coming out

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

E così sabato abbiamo saputo, grazie all’investigazione di @avinunu che ha completato quella di Andy Carvin e di Liz Henry, che “Amina la blogger lesbica siriana” non solo non esiste, ma è la creazione, forse morbosa, di un uomo americano bianco di 50 anni, Tom MacMaster, che è sempre stato in Scozia e che adesso sul blog di Amina cade dalle nuvole per l’enorme scompiglio causato dai suoi scritti e dalla falsa notizia dell’arresto – cose che avrebbe inventato “nell’interesse” dei blogger siriani perseguitati. Sua moglie ha chiesto di non disturbarli durante le loro attuali vacanze in Turchia, e si scopre che è un uomo bianco americano anche la finta Paula Brooks a cui si appoggiava “Amina” per la piattaforma del suo blog. La rete è piena di imbarazzo, sconcerto, preoccupazioni per il danno che un unico terribile falso può causare ai veri attivisti del web, siriani e non solo (che hanno assolutamente bisogno della protezione dell’anonimato), anche se, come ha twittato qualcuno, la portata del danno provocato da un falso è stata subito bilanciata dallo splendido lavoro investigativo di Avinunu, Andy Carvin, Liz Henru, @elizrael e @jilliancyork, come se la rete e Twitter avessero già sviluppato i propri anticorpi. Il magnifico (e sconcertato) Andy Carvin sta completando la sua sequenza di quello che è successo con lo strumento di Storify, mentre Esther Addley del Guardian fa il suo post conclusivo per sigillare la vicenda per conto del Guardian, e qui trovate due reazioni diverse a confronto sulla truffa di Amina.

Robert Gates si dichiara cautamente ottimista su una soluzione possibile in Yemen; intanto Saleh sta tornando dall’Arabia Saudita, e Shata al-Harazi per Almasryalyoum posta su cosa pensa l’opposizione dei rischi impliciti nel suo ritorno.

Cosa succede al calcio tunisino ed egiziano dopo la rivoluzione? Matthew Kenyon della Bbc ha ricostruito un po’ di cose interessanti.

? La canzone di oggi era “Heaven or hell” di Steve Earle

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska 14 giu 11.mp3]

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1 Comment coming out

  1. stefano

    Amina non era una Gay blogger in Damascus.
    Era un panzone americano.
    Embè?
    Primo avviso ai naviganti tanto amanti del Mare: a volte quel che sembra, non è. E chi fa il giornalista e riporta delle voci, sarebbe tenuto a controllare le fonti.
    Secondo avviso ai naviganti tanto amanti del Mare: dire che il Mare ha i suoi anticorpi (perché si è scoperto che Amina non era quel che era, grazie al Mare) è come dire che siamo riusciti a chiudere le porte della stalla, ma dopo che i buoi sono fuggiti.
    Terzo e ultimo avviso ai naviganti tanto amanti del Mare: il ciccione americano ha sbagliato (in quanto giornalista) ma no no e no, in quanto tutto il resto; inoltre è un accidenti di scrittore con le contropalle che (senza volerlo?) ha tenuto attaccati al suo blog tanti marinai che i nostri Sofri se li sognano, e ha dato Vita a una Lotta che Vita non ne aveva. Non maltrattatelo adesso. Non basta tutto ciò per rendere Amina più reale del Reale?

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