la scelta di Cowbird

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Un altro uccellino, ma in abito da sera – nel senso che ha scelto la scrittura in lungo. E’ Cowbird, che in meno di un anno ha attratto decine di migliaia di utenti fra i quali molti scrittori e fotografi professionisti, per postare foto e scrivere storie (tutte rigorosamente originali), incastonate in splendidi template fotografici con la possibilità di aggiungere audio e colori, condividerle, seguire quelle degli altri, cercarle per parole chiave, dividerle per temi, contribuire a saghe esistenziali (“casa”, “occupy”, ecc). Il risultato, benché dal basso e senza selezione, è di un livello di bellezza sconcertante. Cowbird, partito raccontando le storie del movimento Occupy, è diventato uno strumento di scrittura sulla vita vissuta che non ha paragoni di qualità. E il fondatore, l’artista Jonathan Harris, si è trovato di fronte alla scelta che affrontano tutte le start-up con potenziali benevoli investitori: diventare grande. Dopo molte trattative, ha scelto un’altra strada, garantire la propria identità sostenendosi con il crowfunding. D’ora in poi, si potrà continuare a postare gratis su Cowbird, ma chi decide di sostenere la piattaforma creativa con 5 dollari al mese diventa Cowbird Citizen. In cambio, Cowbird gli offre qualche strumento in più per impaginare le storie. Io l’ho fatto, e vi racconto la lettera di Jonathan Harris che mi ha convinto.

La canzone di oggi era “3, 6, 9” di Cat Power

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_02_11_2012.mp3]

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