ardente

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

“Non considero le elezioni una battaglia finale che la rivoluzione ha perso, ma un sondaggio d’opinione che la rivoluzione ha vinto”

Omar Kamel

Per una cronologia del livetweeting che ho fatto dal Cairo nella settimana delle elezioni presidenziali, ho preparato per voi due Storify nell’ordine corretto, dal 20 al 29 maggio, questa è la prima parte, questa è la seconda.

Se avete seguito le ultime puntate in diretta dalle elezioni presidenziali al Cairo, sapete che il quadro è complesso e potenzialmente esplosivo. Il socialista nasseriano Sabbahi, vera sorpresa del primo voto dopo la rivoluzione, è virtualmente presidente al Cairo, ad Alessandria (città dove esiste una tradizione salafita, ma anche la culla della rivoluzione di facebook), a Port Said (dove avvenne la strage allo stadio) ed è secondo a Suez. Ma circa 600mila voti lo distanziano dal secondo classificato nazionale, l’ex ministro di Mubarak Shafiq, sulla cui legittimità a correre alle elezioni deciderà un tribunale l’11 giugno. Nessun ricorso per brogli è stato accettato, e se anche il tribunale dovesse inficiare il voto per Shafiq, il ballottaggio potrebbe essere rimandato o trasformato in un referendum su Morsi dei Fratelli Musulmani, che a quel punto sarebbe l’unico in lizza (cioè non è previsto che Sabbahi possa a quel punto contendergli il ballottaggio). Moussa e Fotouh, i due candidati semi-moderati che i sondaggi davano in testa, sono dietro di un pezzo. Parte dell’astensione dal voto è dovuta al boicottaggio contro l’esercito espresso da una fetta dei giovani rivoluzionari. Sono 136mila, invece, le persone che hanno votato per il candidato della rivoluzione, il giovane avvocato del lavoro Khaled Ali. Anche se ogni interpretazione è opinabile perché fra chi ha votato Sabbahi c’è anche chi sarebbe disposto a votare Shafiq al ballottaggio pur non di votare per i Fratelli Musulmani, ed esiste nel voto per Sabbahi una componente di nazionalismo nasseriano, resta il fatto che il totale dei voti liberal, laici e genericamente di sinistra è tale da far pensare che se i rivoluzionari si fossero presentati compatti avrebbero vinto al primo turno.  Terribilmente sterile e poco rappresentativo, quindi, il ballottaggio fra il debole Morsi dei Fratelli Musulmani (subentrato all’ultimo momento al posto dell’escluso Shater, e tecnicamente sotto di più del 30% rispetto al risultato dei Fratelli Musulmani alle parlamentari di sei mesi fa) e l’uomo dell’ex regime, probabilmente protetto dai militari nel suo anomalo percorso elettorale, e cacciato dal suo seggio a forza di lanci di scarpe dalle madri di alcuni dei martiri della rivoluzione.  Poco dopo l’annuncio dei risultati, migliaia di persone sono confluite a Tahrir per protestare e un piccolo gruppo ha attaccato la sede della campagna elettorale di Shafiq, provocando un incendio (incendio dalla strana dinamica, che credo si intuisca dalla sequenza dei tweet negli Storify che vi propongo sopra). Oggi sentiamo alcuni punti di vista che ci offre la rete: quello della giornalista Nadia El Awady,  quello di Ekram Ibrahim sulla sorpresa Sabbahi, quello di Lina el-Wardani sulla sorpresa del voto di Alessandria (entrambi per Ahram online), e quello dell’attivista Omar Kamel.

La canzone di oggi era “Here comes the rain again” degli Eurythmics nella versione di Macy Gray

Ecco la puntata di oggi:

[audio:alaska_30_05_2012.mp3]

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