Alaska XL #30 | grey ladies

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(DotDotDot)

“– WELL, IT’S NOT LIKE THE REVOLUTION ITSELF WAS EVER LEGAL. IT WAS ILLEGAL BUT WE DID IT ANYWAY.”

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Ben ritrovati ad Alaska, che da oggi subirà qualche lieve modifica (con la partenza alle 13 anziché 12.45, per lasciare spazio alla striscia quotidiana “A bola da vez” di Sara Milanese sulle città dei mondiali – i podcast diventeranno dunque 3 e non 4; poi il 26 maggio con la diretta e gli aggiornamenti sui risultati elettorali – ma intanto qui vi racconterò qui le elezioni in Egitto; e con la festività del 2 giugno) ma a parte questo andrà in onda regolarmente fino al 24 giugno compreso, con l’ultima puntata della stagione.

Oggi inevitabile riferirvi di cosa si è detto in rete della “cacciata” di Jill Abramson da direttrice esecutiva del New York Times, poche ore dopo la notizia delle dimissioni di Virginie Nougaryède da direttrice di Le Monde per forti contrasti con le redazioni, commentate qui dal Washington Post. Nelle stesse ore della notizia della “cacciata” di Abramson, è circolato il riservato punto interno sull’innovazione al New York Times, ora non più raggiungibile, ma commentato qui dal Nieman Lab.

Jill Abramson è stata sostituita in modo molto rapido da Dean Baquet, molto rispettato e primo afro-americano alla guida del giornale, ma la gestione pubblica della notizia dell’allontanamento della direttrice è stata gestita molto male dal giornale – lasciando spazio a voci sul fatto che il suo stipendio fosse più basso di quello del suo predecessore Bill Keller, o che sia stata “punita” per aver chiesto un aumento, o – peggio, che sia stata allontanata a causa della sua intenzione di creare un co-managing editor, ruolo che avrebbe proposto a Janine Gibson, già premio Pulitzer come direttrice del Guardian US e ora alla guida del Guardian online.

Così ha riportato la notizia lo stesso New York Times, ma il compito più difficile è toccato alla public editor Margaret Sullivan, che con un suo pezzo gradualmente aggiornato ha provato a verificare i fatti – trovandosi a dover anche rispondere alle accuse contenute nel post di Ken Auletta per il New Yorker che trovate qui.

Proprio Margaret Sullivan pochi giorni fa a Perugia aveva ricordato che il numero di donne nella redazione del New York Times era salito al 50% sotto la direzione di Jill Abramson. Slate fa un bel lavoro nel ricostruire chi sono e come Abramson le ha fatte sentire, e Emily Bell – scienziata del giornalismo e pioniera fra le donne ai vertici dei grandi giornali –  non le manda a dire.

“Nostalgia” di Emily Barker (Wallander theme)

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_19_05_2014_1.mp3]

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Qui diversi altri commenti: il New York Magazine, Politico qui e qui, The Nation (“Jill Abramson aveva ragione”, ma su alcune scelte che l’hanno vista in opposizione a Sultzberger), qui l’Observer sul fatto che Sultzberger non ami l’eccessiva visibilità personale dei suo dirigenti, qui New Republic che spera, visto il trattamento umiliante, che si scopra che Abramson rubava dalle casse del giornale.

Rachel Sklar ha messo insieme alcuni di questi link e alcuni tweet pubblicati nelle ore della notizia in questo Storify, e ha scritto un pezzo per Medium.

Qui una storia di retroscena di Capitalqui BuzzFeed, qui Vox, qui il Daily Beast.

E qui (da “dentro”) il parere su Medium di “NYT Fridge”…

“Senza finestra” di Afterhours e Joan as Policewoman

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_19_05_2014_2.mp3]

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Manca una settimana alle elezioni presidenziali in Egitto, l’ex maresciallo Sisi – a parte tappezzare la città di manifesti, non ha accettato il confronto televisivo con il suo concorrente, Hamdeen Sabbahi, e intanto il processo farsa contro i giornalisti di Al Jazeera lascia tutto fermo, e il giovane Abdallah Elshamy, arrestato a Rabaa nove mesi fa e in sciopero della fame da 3, è stato nutrito forzatamente e trasferito in isolamento, e si è visto allungare ancora la detenzione senza accuse. Negli stessi giorni, dopo che i più importanti graffiti artist della rivoluzione hanno annunciato le loro azioni contro la campagna elettorale di el Sisi, lo straordinario artista contemporaneo Ganzeer (la nostra Laura Cappon lo aveva intervistato qui) è stato costretto a fuggire dal Cairo. Qui la notizia di al Ahram, qui la sua spiegazione diretta.

“Amsterdam” di Daughter

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_19_05_2014_3.mp3]

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