before & after

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Domenica su Twitter vi ho raccontato minuto per minuto le ore di attesa e paranoia per i risultati delle presidenziali egiziane, condizionate dai colpi di mano dell’esercito degli ultimi giorni, e l’esplosione dei festeggiamenti di massa in piazza Tahrir all’annuncio della vittoria di Morsi, storicamente il primo membro dei Fratelli Musulmani a parlare alla nazione dalla tv di stato e il primo civile da decenni a sedere sulla poltrona di presidente, anche se sotto forte controllo dell’esercito e probabilmente in trattative con i militari su formazione del nuovo governo, elezione del nuovo parlamento, costituzione e garanzie allo Scaf sui suoi futuri privilegi, soprattutto economici. Morsi potrebbe essere perfino un presidente a tempo, intanto però la commissione elettorale non ha che confermato i risultati dai seggi (con una correzione di solo lo 0,6%) comunicati per cautela dai FM già una settimana fa, e il colpo di mano per forzare la vittoria dell’ex ministro di Mubarak Shafiq è stato sventato. Con una semidemocrazia zoppa e poca fiducia nei confronti dei Fratelli Musulmani, nondimeno l’Egitto, forte dei milioni che votarono candidati pro-rivoluzione al primo turno, riesce a tenere la palla in campo e a proseguire la sua letale partita con l’esercito e con i residui del vecchio regime. Vi propongo due riflessioni precedenti ai risultati (Sarah el Sirgany sui negoziati dietro le quinte e Rania al Malki sulla costituzione per l’Egypt Monocle) e due a posteriori, il post collettivo per il NYT e quello di Counterfire, con l’efficacissima sintesi di John Rees).

La canzone di oggi era “Alf Leila wa Leila” di Oum Khaltoum

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_26_06_2012.mp3]

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