era tutto vero

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Il 18 marzo vi raccontavo su Twitter del lungo intervento al Centro Hariri per il Medio Oriente di Washington di Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. Fra tutte le precondizioni per un’uscita della rivoluzione egiziana dal suo impasse – ancor prima che le elezioni parlamentari, il prestito del Fondo Monetario Internazionale, il rispetto degli spazi democratici anche in attesa o in assenza di un’opposizione efficace che possa utilizzarli, l’indipendenza del sistema giudiziario e civile, e la ridiscussione nel futuro parlamento di alcuni punti fondamentali della Costituzione approvata di corsa dopo le proteste al Palazzo Presidenziale lo scorso dicembre – Heba raccomandava vigorosamente la completa riforma del Ministero degli Interni e delle forze di sicurezza, esercito compreso, che non è mai avvenuta. In quel contesto, spiegava che la famosa commissione indipendente di fact-finding sui crimini commessi dalle forze di sicurezza nei giorni della rivoluzione è stata davvero costituita; che ha portato a termine il suo incarico, e che esiste realmente un rapporto completo sulle ricerche che ha svolto finora. Rapporto che però non è stato reso pubblico dalla presidenza Morsi, secondo lei a causa delle scoperte fatte sui crimini commessi non solo dalla polizia, ma dall’esercito. Qui trovate un buon riassunto delle affermazioni di Heba Morayef.

Ieri Evan Hill con Mohamad Mansour ha pubblicato sul Guardian un articolo straordinario (ripreso dalla stampa e dalle tv di tutto il mondo), che si basa proprio su una parte della bozza in arabo del rapporto della commissione di factfinding sulle violenze commesse dall’esercito, incrociata con alcune ricerche autonome e interviste dirette a persone che hanno testimoniato per la commissione. Il rapporto non è affatto pubblico, ma Evan Hill riesce a farne emergere gli aspetti più inquietanti – sopra ogni cosa, torture sui manifestanti da parte dei militari che in piazza sembravano neutrali, e i casi dei quasi mille desaparecidos. Per gli attivisti e le associazioni, che vanno raccogliendo testimonianze su questi episodi da due anni, non è niente di nuovo, ma a livello internazionale la reputazione dell’esercito egiziano come equilibratore laico e cuneo fra manifestanti e polizia non sarà più la stessa, e dopo questa fuga di notizie, il governo dei Fratelli Musulmani potrebbe essere costretto a pubblicare il rapporto completo.

Intanto, le reazioni dall’opinione pubblica egiziana arriveranno a scoppio ritardato, seguendo la diffusione dei giornali cartacei di questa mattina.

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_11_04_2013.mp3]

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1 Comment era tutto vero

  1. Pingback: l’esercito di Evan | Alaska

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