John c’è

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Se Obama sta lasciando aperta in tutti i modi la ferita della strage degli scolari di Newtown per spingere il Congresso a legiferare sul controllo delle armi da fuoco, nuovi testimonial contro le armi emergono da una sorta di isolamento privato. In quello che sarebbe stato il suo 44esimo anniversario di matrimonio con John Lennon, la settimana scorsa Yoko Ono ha postato come tweet contro le armi da fuoco la foto degli occhiali di John macchiati di sangue il giorno del suo assassinio per mano di Mark Chapman – un simbolo potentissimo che ha raggiunto attraverso la rete decine di milioni di persone. Nel corso degli anni, in cui in vari momenti si è impegnata in campagne per il controllo delle armi, il passaggio di Yoko Ono è stato quello da una tragedia della celebrità gestita come privata (e accettata come quasi fisiologica delle storture dello star system) a una sottolineatura pubblica del fatto che Lennon sia stato una delle tante vittime della “mentalità delle armi” americana. Tornare a spendere il suo nome oggi significa anche ricollegare simbolicamente la questione delle armi a quella di una persona che si era sempre battuta contro la guerra e il militarismo. Jennifer Preston per The Lede del New York Times entra nei dettagli delle riflessioni della Yoko Ono ottantenne di oggi, seguendo il viaggio di quegli occhiali insanguinati.

La canzone di oggi era “Woman” di John Lennon

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_29_03_2013.mp3]

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