#June30

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(ieri sera, foto di Amr Nabil)

Per accompagnarvi nella lettura delle manifestazioni del #June30 in Egitto – di esito incerto perfino per chi vi partecipa – ho scelto la descrizione della roadmap prevista dai Tamarrod e dall’opposizione se si riuscissero a ottenre le dimissioni di Morsi, il riassunto dei negoziati e rapporti di forza dalla rivoluzione in poi di Evan Hill, e il post che ha pubblicato ieri il blogger rivoluzionario The Big Pharaoh, che partecipò intensamente alla prima fase della rivoluzione e oggi delinea qualche scenario possibile per composizione sociale e geografia delle proteste sia al Cairo che nel resto dell’Egitto. Alessandra Neve lo ha tradotto per voi.

Verso il #Jun30
di The Big Pharaoh

Domani, domenica 30 giugno, migliaia di egiziani celebreranno il primo anniversario della presidenza di Mohamed Morsi scendendo in piazza per chiedere le sue dimissioni. Le manifestazioni di domani potrebbero essere le più imponenti dalla rivoluzione del 2011. Questa seconda ondata rivoluzionaria ha origine dalla campagna dei “Tamarrod”, che pare abbiano raccolto più di 15 milioni di firme a sostegno di una petizione che richiede elezioni anticipate.
Il fenomeno Tamarrod è stato inizialmente sottovalutato da tutti. Pochi degli ormai famosi attivisti che hanno avuto un ruolo di rilievo durante la rivoluzione del 2011 hanno prestato attenzione a questi ragazzi, molti dei quali sono teenager o poco più che ventenni, che hanno trascorso ore e ore nella calura più torrida per portare avanti la loro raccolta di firme. Dopo la prima conferenza stampa dei Tamarrod l’attenzione ha cominciato a convergere sulla loro campagna, che è riuscita laddove tutti gli altri hanno fallito: nel raggiungere quei settori della popolazione egiziana che non risiedono al Cairo o ad Alessandria. È questo il dato preoccupante per i Fratelli Musulmani: la campagna dei Tamarrod è riuscita a penetrare nei loro territori.
Ora voglio provare a rispondere alle domande più comuni sul 30 giugno.

Perché il 30 giugno?
Credo che le manifestazioni di domani siano inevitabili, sono destinate ad accadere, che siate o meno d’accordo con le rivendicazioni dei dimostranti. Grazie alla cattiva gestione del paese da parte dei Fratelli Musulmani e alla loro avidità politica, molte persone che non hanno mai partecipato a una manifestazione questa volta lo faranno. Se c’è qualcuno che i Tamarrod devono ringraziare per il successo della loro campagna, sono proprio i Fratelli Musulmani.
Durante la presidenza di Mubarak non avrei mai immaginato di vedere un giorno gli egiziani criticare così apertamente i Fratelli Musulmani. Finché Mubarak è rimasto al potere, loro e le loro schiere di islamisti erano intoccabili, erano “gente di Dio”. Oggi al Cairo difficilmente riesci a prendere un taxi senza sentire il tassista inveire contro i Fratelli Musulmani e Morsi.
Quindi perché il 30 giugno? Per via della pessima gestione del paese da parte dei Fratelli Musulmani durante l’anno appena trascorso.

Sarà una cosa grossa?
Dipende da chi scenderà in piazza. Se saranno gli stessi borghesi che sono scesi in piazza lo scorso dicembre per protestare contro il decreto costituzionale non succederà granché. Questa è gente che alle 10 di sera smette di manifestare e va a dormire. Se invece il segmento di popolazione coinvolto includerà le classi sociali più disagiate, allora sarà un altro paio di maniche. A giudicare dagli eventi che hanno avuto luogo nel Delta negli ultimi giorni ci possiamo aspettare un altro tipo di manifestanti. Non so che aspetto avranno, ma so per certo che non saranno i dimostranti puliti e ordinati del gennaio 2011.

Cosa succederà?
Al Cairo – potrebbero esserci degli scontri, se il numero di dimostranti sarà molto alto e se decideranno di occupare la città, ovvero se decideranno di occupare le sedi istituzionali per costringere il regime alle dimissioni. Se dovesse accadere questo, gli islamisti di stanza a Rabaa El Adaweya reagirebbero e potrebbero ingaggiare una micro-guerra civile.
Nel Delta – la regione è in subbuglio da giorni e il 30 giugno esploderà. Nessuno la controlla. Lo scontro sarà fra i Fratelli Musulmani e cittadini molto arrabbiati privi di qualunque affiliazione politica. Entrambe le fazioni saranno armate, e la situazione sarà sgradevole. Sarà il disagio economico a portare le persone in piazza e mi aspetto di vedere gente proveniente delle aree rurali, le roccaforti dei Fratelli Musulmani.
Ad Alessandra – abbiamo visto le prove generali oggi a Sidi Gaber. Sono stati usati proiettili veri e sono state uccise due persone, fra cui un cittadino americano che assisteva agli scontri facendo fotografie. Proprio come nel Delta, anche ad Alessandria potrebbero esserci duri scontri.
Nelle città del canale di Suez – ci saranno proteste di massa, specialmente a Port Said, tuttavia le tre città dovrebbero rimanere relativamente tranquille. L’esercito ha il controllo totale da quelle parti e la presenza dei Fratelli Musulmani a Port Said è quasi nulla.
Alto Egitto – Ci saranno proteste, alimentate dal deteriorarsi delle condizioni di vita, ma non mi aspetto scontri né manifestazioni imponenti.

La battaglia del Cairo?
Se scenderanno in piazza moltissime persone e decideranno di prendere il controllo della capitale, assisteremo alla Battaglia del Cairo.
I Fratelli Musulmani hanno fatto convergere sul Cairo migliaia di sostenitori provenienti dalle aree rurali. Li hanno dislocati sul campo di battaglia. Il campo non è il Delta e nemmeno Alessandria, è il Cairo. L’Egitto è un paese molto centralizzato: anche se il regime dovesse affrontare duri scontri nelle aree di provincia, perderebbe il controllo del paese solo se perdesse il Cairo.
La battaglia del Cairo sarà determinata dai seguenti fattori:
1. Se i manifestanti cercheranno davvero di occupare, o quantomeno di paralizzare, le istituzioni.
2. Se le popolazioni povere dell’area metropolitana si uniranno agli scontri. Queste fasce di popolazione non vedono di buon occhio i Fratelli Musulmani. Sono gli abitanti di quartieri come Matareya, Imbaba, Shubra e Ain Shams. Se dovessero partecipare agli scontri, i poveri campagnoli sostenitori dei Fratelli Musulmani verrebbero annientati, anche se fossero armati.
3. Se l’esercito interverrà a porre fine agli scontri.

Cosa farà l’esercito?
L’esercito preferirebbe mantenere lo status quo, ma i generali agiranno conseguentemente all’evolvere della situazione. Se dovesse degenerare, potrebbero intervenire secondo due possibili scenari:
1. Se i Fratelli Musulmani fossero in vantaggio, l’esercito si schiererebbe con Morsi
2. Se dovessero avere la meglio i manifestanti, l’esercito costringerebbe Morsi a fare un passo indietro, come ha fatto con Mubarak.

Cosa succederebbe se Morsi fosse destituito?
Ho già detto altre volte che preferirei che Morsi portasse a termine il suo mandato. Tuttavia, questa non sembra essere l’opinione prevalente fra gli attivisti che hanno promosso la campagna Tamarrod, né fra i poveri che protestano perché devono fare cinque ore di coda per fare il pieno al camion. Non so cosa accadrebbe se Morsi dovesse cedere. Non sono uno degli artefici del 30 giugno, me lo sono ritrovato addosso. È come un’onda alta: o ci nuoti dentro oppure aspetti che ti colpisca, ti travolga e passi oltre.
Vorrei però provare comunque a dare una risposta: l’esercito prenderebbe temporaneamente il controllo della situazione e indirebbe nuove elezioni presidenziali. E come reagiranno i Fratelli Musulmani? Non lo so, dipende dalla condizione in cui si troveranno dopo il 30 giugno, da quanto saranno indeboliti.

Cosa succederebbe se la rivolta del 30 giugno dovesse fallire?
Dipende da cosa si intende per fallimento. Per me sarebbe un fallimento se il regime non subisse alcun danno e non facesse nessuna concessione. Se dovesse accadere, i Fratelli Musulmani schiaccerebbero ogni tipo di opposizione.
Per concludere, il 30 giugno qualcosa accadrà, che vi piaccia o no e che vi piacciano o meno coloro che vi prenderanno parte. La scelta è vostra. Potete nuotare nell’onda oppure aspettare che vi travolga. In entrambi i casi, non potete fare nulla per modificare il suo corso.
Che Dio salvi l’Egitto.

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