il baco nella mela

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Con un giro d’affari ormai superiore al prodotto interno lordo di diversi paesi del mondo, equivalente al budget della Nasa o al valore della rete autostradale americana, le responsabilità pubbliche della Apple aumentano esponenzialmente. Un moto di indignazione sulla rete, qualche giorno fa, ha costretto il governo americano a inviare in tempi bravissimi una lettera al nuovo CEO di Apple, Tim Cook, intimandogli di riallineare la politica del trattamento dei dati personali sulle app per i social media alle linee guida dichiarate dall’azienda stessa, ottenendo una risposta altrettanto immediata e l’impegno di Apple a rientrare immediatamente nei parametri di trasparenza a cui si era impegnata. Molto meno scalpore dai cittadini della rete sembra destarlo invece il nodo più controverso della produzione Apple, vale a dire il trattamento dei lavoratori nelle fabbriche cinesi a cui è appaltata la produzione degli iPhone e degli iPad. Si tratta probabilmente dell’unico tabù della filosofia produttiva dell’azienda di Cupertino, l’unico argomento, per esempio, solo debolmente sfiorato nella biografia autorizzata di Steve Jobs. La domanda enorme di iPhone e iPad a livello mondiale creata dal passaparola e dal lavoro di immagine dell’azienda (93 milioni di iPhone e 40 milioni di iPad venduti nel 2011) richiede una risposta su scala altrettanto enorme, e molto veloce per garantire tempi di attesa non eccessivi; l’unico modo per soddisfarla è stato decentralizzare la produzione a Shangai, negli stabilimenti gestiti dalla Foxconn (che non fanno pura manovalanza, visto che hanno anche creato da zero alcuni dei componenti esclusivi dei progetti Apple) con turni a rotazione senza soste 24 ore su 24 sette giorni su sette, pagati 1 dollaro e 78 centesimi all’ora per turni di dieci ore. Una situazione che sta provocando una catena di suicidi fra gli operai, in condizioni di lavoro al limite dell’abuso. Qui trovate uno dei reportage di denuncia della giornalista cinese Liu Zhiyi, che ha lavorato in incognito, tradotto da Richard Lai – Liu mette a fuoco che questa esperienza in fabbrica non è solo il lato più misero dei meravigliosi giocattoli Apple, ma il dramma di un’intera generazione di lavoratori cinesi. Qui trovate Charles Arthur che posta sul Guardian sull’annuncio di un amento del 25% nei salari degli operai della Foxconn. Quando mancano sei giorni alla presentazione pubblica del nuovo iPad3, Apple si trova costretta ad agire per riparare a un progressivo danno di immagine che i suoi consulenti chiamano “il momento Nike”, riferendosi allo scandalo del lavoro minorile in Asia impiegato dalle aziende americane di abbigliamento negli anni Novanta. L’azienda ha quindi annunciato di essere pronta all’ingresso di ispettori – oltre che di eventuali troupe televisive – negli stabilimenti Foxconn a Shangai. Le ispezioni, in realtà, faranno capo alla Fair Labor Association, e oggi vi racconto che cos’è e come funziona questa organizzazione non-profit che è in realtà un meccanismo di auto-certificazione delle aziende stesse. Intanto Bill Weir della trasmissione Nightline dell’ABC ha girato un reportage interessante alla Foxconn, accettando di entrare in fabbrica solo se avesse avuto accesso totale, visto che la rete per cui lavora è completamente intrecciata con Disney e Apple. Qui potete vedere il video integrale.

? La canzone di oggi era “Constant now” dei dEUS

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_01_03_2012.mp3]

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