catena di morte

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(lo specchio nella stanza della giornalista Rawya Rageh a Port Said, colpito da un proiettile entrato dalla finestra durante gli scontri di ieri mentre venivano attaccati i funerali degli uccisi di sabato)

Oggi cade l’anniversario della prima strage della rivoluzione egiziana del 2011. Ma fra l’anniversario dell’inizio della rivoluzione venerdì scorso e oggi, la situazione in Egitto è precipitata in una delle crisi più gravi del suo lungo percorso verso la democrazia.  Dopo alcuni scontri fra manifestanti e polizia al Cairo, Alessandria, Suez e Port Said venerdì 25, sabato si attendeva il primo verdetto dei due verdetti per la strage allo stadio di Port Said del 1° febbraio 2012, quando la polizia tolse le barriere fra tifosi, e gli ultrà del Masri, la squadra di casa, aggredirono quelli ospiti dell’Ahly (Cairo), noti per il loro impegno in prima linea nella rivoluzione, provocando 74 morti. Gli imputati per quei fatti sono quasi un centinaio, compresi pochi agenti di polizia,  il campionato è rimasto sospeso per un anno, e il secondo verdetto è previsto per il 9 marzo. Sabato, dunque, la sentenza: 21 condanne a morte (la pena di morte non è mai stata riformata). I parenti degli imputati hanno assaltato il carcere, un poliziotto è rimasto ucciso, la polizia ha sparato sulla folla, provocando altre decine di morti. Fra la gente i giornalisti hanno avvistato anche uomini armati in borghese. Intanto al Cairo proseguivano gli scontri nelle vie intorno alle ambasciate e sulla Corniche dei grandi alberghi di downtown, all’imbocco dei ponti 6 ottobre e Qasr el Nil. Domenica, le molte migliaia di persone che a Port Said stavano sfilando per i funerali degli uccisi del giorno prima sono state colpite da lanci di gas e da proiettili sparati dall’interno di un club dell’esercito. Di nuovo, civili armati sono spuntati dalla folla, rispondendo al fuoco. Bruciati il club dell’esercito e quello adiacente della polizia, alla fine della giornata restavano altri 7 morti e centinaia di feriti. Per i racconti dei reporter e degli attivisti sul campo a Port Said e al Cairo potete recuperare la timeline di Alaska su Twitter.

Ieri sera, il presidente Morsi ha proclamato lo stato di emergenza nelle tre città del canale – Suez, Ismailia e Port Said appunto, reintroducendo la legge di emergenza (con potere di arresto per i militari) che era rimasta in vigore per decenni sotto Mubarak e per tutta la durata del regime militare dopo la rivoluzione, fino a pochi mesi fa. Subito dopo il discorso di Morsi alla tv di stato, la più acuta osservatrice delle limitazioni ai diritti civili provocate dalla legge di emergenza è stata Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. La nostra corrispondente dal Cairo, Laura Cappon, l’ha intervistata in questi giorni per noi.

La canzone di oggi era “Be still” di The Fray

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_28_01_2013.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.