Fight Club

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(il concentramento degli ultrà delle squadre del Cairo ieri sul ponte Qasr el Nil prima del corteo)

Le proteste seguite alla strage allo stadio di Port Said, guidate al Cairo dagli ultrà dell’Ahly e dello Zamalek, hanno riaperto ieri sera una nuova battaglia a colpi di gas lacrimogeni e proiettili di gomma a Mohammed Mahmoud, la strada dietro piazza Tahrir che conduce al Ministero degli Interni, dove a novembre si fronteggiarono manifestanti e polizia per cinque giorni e cinque notti. Stanotte il muro di blocchi di cemento costruito dopo quella battaglia dall’esercito è stato smontato a mani nude dai manifestanti, e oggi fra loro e le forze di sicurezza schierate più indietro c’è un grosso varco. Del coinvolgimento degli ultrà nella rivoluzione, spesso come linea di difesa dei manifestanti disarmati, vi ho raccontato in diverse occasioni. Nei momenti più bui della rivoluzione, le loro file sembrano produrre una riserva infinita di forza fisica e di completa assenza di paura. Come tanti ultrà, ma in un paese con 30 milioni di disoccupati, sono ragazzi con poco da perdere, che nell’ultimo anno hanno convogliato il senso di appartenenza, la creatività e le energie a volte nichiliste dello stadio nell’impegno a Tahrir. L’episodio più controverso di cui sono stati protagonisti è l’irruzione nell’ambasciata israeliana del Cairo dopo un corteo pacifico lo scorso 9 settembre (qui il post di Mohamed Fadel Fahmy per Foreign Policy l’indomani, e qui quello di The Arabist). Il loro arrivo in piazza coi canti e le bandiere viene sempre salutato con gioia e gratitudine. In un momento di fortissima tensione, in cui gli ultrà dell’Ahly sembrano scontare una rappresaglia indiretta della polizia dopo i molti confronti diretti di quest’ultimo anno, il Guardian raccoglie alcune testimonianze dei fatti di Port Said e fa un commento sui possibili addentellamenti politici dell’aggressione ai tifosi. Intanto tornano a circolare i materiali che raccontano un po’ il retroterra dei tifosi, in particolare un post del Daily News Egypt dello scorso settembre. E Mohamed Beshir (@gemyhood), ultrà e scrittore, ha pubblicato a novembre il suo “Ultras book”, che è già arrivato alla terza ristampa lo intervista l’Egypt Independent.

? La canzone di oggi era “Should I stay or should I go” dei Clash

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 3 feb 12p.mp3]

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