hunger strike

Alaa Abd El-Fattah, in carcere al Cairo e condannato a 15 anni, è entrato in sciopero della fame ieri sera. Questa è la dichiarazione della sua famiglia (here the English version from Arabic):

“Alaa è in sciopero della fame: “non voglio più interpretare il ruolo che hanno scritto per me”.
Alle due del mattino di domenica 17 agosto, Alaa ha fatto visita a suo padre, Ahmad Seif, nell’Unità di Cura Intensiva dell’ospedale di Qasr el-Eini, dopo che questi era entrato in stato di incoscienza.
Tre giorni prima avevamo fatto la visita più recente ad Alaa nel carcere di Tora. In quel momento lo stato di salute di suo padre era relativamente buono. Da quel momento non c’era stato più alcun modo di informare Alaa che suo padre aveva avuto una crisi. E quindi Alaa è arrivato in ospedale nelle ore piccole di domenica che era felice di poter fare questa visita, portava dei fiori, e non vedeva l’ora di parlare con suo padre. Lo ha trovato senza conoscenza in un cubicolo dell’Unità di Cura Intensiva.
Vederlo così gli ha mostrato le cose in modo decisivo. Al termine di quella visita di pochi minuti, Alaa aveva deciso che si sarebbe sottratto alla situazione ingiusta e assurda in cui è stato messo – anche se gli fosse costata la vita.
Alaa ci ha informato di questa decisione il giorno dopo, quando siamo andati a trovarlo a Tora. Ed è stato difficile per noi, i suoi famigliari. Ma alla fine, capiamo la rabbia di Alaa e la sua frustrazione, il suo bisogno di infondere qualcosa di reale alla tragica farsa che gli stanno facendo vivere. La decisione di Alaa è attiva e positiva; il suo gesto riflette la serietà di quello che sta accadendo nella sua vita personale. E’ un gesto che cerca di eguagliare il suo dolore.
Alaa si trova in prigione per la terza volta da quando è cominciata la rivoluzione del gennaio 2011. Ogni volta, le autorità – qualunque fossero – lo hanno accusato di crimini inventati e ridicoli. Questo gli è costato moltissimo: le autorità lo hanno privato della possibilità di essere con sua moglie per la nascita del loro primo bambino, lo hanno separato dalla sua famiglia, lo hanno ostacolato nella sua carriera professionale nell’azienda di software che ha fondato. E poi hanno incarcerato la sua sorella minore, Sanaa, perché ella ha chiesto – nella manifestazione a Itihadeya del 22 luglio – libertà per lui e per tutti coloro che sono detenuti ingiustamente. E infine, adesso, gli hanno fatto una cosa che non può sopportare: impedirgli di essere accanto a suo padre per sostenerlo mentre affrontava un’operazione a cuore aperto, e gli hanno impedito di fargli visita finché non ha perso conoscenza. Noi, i famigliari e gli amici di Alaa Abd El-Fattah, riteniamo le autorità responsabili di aver privato Laila Soueif e Ahmad Seif del sostegno del loro figlio in questo momento difficilissimo e pericoloso della loro vita, e le riteniamo responsabili della sicurezza e del benessere dello stesso Alaa.
Alaa è adesso in sciopero della fame completo, a cominciare dalla sera di lunedì 18 agosto, e continuerà finché non avrà raggiunto la sua libertà.”

Leave a Reply

Your email address will not be published.