente e Africa. Greg Smith racconta cosa significa per una multinazionale perdere la sua cultura aziendale, preferire le scorciatoie di frodo ai risultati ottenuti con la bravura, e perdere quella che chiama la “fibra morale” dell’azienda – cosa che alla lunga porta in realtà all’implosione dell’azienda stessa.
Anche se Radio Popolare se n’è occupata in lungo e in largo, come promemoria trovate qui anche una breve storia della Goldman Sachs preparata da Business Insider, che la chiama “la piovra gigante” (i manifestanti di Ows si sono travestiti da piovre lo scorso Natale per manifestare davanti alla sua sede a New York).

? La canzone di oggi era “Death to my hometown” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_14_03_2012.mp3]

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