due anni da Lulu

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Oggi in Bahrain gli attivisti celebrano due anni dall’inizio della loro rivoluzione, avvenuto in una piazza che oggi non esiste più. Il giorno di San Valentino del 2011, tre giorni dopo la caduta di Mubarak in Egitto, una folla equivalente a più della metà della popolazione nativa del piccolo stato si accampò intorno al suo monumento nazionale, creando la piazza più simile a Tahrir che si sia vista nei paesi arabi. Le richieste erano di riforme sociali sostanziali ma non radicali, eppure la famiglia reale Al Khalifa – che da più di un secolo governa per diritto ereditario un paese a maggioranza sciita – ha evacuato Lulu con la forza, raso al suolo il monumento, incarcerato tutti i leader della lotta per i diritti umani, chiamato in soccorso le vicine truppe saudite, continuato a praticare la tortura in carcere, svuotato le libertà degli organi di stampa, arrestato i migliori medici del paese, represso e incarcerato insegnanti, studenti e sportivi di alto livello, vietato l’ingresso ai giornalisti stranieri, demolito moschee sciite, sparato sui funerali degli uccisi negli scontri, quasi tutti ragazzini. Le manifestazioni e le azioni dimostrative, quotidiane, piccole e grandi e assolutamente vietate, continuano ogni giorno, ma senza mai riuscire a tornare nel centro di Manama, isolato dai quartieri residenziali e dai piccoli villaggi più poveri da un sistema di posti di blocco. I gas lacrimogeni sono una costante delle fotografie che riceviamo dal Bahrain ogni giorno grazie alla rete. Nonostante le risoluzioni della Comunità Europea, un dialogo con il Dipartimento di Stato americano (che ha interessi enormi nel piccolo paese), e l’interessamento di diversi stati europei e di tutte le associazioni per i diritti umani, le riforme in Bahrain sono ancora un sogno lontano – ulteriormente complicato dal ruolo che involontariamente giocano gli stranieri naturalizzati allo scopo di controbilanciare la composizione etnica del paese – quasi tutti impiegati nelle forze di sicurezza e nella costruzione dei grattacieli di downtown, spesso strumentalizzati o ricattati dagli Al Khalifa e vittime dell’odio della popolazione nativa. Stamattina presto, per l’anniversario di Lulu, erano già ripresi i cortei dei giorni scorsi. Ucciso un ragazzino di 16 anni, Hussein al Jaaziri. Il racconto di Ian Black per il Guardian e dell’AP.

La canzone di oggi era “Blue is my heart” di Holly Williams

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_14_02_2013.mp3]

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