la doppia battaglia

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(il primo dei celebri graffiti contro la violenza sessuale a Mohammed Mahmoud)

Egitto: è previsto per domattina a Port Said il verdetto per la restante parte degli imputati per la strage del febbraio 2012 allo stadio di calcio. Visto cosa accadde dopo il primo verdetto (una rivolta con decine di morti, armi spuntate fra i civili nelle strade, commissariati bruciati, attacchi ai funerali delle vittime con spari arrivati dall’interno delle caserme) è il caso di tenere d’occhio la cittadina portuale, e lo faremo su Twitter anche grazie all’aiuto della nostra Laura Cappon che si trova sul posto.
Intanto le donne egiziane stanno dando vita a innumerevoli iniziative contro la violenza sessuale, usata anche in piazza come arma di dissuasione per scoraggiare le donne e le ragazze dalla partecipazione attiva, tanto che le attiviste lo chiamano “terrorismo sessuale” – fatto, ci raccontava Mona Eltahawi un anno fa parlandoci delle violenze subite da lei stessa al Ministero degli Interni, “per intimidire sia le donne che gli uomini”. Tahrir Bodyguards è il servizio di volontari che monitora la piazza e assiste fisicamente in caso di molestie; altri gruppi si occupano di raccogliere i dati sulle segnalazioni di molestie, di fornire diversi tipi di assistenza, e di organizzare corsi di autodifesa, mentre Opantish divulga documentazione e filmati sottotitolati in varie lingue per una campagna di sensibilizzazione. Le donne sono in prima linea dai giorni della rivoluzione, e Samira Ibrahim è la coraggiosa giovane che ha denunciato i famigerati “test di verginità” condotti dall’esercito sulle prigioniere; la maggior parte della stampa libera faticosamente germinata in questi due anni è rappresentata da donne; il collettivo video Mosireen è animato da molte ragazze, e così le squadre che producono i graffiti dell’area di Mohammed Mahmoud, puntigliosamente documentati dalla giovane curatrice d’arte Soraya Morayef, che su Twitter conoscete come @suzeeinthecity. Soraya ha scritto per Tahrir Squared un post che si intitola “Reading into rape” (leggere nello stupro), in cui si interroga sulla consapevolezza delle donne, le differenze di ceto e istruzione nelle varie zone dell’Egitto, con l’urgenza di definire per le sue connazionali uno standard di cosa non è accettabile, e non molto tempo per preoccuparsi – nella situazione endemica delle molestie in Egitto – di un contesto più ampio e internazionale in cui il tema delle molestie e delle violenze ricorre anche al di là dei relativismi culturali. Oggi vi traduco il suo post.

Ps per chi tiene molto a questo tema, Marina Catucci sta lavorando a un documentario che cerca di capire la violenza sessuale e domestica dal punto di vista del disagio maschile che la provoca, decifrando la mente degli “abuser”; il progetto si chiama Besame Mucho, potete leggerne qui, e presto potrete anche contribuire su Kickstarter a finanziarne le lavorazioni.

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_08_03_2013.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

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