Alaska XL #33 | Il futuro non è scritto

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(graffiti di Molly Crabapple alla scuola Salam, progetto Zeitouna, confine turco-siriano; dettaglio della tigre ispirata a un racconto di Zachariah Tamar)

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Benvenuti a quella che sarà non solo l’ultima puntata di Alaska per questa stagione, ma l’ultima almeno per i prossimi sei mesi. Infatti, come qualcuno di voi già sa, nel mio percorso personale a Radio Popolare, che dura con poche interruzioni da 25 anni, mi prenderò un periodo sabbatico. In ogni caso, come diceva Joe Strummer dal quale prendiamo in prestito il titolo di questa puntata, “il futuro non è scritto” – continuerete a trovare tutto l’archivio di Alaska qui sul blog insieme a eventuali aggiornamenti e traduzioni, e potremo sentirci sempre via Twitter. Oggi voglio dare uno sguardo ad alcuni aspetti sia inquietanti che incoraggianti di come rete e tecnologia si stanno modificando verso il futuro – sfide aperte, grandi risultati, e preoccupazioni.

J.M Berger di The Atlantic ha preso in mano la questione della propaganda attraverso Twitter dell’ISIS (il gruppo sunnita Islamic State of Syria and Iraq), con i dettagli della loro cronaca dell’ingresso a Mosul in Iraq. Questo utilizzo universale della piattaforma anche a fini di mera propaganda e in alcuni casi per gruppi politici violenti mette a dura prova le decisioni di Twitter, che fino a qualche mese fa era noto per essere la piattaforma pù rispettosa del principio della libertà di espressione – come racconta qui Mathew Ingram, che poi affronta la questione di cosa possa significare la fuga di dirigenti di Twitter di queste settimane – una confusione (visibile anche agli utenti) sull’identità stessa della piattaforma.

“Nightswimming” dei REM

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_23_06_2014_1.mp3]

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Gli hacker escono finalmente dal guscio? Dal 18 al 20 luglio al Pennsylvania Hotel di New York tornerà HOPE (acronimo di Hackers on Planet Earth), la conferenza degli hacker arrivata alla sua decima edizione, che quest’anno sarà dedicata ai “dissidenti” – con Daniel Ellsberg, Thomas Drake, Andrew Blake, Cristopher Soghoian, Gabriella Coleman, e la Electronic Frontier Foundation. Il tema della “dissidenza” informatica, riportato in luce da Snowden e Manning, sta anche “aprendo” da mesi il mondo piuttosto esclusivo degli hacker a una platea molto più vasta.

Alle radici della storia di Hope (di cui trovate tutto il programma qui), ci sono Emmanuel Goldstein (pseudonimo di orwelliana memoria che è il nome d’arte del pioniere dell’hacking Eric Gordon Corley), la rivista 2600, e il talk show radiofonico Off the hook, andato in onda regolarmente su WBAI dal 1988 al 2012 e condotto dallo stesso Emmanuel. La nostra Marina Catucci è andata a trovarlo e lo ha intervistato, insieme a Kyle e a Rob Vincent. Potete riascoltare l’intervista qui sotto nel podcast.

“Gioia e rivoluzione” nella versione degli Afterhours

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_23_06_2014_2.mp3]

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E a proposito di dissidenti, sono proprio tutti uguali e nobili ed eroici? Sì, purché tu non ce li abbia in casa – lo sostiene su Vanity Fair, con molta preoccupazione, l’artista e attivista Molly Crabapple (che in questi giorni ha dipinto le pareti della scuola di Zeitouna, al confine tra Siria e Turchia, e frequentata da bimbi siriani fuggiti dalla guerra). Il suo scritto è anche un modo per ricordarci il caso americano di Cecily McMillan di Occupy Wall Street, condannata a tre mesi di carcere per essersi difesa dal maltrattamento di un poliziotto.

Intanto, nella saga infinita delle rivelazioni sulla sorveglianza dell’NSA, Der Spiegel ha stilato la guida definitiva (anche se in continuo aggiornamento) al coinvolgimento tedesco, con i chiarimenti tratti dai file di Snowden, l’approfondimento di alcuni aspetti chiave, e la cronologia di articoli in proposito dello stesso Spiegel. E qualche segnale positivo di contrasto c’è, dalla timida ma unitaria opposizione di Apple e Cisco al fianco di Microsoft nel rifiutare un mandato americano di consegna per alcune email straniere, al voto bipartisan dei deputati del Congresso che con 293 voti contro 123 hanno fatto passare l’emendamento Massie-Lofgren: qui l’effetto che dovrebbe avere sulla chiusura delle “backdoor” di cui l’NSA approfitta per le sue ricerche, e qui il parere della Electronic Frontier Foundation.

Grazie a tutti di cuore per l’attenzione che avete dimostrato per questa quinta stagione di Alaska e per i risultati straordinari del blog, e anche a tutte le persone che hanno collaborato al programma in questi mesi o che mi hanno sostenuto in questi anni in tanti modi belli e importanti – in ogni nota e parola di quello che ho fatto ci sono anche loro. Ci vediamo nel futuro.

“Satellite of love” di Lou Reed

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_23_06_2014_3.mp3]

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5 Comments Alaska XL #33 | Il futuro non è scritto

  1. terry

    Grazie davvero per il tuo bellissimo ed interessantissimo lavoro, ascoltavo radiopop principalmente per alaska.
    Peccato.

  2. Paola

    Peccato. Ma giusto cambiare stanza, prospettiva, aria, idee. Lasciaci tue tracce. E pensaci. A presto. Paola

  3. Stefano

    E adesso chi come me non legge l’inglese è fregato…. Grazie per tutto quello che avete fatto, mi mancherete e quel che è peggio è che non siete sostituibili (per fortuna).

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