la Storia delle Cose

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Magari, proprio mentre ci preoccupiamo per i cambiamenti climatici, non è il momento giusto per lasciarsi andare alla nostalgia per la Polaroid, ma… La pellicola che si stampava da sola istantaneamente in copia unica, inventata negli anni Sessanta da Edwin Land, aveva il difetto non indifferente di servirsi di acidi altamente inquinanti. Ma mentre l’azienda-madre che la produceva ormai si dedica agli occhiali da sole e alle macchinette digitali, e schiere di fan in tutto il mondo piangono la fine – avvenuta quest’anno – della produzione di pellicola originale per le loro indistruttibili macchine vintage, un team di pazzi visionari – l’Impossible Project – ha rilevato i vecchi macchinari della fabbrica olandese e sta studiando una nuova miscela di agenti di sviluppo, meno inquinante e meno costosa della vecchia pellic0la Polaroid. Se, come sembra, l’esperimento funzionerà, l’azienda-madre accetterà di mettere in produzione la nuova pellicola istantanea a sviluppo immediato che potrà essere utilizzata sulle vecchie macchine Polaroid. Naturalmente, la sfida maggiore dei tecnici e degli ingegneri che stanno lavorando in Olanda è quella di ottenere una pellicola che abbia le stesse caratteristiche sognanti e sfumate della vecchia Polaroid. Oltre che per uso artistico, i vecchi apparecchi fotografici venivano usati anche per documentazione assicurativa o chirurgica e dai fotografi di moda per preparare i loro servizi. A questa pellicola amata dai registi cinematografici e dagli artisti della pop art, e usata da grandi fotografi da Evans ad Araki, Londra dedica in questi giorni ben tre mostre, alla Pumphouse Gallery, alla Atlas e alla Photographers Gallery. Leggete il post in argomento di Fabio Barbieri, e ne parliamo con lui in puntata.

Ieri vi ho presentato l’attivista ambientalista Annie Leonard, nella nostra puntata di ieri trovate un assaggio del suo nuovissimo video animato che spiega il Cap & Trade. Il suo Story of stuff è diventato anche un blogin cui oggi, a una settimana dal vertice di Copenaghen, scrive:

“Se siete come me, una crescente quantità delle vostre preoccupazioni si concentra sugli alti livelli di Co2 nell’atmosfera e sul potenziale caso per il clima che ne deriva. Anni fa, quando sentii parlare per la prima volta di cambiamento climatico, mi immaginai che qualcun altro l’avrebbe risolto mentre io continuavo a sgobbare col mio lavoro sui consumi, l’inquinamento e i rifiuti. Be’, indovinate un po’? Non sono riusciti a risolverlo. Anzi, la situazione del clima è perfino peggio delle più recenti previsioni scientifiche. E indovinate cos’altro? Salta fuori che clima e consumo sono di fatto la stessa questione.

Vedete, la maggior parte dei gas serra emessi dalle nazioni vengono dalla nostra economia materiale: come produciamo, usiamo, trasportiamo e buttiamo via la roba che c’è nelle nostre vite. Come dice Juliet Schor, docente al Boston College e una dei miei autori preferiti, “il consumismo globale divora risorse come se non ci fosse un domani. E a meno che non affrontiamo la quantità di cose che consumiamo, non riusciremo ad evitare un cambiamento climatico disastroso”.

Oggi gran parte degli scienziati dicono che abbiamo bisogno di ridurre in modo significativo i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera se vogliamo che il pianeta continui ad assomigliare a quello che conosciamo oggi, e se vogliamo sostenere il tipo di vita che abbiamo oggi. Per fare questo, dobbiamo semplicemente usare meno Roba,  specialmente petrolio e carbone. Dobbiamo ripensare, riprogettare, e ricostruire molte cose. Dobbiamo trovare modi differenti di trasportare le merci, coltivare alimenti, costruire edifici e divertirci che non richiedano continuamente nuova Roba. Fare questi cambiamenti è più che possibile, ma non accadranno da soli. Dobbiamo cominciare.  Spero che questo progetto vi piaccia, e spero che vi ispiri a farvi coinvolgere nella conversazione più importante della nostra vita.”

Lo scrittore horror Stephen King ha annunciato questa settimana di aver cominciato a lavorare al seguito di Shining. Nel corso di una conferenza stampa a Toronto, in Canada, ha rivelato che il nuovo romanzo, che ha come titolo di lavoro Doctor Sleep, farà un salto in avanti di 40 anni da dove aveva lasciato il romanzo precedente e seguirà la storia di Danny Torrance, il figlio del personaggio principale di Shining, Jack. Tecnicamente, King non farà che permettere a Danny, che nel primo romanzo poteva avere 8 anni, di essere l’adulto che sarebbe oggi, trentadue anni dopo l’uscita di Shining. A Toronto, lo scrittore ha scherzato con il pubblico, dicendo di essere un po’ nervoso all’idea di scrivere questo romanzo, ma ha detto, “forse se continuo a parlarne poi non ci sarà bisogno che lo scriva”.  Il quotidiano britannico The Guardian aggiunge qualche dettaglio: “L’ultima volta che abbiamo visto il figlioletto di Jack Torrance, Danny, si stava riprendendo nel Maine dopo essere sfuggito alla folle malvagità dell’Overlook Hotel, ma ora Stephen King sta architettando un seguito di Shining che dovrebbe invecchiare il ragazzino chiaroveggente di 40 anni e trasportarlo in un ospizio di New York. Parlando a Toronto del suo nuovo romanzo Under the dome, King ha svelato di essere al lavoro da questa estate per dare un seguito al suo romanzo del 1977. Ha detto di essere sicuro che Danny deve aver riportato una vita intera di cicatrici emotive dopo le sue esperienze all’albergo, dal quale il padre era stato posseduto, e dove aveva tentato di uccidere lui e sua madre e poi era morto. Il modo in cui Danny gestirà le sue esperienze da incubo e la chiaroveggenza, o shining appunto, che lo aveva salvato, potrebbe farne “un gran bel sequel”. La sua idea del romanzo vede Danny all’età di quarant’anni lavorare in un ospizio per malati terminali – anche se sembra un infermiere, in realtà il suo lavoro è di rendere la morte un po’ più facile per i suoi pazienti grazie ai suoi poteri psichici, mentre guadagna qualche quattrino scommettendo sui cavalli. King ha cercato di raffreddare gli animi del pubblico di Toronto dicendo di non essersi ancora completamente assunto l’impegno di questo nuovo romanzo”. Farà sul serio? Nel frattempo, dopo l’enorme successo del film di Kubrick del 1980 tratto dal primo romanzo, potete scommettere che il cinema ha già drizzato le orecchie, anche se il vecchio Stanley non c’è più, e sarà difficile bissare quell’impresa.

Le musiche di oggi erano “Cartoons and forever plans” di Maria Taylor feat. Michael Stipe e “Timshel” di Mumford and sons

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 3 dic 09.mp3]

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