Alaska XL #3 | provocanti

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

Grazie perché state visitando questo blog in tantissimi, oggi una ricognizione fra materiali molto diversi fra loro (aggiornamenti sull’NSA compresi), cominciando da un post di quest’estate che avevo trovato straordinario e che forse qualcuno di voi non conosce ancora.

1

Riguarda il femminicidio, e lo ha scritto un uomo, Christian Raimo, mettendosi in discussione in modo molto coraggioso e dimostrando che per affondare nella complessità della questione abbiamo bisogno, sì, di scrittori – forse ancor più che di cronaca e di discussione politica. Lo ha pubblicato sull’online di Europa il 24 agosto, e contiene anche alcuni link utili per dare contesto alle sue argomentazioni.

“Wise up ghost” di Elvis Costello & The Roots

Ecco la prima parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_14_10_2013_1.mp3]

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2

Una querelle straordinaria a colpi di lettere fra donne di spettacolo di tre generazioni ha risollevato una serie di questioni sull’immagine del corpo delle donne. Tutto comincia con la musicista irlandese Sinéad O’Connor, 47 anni, che prima sul suo blog e subito ripresa dal Guardian, scrive una lettera alla giovanissima Miley Cyrus, 21 anni, teen idol americana (l’ex Hanna Montana), dopo che questa aveva dichiarato di ispirarsi al look radicale con testa rasata della Sinéad giovane per il suo nuovo look e l’immagine molto più aggressiva. In buona sostanza, con un tono molto fermo ma affettuoso e materno, Sinéad si dissocia e anzi mette in guardia Miley dallo sfruttamento del suo corpo a cui sarebbe costretta dal suo staff (a gestire i lucrosi affari di Miley sono i suoi genitori), staff che non avrebbe a cuore il suo bene, e dai pericoli dello show business. Parla per esperienza, naturalmente, e scrive molte cose sagge, ma sembra concludere che a) la giovane Miley sia interamente manipolata da avidi adulti anziché lucida regista del proprio marketing, e b) che l’unico modo perché il corpo di una donna non venga strumentalizzato sia di non esporlo. Dal canto suo, la giovane Miley sbaglia tutto e le risponde in modo denigratorio, retwittando alcuni vecchi tweet che Sinéad aveva postato due anni fa quando era in pieno esaurimento nervoso. Sinéad le risponde sprezzante: “prendertela con me è quasi più stupido che comportarti come una prostituta e chiamarlo femminismo”, e ancora: “Non ti fa onore rispondere in quel modo a qualcuno che ha espresso preoccupazione per te. Ed è ancora peggio che tu sia un tale strumento anti-femmine in un’industria musicale anti-femmine. Spero che ti sveglierai e ti renderai conto che per le donne sei un pericolo”. Ma al di sopra dello scambio fra le due si leva la voce speciale di Amanda Palmer, 37 anni, performer molto fisica, super femminista, americana, a metà fra la generazione di Sinéad e quella di Miley, che alle battute sessiste e pruriginose del Daily Mail inglese aveva recentemente risposto scrivendo una nuova canzone e spogliandosi sul palco, riuscendo a mettere in ridicolo l’insensata attrazione per le “tette” (la grande teorica del giornalismo digitale, Emily Bell, aveva commentato quel video così: “Palmer wins the internet”). Cresciuta con la musica di Sinéad, Amanda le chiede con molto rispetto se non sia giusto immaginare, almeno come utopia, che ogni donna faccia del proprio corpo ciò che crede, ma fa molto più di questo: Alessandra Neve ha tradotto la lettera di Amanda Palmer per noi. In questi giorni, sempre sul suo blog, Amanda ha creato un gioco (con un’aggiuntina in coda di suo marito, lo scrittore Neil Gaiman) lanciando una galleria fotografica delle donne straordinarie del mondo dello spettacolo che creano con grande successo pur non avendo un’immagine femminile convenzionale – o, come dice lei, le rare che hanno trovato l’equilibrio perfetto. Alla fine, Miley resta sullo sfondo, quasi solo come un pretesto, e il vero confronto di opinioni avviene fra due artiste radicali e serissime che non a caso arrivano entrambe dalla musica di strada.

“The bed” di Amanda Palmer

Ecco la seconda parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_14_10_2013_2.mp3]

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3

Wikileaks, che ha pagato le spese per l’avvocato di Snowden, ce l’ha a morte con Greenwald e il Guardian che secondo loro lo stanno sfruttando per i loro scoop senza proteggere i whistleblower (per farvi un’idea della veemenza, date un’occhiata alla timeline di @Wikileaks degli ultimi giorni). Dal canto suo, Greenwald sembra sotto processo ogni volta che va in tv, e mentre i server dell’NSA traslocano in un nuovo edificio nel deserto dello Utah afflitto da misteriosi cali di tensione, la commissione d’inchiesta sull’NSA al Parlamento Europeo ha dato lettura pubblica il 30 settembre di un messaggio scritto di Edward Snowden da Mosca, letto da Jesselyn Radack e ascoltato dai parlamentari col fiato sospeso (qui il testo). Fra tutti i fiumi d’inchiostro virtuale con cui si sta combattendo a colpi di scoop e di varie letture delle ultime rivelazioni sulla raccolta dei dati da parte della National Security Agency, Alessandra Neve ha scelto di tradurre per noi il pezzo di Bruce Schneier per il Guardian della settimana scorsa, che parte dalla rivelazione degli attacchi al sistema di protezione Tor  (qui il link originale, e qui i documenti originali NSA su Tor pubblicati dal Washington Post).

“Don’t get too close” di Nathaniel Rateliff

Ecco la terza parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_14_10_2013_3.mp3]

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4

Quinn Norton è andata in visita al Museo della Stasi di Berlino, forse il miglior promemoria esistente di cosa significhi la sorveglianza di regime. Lo ha fatto con un’amica americana che lavora nel campo della sicurezza web, e ha scritto un racconto bellissimo per Medium, che oggi vi traduco in diretta.

“Stay young” degli Okkervil River

Ecco la quarta parte di oggi:

[audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_14_10_2013_4.mp3]

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