Alaska XL #9 | di sarti, scavi e pastori

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

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@herdyshepherd1 è un pastore, non d’anime ma proprio di pecore. La fotografia qui sopra è sua. E dalla solitudine dei pascoli gli piace twittare. Sulla scorta di una certa fama personale che si è guadagnato in questi mesi, ha scritto la sua storia per The Atlantic, in cui racconta una nuova frontiera fra raccoglimento e socialità, fra vita contadina e connessione tecnologica.

“Enjoy the silence” dei Depeche Mode nella versione di Tori Amos

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_25_11_2013_1.mp3]

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Veniamo agli aggiornamenti d’obbligo sulle rivelazioni di Snowden e ciò che si muove intorno alla sorveglianza dell’NSA: lo specifico ordine della FISA che autorizza lo spionaggio dell’NSA è stato pubblicato e spiegato dal Guardian, mentre Twitter e Yahoo, fra le aziende commerciali più spaventate dall’ampiezza della sorveglianza elettronica delle agenzie federali – promettono maggiore segretezza ai loro utenti. Fra rivelazioni e smentite, nella rosa dei paesi interessati è spuntata anche la Norvegia, mentre l’edizione internazionale di Der Spiegel online racconta l’utilizzo di falsi account di Linkedin da parte del GHCQ britannico. Ars Technica ha raccolto l’ennesima testimonianza di un giudice che con un’ingiunzione aveva già messo in guardia la NSA dall’incostituzionalità di sorvegliare i cittadini con un raggio così ampio – non è il primo, e sembra che tutte le delibere dei giudici in questi anni siano state ignorate. La storia più interessante della settimana potrebbe essere quella del New York Times (autori James Risen da Washington e Laura Poitras da Berlino), che mette in luce due elementi fondamentali: 1) la NSA aveva già progettato una strategia per ottenere un ancor maggiore raggio d’azione e 2) la NSA incoraggia e facilita la costruzione di maggiori infrastrutture e miglior qualità dei servizi da parte delle aziende commerciali, per poter fare sfruttamento passivo di questi servizi ai fini della sorveglianza. Intanto la Electronic Frontier Foundation continua ad aggiornare il suo indice dei documenti sull’NSA, e Foreign Policy ha un bell’articolo su “come l’FBI svolge il lavoro sporco per l’NSA”. Infine, Slate ci racconta come la sorveglianza elettronica permette all’ANSA di ricostruire il profilo personale, lo stato di salute e le convinzioni religiose di un cittadino.

“Ho Hey” dei Lumineers

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_25_11_2013_2.mp3]

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In queste ore al Cairo, il monumento “ai martiri della rivoluzione” eretto dall’esercito a Tahrir è stato sfregiato dai giovani in corteo per il secondo anniversario del massacro di Mohamed Mahmoud. Un ragazzo è rimasto ucciso e 43 feriti quella notte negli scontri con la polizia. E mentre si attende con inquietudine la proposta di articoli costituzionali che definirà la possibilità o meno di processi militari per i civili, oggi entra in vigore la nuova legge per la regolamentazione delle manifestazioni, che conferisce poteri arbitrari sulla libertà di manifestare al Ministero degli Interni e mette per iscritto la triste sequenza di “gestione dell’ordine” che la polizia antisommossa usa già da anni (avvertimento, idranti, lacrimogeni, proiettili di gomma, pallini da caccia). E il comico satirico Bassem Youssef ha chiuso il suo rapporto con le rete CBC che aveva bloccato il suo programma già dalla seconda puntata e sarebbe in trattative con una rete televisiva tedesca che fa capo alla Deutsche-Welle. Ma lo sguardo più obliquo e rivelatore su quello che sta accadendo in Egitto arriva dalla parte bassa della valle del Nilo (il cosiddetto Alto Egitto), dove Peter Hessler ha trascorso vari periodi per il New Yorker immerso negli “scavi archeologici della rivoluzione” (l’articolo originale è disponibile solo in abbonamento, ve lo traduco nel podcast qui sotto)

“Pyramid Song” dei Radiohead

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_25_11_2013_3.mp3]

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In quest’ultima parte della puntata di oggi, diamo un’occhiata ai materiali digitali che sono stati pubblicati in occasione del JFK50, cinquantesimo anniversario dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Il New York Times ha creato una favolosa indicizzazione navigabile (e twittabile contenuto per contenuto) del suo archivio delle edizioni cartacee di allora, lo trovate qui. Slate ha pubblicato la mappa interattiva di tutti i luoghi intitolati al presidente ucciso, mentre la radio pubblica americana NPR ha pubblicato la ricostruzione di cosa avvenne alla Boston Symphony Hall dove era previsto un concerto quando arrivò la notizia dell’assassinio. Ma il fatto che siano trascorsi cinquant’anni fa sì che questa storia diventi anche una storia di padri e figli: Steve Buttry ha creato un post sul suo blog in cui riflette sui vecchi quotidiani di allora conservati da suo padre, e Michael Horowitz scrive per il Daily Beast di come suo padre, sarto proprio come il signor Zapruder che girò il celebre Super8 dell’assassinio di Kennedy, aiutò a cucire l’abito rosa che Jackie Kennedy indossava quel giorno. E che Jackie non volle mai cambiarsi benché fosse macchiato di sangue e di materia cerebrale – Meghan O’Rourke per Slate cerca di ricostruire perché, e cosa rappresenti quella scelta oggi.

Infine, negli Stati Uniti d’oggi una straordinaria artista, inascoltata dai suoi rappresentanti al Congresso, ha deciso di dire la sua sull’incostituzionalità del carcere di Guantanamo con una canzone che vi faccio ascoltare oggi e un video girato insieme a Janelle Monae ed altri. E’ Esperanza Spalding, la canzone di chiama We are America, e qui trovate l’intervista che le ha fatto NPR, e la relativa trascrizione.

“We are America” di Esperanza Spalding

Ecco la quarta parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_25_11_2013_4.mp3]

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