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(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Cairo, dopo le massicce proteste pacifiche contro il decreto costituzionale di Morsi di martedì e venerdì scorso a Tahrir, e di questo martedì al palazzo presidenziale, la notte scorsa è stata terribile, con scontri a colpi di pietre, molotov, pallini d’acciao e gas lacrimogeni fra civili (pro e anti Morsi) dopo un attacco al piccolo sit-in fuori dal palazzo. Bilancio 6 morti (fra cui un giornalista) e quasi 500 feriti, 92 arresti, due sedi dei Fratelli Musulmani in altre città date alle fiamme, le dimissioni di gran parte dei consiglieri presidenziali, le dimissioni del capo della commissione appena nominato da Morsi per supervisionare il referendum sulla costituzione del 15 dicembre, le dimissioni del direttore della tv di stato, che lamenta “pressioni indebite del governo”, e la defezione sul referendum di 204 diplomatici egiziani all’estero. E soprattutto, la frattura netta tra Fratelli Musulmani e rivoluzionari laici che era stata accuratamente evitata mille volte dal 25 gennaio del 2011 in poi, da Tahrir fino al tacito compromesso per il voto a Morsi nel ballottaggio delle presidenziali. In drammatica difficoltà, il presidente Morsi ha annunciato con grande ritardo un discorso per la giornata di oggi, e si attende di capire se accoglierà almeno una parte delle richieste dell’opposizione, creando un tavolo di discussione sul decreto costituzionale e sugli articoli più controversi della bozza di costituzione approvata l’altro giorno in fretta e furia.
La serata e la notte dei tweep in rete è stata molto caotica: gli scontri avvenivano nelle quattro vie intorno al palazzo presidenziale, per cinque ore nella completa assenza della polizia, distinguere le due fazioni al buio era complicato, ciascuna parte rivendicava di non essere armata e i reporter internazionali hanno invece riferito che lo erano entrambe, la rete a Heliopolis andava e veniva, le fotografie erano sgranate e poco riconoscibili, la propaganda e la paranoia altissima da entrambe le parti. Zeinobia oggi posta una ricostruzione di tutto quello che ha trovato sugli scontri, i feriti, i nomi e i cognomi, le armi impiegate. Mentre arrivavano le notizie sui morti negli scontri, nella conferenza stampa del Fronte laico di Salvezza Nazionale, incarnato dal troppo a lungo riluttante El Baradei (in lacrime), dal socialista nasseriano Hamdeen Sabahi (vincitore del primo turno delle presidenziali al Cairo) e da Amr Moussa (quasi a rappresentare i laici della parte opposta, quella dei compromessi col vecchio regime) si usavano toni durissimi di accusa per il presidente e si avanzavano richieste molto nette: via il decreto costituzionale con i poteri speciali a Morsi, ridiscussione della bozza di costituzione, rimandare il referendum del 15 dicembre finché non si trova un accordo.

Dal Cairo potete seguire la nostra Laura Cappon negli spazi informativi di Radio Popolare, e nella timeline di Alaska su Twitter tutti gli aggiornamenti.

La canzone di oggi era “Wait it out” di Imogen Heap

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_06_12_2012.mp3]

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