Italiani si diventa

Credo di non essere mai stata tanto contenta del lavoro che sto facendo – mentre preparo due nuovi reportage per Open Migration, e qualche altra cosina, finalmente siamo andati online con un progetto sulle seconde generazioni in cui mi ha coinvolto il Post, in collaborazione con Sarpiotto. Ne sono contenta per vari motivi. Prima di tutto perché mi dà la possibilità di indagare per qualche mese – sia con i reportage che con le foto – le storie dei giovani italiani di altra origine, e di confrontarmi con la questione, che mi è molto cara, di cosa significhi davvero essere italiani. E poi perché il Post ha uno stile e una professionalità del tutto particolari, ci lavorano colleghi che stimo moltissimo, e la scelta delle parole con cui viene presentato questo progetto non ha fatto che confermarmelo. Infine, perché fra le nuove leve del Post c’è anche la mia bravissima ex allieva della Scuola Holden Norma Rosso, che scrive tutti gli altri pezzi del progetto – non avremmo mai pensato di trovarci – e così presto dopo il suo diploma, poi – a lavorare insieme, ma per noi è una cosa molto bella. E ancora, sono piena di riconoscenza per tutti gli amici e colleghi che, venendo a sapere del progetto, si sono subito prodigati con contatti, suggerimenti e consigli – voi sapete chi siete, grazie mille.

Da qui potete accedere alle nostre prime storie – io ho cominciato con le seconde generazioni della Chinatown di Milano e un ritratto di Paula Baudet Vivanco, che a suo tempo fondò la Rete G2, e Norma ha raccontato come funziona la legge in Italia e come gli Italiani Senza Cittadinanza si sono mobilitati con molta creatività il mese scorso per chiedere che venga approvata anche al Senato quella nuova. Nuove storie arriveranno già la settimana prossima, non perdetele.

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