la pista interna

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

71° giorno di sciopero della fame in carcere per Abdulhadi Alkhawaja e meno due giorni al GP del Bahrain, in un’atmosfera surreale. Ecclestone arriva oggi al circuito per il primo giorno di prove, indifferente ai cortei di protesta e ai feriti delle ultime ore negli scontri con la polizia; uno dei due meccanici di Force India feriti da una molotov due giorni fa ha chiesto di essere rimpatriato (la loro squadra sta meditando di ritirarsi), mentre un gruppo di parlamentari britannici chiede ancora l’annullamento della gara o, in seconda battuta, al campione Lewis Hamilton di ritirarsi dalla corsa. La famiglia regnante al- Khalifa, però, si trova adesso in un curioso impasse. Da ieri ha cominciato a negare i visti d’ingresso ai reporter: bloccati a Doha o a Dubai i giornalisti sportivi di SkyNews, France Press, Associated Press, ITN, Reuters, e Simeon Kerr del Financial Times che ha twittato tutti i dettagli del suo fermo, in quella che sembrerebbe una reazione all’ingresso della prima ondata di reporter, quelli che erano entrati tre giorni fa al seguito delle squadre e dei meccanici. Questi giornalisti – fra i quali spiccano Kevin Eason del Times, Tom Cary del Telegraph e Byron Young del Mirror, infatti, che teoricamente avrebbero dovuto limitarsi a seguire i preparativi per la gara, hanno immediatamente utilizzato la rara possibilità di entrare in Bahrain (dove come sapete l’ingresso ai giornalisti è vietato e Al Jazeera bandita) per descrivere anche via Twitter quello che vedono, incontrando gli attivisti per diritti umani come Nabeel Rajab, le migliaia di manifestanti in nero e di parenti dei feriti e degli uccisi di questi mesi, e raccontando le due metà del Bahrain, da una parte quella degli agenti di sommossa che spuntano ovunque in pieno giorno correndo davanti alle vetrine dei caffè, sparando gas lacrimogeni ogni sera sui villaggi, impedendo i sit-in pacifici, e dall’altra quella dei centri commerciali di Manama dove la vita sembra svolgersi regolarmente. Kevin Eason oggi annuncia di essere dentro alla “bolla”, cioè al lavoro sul circuito, consapevole di quello che succede fuori (corteo oggi alle 16 e domenica durante il GP), mentre altri twittano delle continue perquisizioni e le fotografie degli 80 veicoli militari contati sul percorso fra l’hotel e il circuito, registrando un grande intensificarsi del presidio di sicurezza intorno all’autodromo, composto per la maggior parte da mercenari stranieri. Quell’operazione di maquillage di immagine tentata dalla famiglia reale con l’aiuto del mezzo miliardo di dollari di sponsor e tv, insomma, sta creando un effetto boomerang, e una delle particolarità di questi giorni è che a mettersi in gioco sono soprattutto giornalisti inglesi, precedentemente assenti dal commento sul Bahrain. Oggi vi riassumo cosa ha raccontato in questi giorni Kevin Eason (putroppo i suoi articoli integrali per il Times sono dietro a un paywall, quindi dobbiamo fare affidamento sui suoi tweet e sui commenti che ha concesso ad altre testate) e l’editoriale sul blog del Guardian.

Oggi su @alaskaRP seguiremo sia piazza Tahrir, che torna a riempiersi di tutte le componenti della rivoluzione, e quello che si muove intorno al GP.

? La canzone di oggi era “Jumpin Jack Flash” nella versione dei Gomez

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_20_04_2012.mp3]

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