corto circuito

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Sakhir, circuito di Manama, dal 2004 inserito nel campionato mondiale di Formula 1. Il GP del Bahrain, fiore all’occhiello per l’immagine internazionale della famiglia regnante Al Khalifa, salta l’anno scorso a primavera a seguito della rivolta di Lulu, dell’assedio militare all’ospedale di Salmaniya, dell’ingresso dei carri armati sauditi e della stretta dello stato di emergenza. Viene rimandato all’autunno su pressione del movimento per le riforme e delle associazioni internazionali per i diritti umani, che denunciano la durissima repressione del governo e le torture in carcere. Alla fine, il capo supremo della federazione di Formula 1, Bernie Ecclestone, lo cancella definitivamente, ma la motivazione è sibillina: non l’auspicabile “non corriamo in un paese dove decine di lavoratori del circuito e centinaia di sportivi di primo piano sono stati messi al bando o torturati e e l’unico campione nazionale di Formula 1 si trova attualmente in carcere per aver manifestato pacificamente”, ma il Bahrain non è in grado di garantire la sicurezza delle squadre, dei piloti e del circuito. Smacco internazionale comunque per il re, che a ottobre corre ai ripari accettando le ispezioni della commissione BICI. Intanto ai giornalisti viene vietato l’ingresso nel paese e le manifestazioni, con il loro corredo di gas lacrimogeni, transennamenti delle piazze e dei centri commerciali, blocchi stradali che isolano interi villaggi, proseguono ogni sera – e tutto quello che sappiamo degli scontri, delle vittime e dei cortei continua ad arrivarci solo attraverso la rete, da cui apprendiamo anche dei primissimi veri e propri atti di violenza commessi dai manifestanti, come l’incendio di auto e commissariati. Il Parlamento Europeo, come vi ho raccontato in tempo reale su Twitter, qualche giorno fa emette l’ennesima dichiarazione di condanna degli abusi sui diritti umani. Il leader pacifista della protesta, Abdelhadi Alkhawaja, in carcere da quasi un anno, arriva oggi al 47° giorno di sciopero della fame e versa in gravi condizioni. la repressione del governo sembra riuscita a ricacciare in casa almeno il grosso dei meno giovani e della borghesia che aveva occupato Lulu la scorsa primavera, e soprattutto è riuscita a fermare lo sviluppo di un’elaborazione civile delle richieste e della trattativa politica; il movimento in Bahrain resta per forza di cose inchiodato alla sua prima richiesta, cioè il diritto di manifestazione e il rispetto dei diritti umani. Ma il 9 marzo, a sorpresa, un grande corteo ha portato per le strade di nuovo decine di migliaia di persone, forse 80mila, un successo considerevole in proporzione alla ridottissima popolazione del paese. Negli ultimi cortei, una richiesta esplicita del movimento per le riforme chiedeva alla comunità internazionale di dare un segnale forte cancellando di nuovo il Gran Premio. Lo hanno fatto con slogan, tweet, cartelli in corteo, graffiti sui muri delle case. Intanto ieri, dopo diverse conferme che il GP si sarebbe svolto regolarmente, una battuta d’arresto, dovuta probabilmente alla comunicazione contraddittoria (l’unità del paese ha bisogno del Gp ma non siamo in grado di garantire totalmente la sicurezza) del presidente dell’Automobile Club del Bahrain e membro della Fia, Abdullah bin Isa Al Khalifa (qui in italiano, qui dalla BBC). Per F1today e alAkhbar, il GP non si terrà, ma le ultimissime dichiarazioni di Ecclestone fanno pensare altrimenti. Se il GP dovesse essere cancellato, lo sarà probabilmente di nuovo per la cosiddetta “sicurezza dei piloti” – una sorta di fiammifero bagnato agli effetti della rivolta – ma nondimeno una vittoria per il movimento per le riforme e un altro richiamo internazionale sul minuscolo paese del Golfo. Quello che colpisce di più, a un anno dai primi arresti degli sportivi di primo piano del Bahrain, è il silenzio della comunità degli sportivi, dei tifosi e della stampa di settore. Ecco cosa diceva il 22 febbraio Paul Weaver del blog sportivo del Guardian, dopo aver appena parlato con Bernie Ecclestone.

? La canzone di oggi era “Human condition” di Joan as Policewoman

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_28_03_2012.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.