#calvinball

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Calvinball è il gioco che fanno Calvin e Hobbes, un gioco che rende pazzi ed è impossibile da vincere perché Calvin cambia continuamente le regole. Blake Hounshell di Foreign Policy aveva cominciato a usare questo termine l’anno scorso per rendere l’idea dello scenario politico in Egitto quando l’esercito, supportato dalla corte costituzionale, annunciò la dissoluzione del parlamento a soli 6 mesi dall’entrata in carica (un parlamento in gran parte composto da membri di partiti islamici, ma impossibile da replicare con quella maggioranza anche solo pochi mesi dopo, come ci hanno mostrato le percentuali di voto alle presidenziali – un momento, quello dell’annullamento, che ha aperto la buca più grossa sul cammino della transizione). Oggi il campo di gioco è una commissione costituente in disaccordo e disfacimento, un parlamento che non si può rieleggere se non dopo l’iter della Costituente e del referendum per approvare la nuova Costituzione, e un presidente dei Fratelli Musulmani (che ha vinto al ballottaggio solo perché si voleva battere Shafiq) ancora solo al comando e alle prese con un apparato giudiziario infestato dai fedeli al vecchio regime. Meno di 24 ore dopo aver messo in saccoccia il tremendo successo diplomatico della tregua a Gaza, ieri Morsi ha annunciato (come fece l’esercito), temperandola con misure di sovvenzione e tutela per le famiglie dei martiri della rivoluzione, una dichiarazione costituzionale che gli garantisce poteri decisamente speciali – un tentativo di garantirsi dai colpi di mano dell’attuale apparato giudiziario, ma anche una mossa pericolosissima in assenza di un bilanciamento dei poteri. E così, è di nuovo Calvinball. L’account Twitter dei Fratelli Musulmani ha dovuto rispondere per tutta la notte a una valanga di critiche, e oggi 30 sigle dell’opposizione rivoluzionaria scendono in piazza, mentre da giorni si trascinano scontri fra ragazzi e polizia nel primo anniversario della strage di Mohamed Mahmoud. Dal Centro Rafik Hariri una ricostruzione di Tarek Radwan, da Zeinobia il panorama (e il sentimento) delle proteste di oggi.

La canzone di oggi era “Tahrir song” di Tarek Geddawi

Ecco la puntata di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_23_11_2012.mp3]

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Leave a Reply

Your email address will not be published.