Alaska XL #8 | alieni

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(il monumento alieno che l’esercito ha fatto erigere a Tahrir – inaugurato stamattina – per “commemorare i martiri”, parte del restyling della piazza e della riscrittura della storia in versione nazionalista – foto di @kikhote).

1

Oggi parliamo del whistleblower Jeremy Hammond (condannato pochi giorni fa a 10 anni di carcere), di Google alle prese con l’NSA, di David Miranda, di orsi polari, di Arctic 30 e di sir Paul McCartney. Ma prima, l’onore dell’apertura di puntata a una ragazza che  come tanti in Gran Bretagna, per mantenersi fa due mestieri: la giornalista, e la cameriera. Nel secondo ruolo ha servito qualche giorno fa al tradizionale e sontuoso banchetto per il Lord Mayor, dove il primo ministro David Cameron ha sfoderato il suo appello all’austerità permanente. Seduto su un trono d’oro, dice Ruth Hardy, che tornata a casa ci ha scritto un bel pezzo per il Guardian.

“Wait it out” di Imogen Heap

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_18_11_2013_1.mp3]

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2

Ventotto anni, di Chicago. Si chiama Jeremy Hammond e ha confessato di aver hackerato per motivi politici i server di una grande azienda a cui ha sottratto un enorme database per consegnarlo a Wikileaks e Anonymous.  Tre giorni fa è stato condannato a dieci anni di prigione. Qui il racconto di Wired. Qui il messaggio di Alexa O’Brien, la reporter che ha creato tutte le cronache sul processo Manning.

NSA, dopo le rivelazioni sul prelievo di dati senza mandato, le grandi aziende tecnologiche americane cominciano a fare lobbying sul Congresso.  Qui Google che racconta l’evoluzione nel tempo delle richieste di consegna da parte delle agenzie di sicurezza federali, qui Mother Jones su come si stanno mettendo in moto contro l’NSA Google, Yahoo, Facebook e Twitter, e per quali proposte di legge stanno facendo lobbying al Congresso. Intanto, Al Jazeera America ha raccontato come la CIA raccolga su vasta scala i dati delle transazioni bancarie, e l’impresa editoriale che il miliardario Pierre Omidyar ha affidato a Greenwald ha fatto tre nuovi acquisti in una sola settimana, che vanno ad aggiungersi a Greenwald, Poitras, Scahill, Segura e altri: Murtaza Hussain, commentatore di politica internazionale che scrive da Toronto; Ryan Devereux (che nella mia TL su Twitter conoscete come @rdevro), uno dei reporter più attenti nelle cronache di Occupy Wall Street: e infine, davvero a sorpresa, Micah Flee (di cui vi parlavo qui) che lascia la Electronic Frontier Foundation, portando a Omidyar il suo bagaglio di esperienza su tecnologia, privacy, libertà di espressione e diritti civili. Qui la sua comunicazione.

“You only live twice” di Mark Lanegan

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_18_11_2013_2.mp3]

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3

Vi ricordate David Miranda, il giovane compagno brasiliano di Gleen Greenwald? Come sapete, ha fatto causa alle autorità aeroportuali di Londra per averlo trattenuto per nove ore sotto interrogatorio senza un’accusa lo scorso agosto sotto la normativa anti-terrorismo, mentre trasportava materiali criptati di Snowden da Berlino (dove li aveva presi in consegna da Laura Poitras) al Brasile (dove vive con Greenwald). Specialmente dalla destra inglese gli sono piovuti addosso i peggiori epiteti, compresa l’accusa di essere un inconsapevole e passivo “mulo”, la stessa parola che si usa per indicare i corrieri che trasportano la droga. Ventotto anni, cresciuto nella favela Jacarezinho sulla ferrovia di Rio nord, una storia personale dolorosissima, Miranda è tutto fuorché un attore passivo o sprovveduto, o un comprimario senza carattere. Lo ha scoperto Natasha Vargas Cooper, che ha trascorso settimane nella casa brasiliana di Greenwald e Miranda per scrivere questo intenso profilo per Buzzfeed, Il Terzo Uomo.

“Street boy” di Rodriguez

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_18_11_2013_3.mp3]

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4

Da qualche anno, ogni novembre, un team di associazioni e ricercatori per la tutela dell’Artico eseguono un monitoraggio della migrazione degli orsi polari – considerati ad alto rischio di estinzione – che si incamminano verso il mare e aspettano che ghiacci per trasferirsi in quelli che saranno i loro territori di caccia. Più il mare tarda a ghiacciare a causa del riscaldamento globale e più l’estensione delle aree ghiacciate si riduce, più la quantità di caccia di ogni orso è messa in pericolo, con ricadute sul letargo  e la riproduzione.  Ogni anno, Polar Bears International e altre associazioni creano modi interattivi perché le persone partecipino al monitoraggio e siano più coinvolte nella causa della tutela dell’Artico – quest’anno con le citizen webcam, una serie di piccole telecamere collocate e operate da comuni cittadini per contribuire al monitoraggio dei ricercatori in una sorta di grande “bearwatching” collettivo. Salon racconta qui il lavoro di questa strana stagione, e qui il Washington Post – mentre Valerie Abbott, una delle ricercatrici che lavorano al progetto, ha descritto le sue giornate di lavoro. Il pericolo rappresentato per gli orsi e per tutto l’habitat artico dall’ampliamento delle piattaforme e dei condotti di estrazione energetica è esattamente la ragione per cui gli attivisti di Greenpeace chiamati “Arctic 30” hanno condotto le operazioni di protesta per cui la Russia li tiene in carcere da settembre. Qui trovate un tumblr delle loro lettere dal carcere. Dopo il loro trasferimento a San Pietroburgo, Paul McCartney ha scritto una lettera pubblica al presidente russo Putin.

“Dream of the bear” di Iain Morrison

Ecco la quarta parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_18_11_2013_4.mp3]

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