colpo di mano

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Colpo di scena ieri in Egitto, forse il più terribile per il suo futuro democratico da quando è iniziato il processo di transizione dopo i diciotto giorni di Tahrir. Poche ore dopo l’implementazione di nuovi poteri speciali di arresto per l’esercito (che aveva appena tolto lo stato di emergenza) e a tre giorni dal ballottaggio per le prime elezioni presidenziali, la corte costituzionale del Cairo ha deliberato che fosse incostituzionale la legge che proibisce a persone del vecchio regime di candidarsi alle elezioni (via libera dunque per domani e dopodomani all’ex ministro Shafiq che sfida Morsi per la carica di presidente) e anticostituzionale anche l’utilizzo delle candidature individuali come indipendenti di alcuni parlamentari eletti sei mesi fa. Le candidature individuali erano state effettivamente usate anche da candidati vicinissimi alle liste dei partiti, ma la norma era stata autorizzata dall’esercito proprio pochi giorni prima delle elezioni. La conseguenza dell’invalidazione di un terzo della Camera è che salta l’intero Parlamento, che resta incastrata fra questo evento e l’elezione del presidente la nuova costituente (che dovrebbe definire anche i poteri del presidente) e che il nuovo presidente 1) potrebbe essere un uomo del vecchio regime 2) giurerà senza parlamento davanti al Consiglio Supremo dell’Esercito, che nel frattempo si è inventato nuovi poteri per la gestione dell’ordine pubblico e riavrà in mano tutti i poteri legislativi. Ieri sera tardi la conferenza stampa del candidato dei Fratelli Musulmani, Morsi, dopo quella roboante di Shafiq che non ha neppure menzionato il terremoto istituzionale causato dalla decisione della corte, e dopo una riunione di emergenza dei vertici dell’esercito. Mentre Tahrir è ancora ko per lo scacco matto della vecchia corte costituzionale di Mubarak, vi propongo un po’ di materiali dalle teste migliori che stanno osservando la situazione. Qui il blog aggiornato del Guardian, qui quello di Al Jazeera, qui Matt Bradley per il Wall Street Journal che prima del verdetto spiegava il quadro e ne anticipava le complicazioni, qui i pareri legali raccolti a posteriori da Salma Shukrallah, qui il commento di Wael Ghonim, qui l’editoriale di stamattina del candidato alle presidenziali Mohamed Morsi per il Guardian, qui Marc Lynch per Foreign Policy, qui (imperdibile) John Wrees per Counterfire, qui la dichiarazione di Amnesty International di ieri sera sui poteri speciali dell’esercito,

La canzone di oggi era “What’ll I do” di Lisa Hannigan

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_15_06_2012.mp3]

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