Alaska XL #27 | non neutrali

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

(Simon Ostrovski di Vice pochi minuti dopo la sua liberazione giovedì, fotografato dai colleghi che lo portavano in macchina a Donetsk).

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Non ci sentiamo in onda da due settimane, quindi ben ritrovati ad Alaska – e molte cose sono accadute nel frattempo, dalla pericolosa situazione in Ucraina alle rivelazioni che confermano il ruolo del movimento Tamarrod nell’ascesa dell’ex generale Sisi alla candidatura alle presidenziali egiziane, dalla morte dello scrittore Gabriel Garcia Marquez al premio Pulitzer per il “servizio pubblico” conferito congiuntamente alle redazioni del Guardian e del Washington Post per il lavoro svolto sull’NSA e i file di Snowden – e molto altro. Oggi voglio proporvi alcuni filoni che si intrecciano fra loro, mentre lunedì prossimo potremo vedere insieme quali saranno state le cose più interessanti emerse dal Festival del Giornalismo di Perugia, che comincia il 30 aprile.

Simon Ovstroski, uno dei reporter che seguiamo più assiduamente su Twitter e su Vice sulla crisi ucraina, ha passato una brutta avventura – sequestrato lunedì scorso, minacciato e poi liberato giovedì da uomini armati a Sloviansk, nell’est dell’Ucraina. Simon ha scritto per Vice un breve resoconto di quello che gli è accaduto. Intanto Robert Myles per All Voices racconta che il cerchio russo su Internet si sta stringendo.

“Senza finestra” di Afterhours e Joan as Policewoman

Ecco la prima parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_28_04_2014_1.mp3]

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Uno schiaffo in faccia a detrattori e accusatori – il Pulitzer ha premiato congiuntamente Guardian e Washington Post per il “servizio pubblico” reso sui file di Snowden. Si tratta della prima volta che del premio americano viene insignita la “filiale” americana di un quotidiano straniero, anche se restano fuori dal premio altri attori fondamentali della vicenda, come Pro Publica. Roy Greenslade sul suo blog per il Guardian sottolinea la mancanza di reazioni in Inghilterra, dove il Guardian affronta ancora molte difficoltà legali; qui Jay Rosen sul suo PressThink a proposito degli “esclusi”; qui lo stesso Edward Snowden appena saputo la notizia del Pulitzer, che conferma la testarda convinzione di aver fatto bene ad affidare i file grezzi ai giornalisti che li hanno poi elaborati.

Lo stesso Snowden, che ancora per qualche tempo ha rifugio in Russia sebbene abbia fatto numerosi appelli per trovare un altro paese disposto a ospitarlo, è spuntato nel “domanda e risposta” ufficiale di Putin qualche giorno più tardi – gli ha chiesto se la Russia sia o meno coinvolta nello spionaggio elettronico, cosa che naturalmente Putin ha negato. Accusato di aver offerto su un piatto d’argento a Putin l’occasione di lavarsi le mani del coinvolgimento russo nelle vicende della sorveglianza elettronica, Snowden spiega invece qui le sue ragioni.

“Heart is a drum” di Beck

Ecco la seconda parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_28_04_2014_2.mp3]

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Intanto la Commissione Federale americana per le Comunicazioni ha annunciato che sta elaborando nuove normative sulla regolazione di Internet, in particolare sulle “autostrade privilegiate” per le aziende che pagano di più. Questa viene vista da più parti come una gravissima infrazione della “neutralità della rete“, ma la vicenda è assai più complessa: The Atlantic (Alexis Madrigal e Adrienne LaFrance) ha fatto un bel lavoro di ricerca su chi dice cosa, e su quale potrebbe essere la radice semantica del guaio in cui rischiamo di trovarci oggi.

“Dream about flying” di Alexi Murdoch

Ecco la terza parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_28_04_2014_3.mp3]

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Dopo la puntata monografica su Amazon di qualche settimana fa, ci sono altre novità. Su The Upshot (il nuovo “sostituto” di Fivethirtyeight sul New York Times – di entrambi vi parlerò in una apposita puntata) si legge dello scontro fra fornitori di contenuti e fornitori di viabilità via cavo negli Stati Uniti, fra questi anche Amazon. Inoltre – e credo ne resterete sorpresi anche voi nell’apprendere che il padre della licenza Creative Commons e attivista della rete Lawrence Lessig suggerisce fra i modi per finanziare CC una cosa che si chiama Amazon Smile (chi acquista può scegliere di far accantonare ad Amazon una piccola percentuale del suo acquisto a un ente benefico o non profit di sua preferenza). E infine, l’Huffington Post, e in particolare Dave Jamieson, ha pubblicato un approfondimento fantastico (di cui si è parlato pochissimo) su quelli che chiama “i veri droni di Amazon”: i gli autisti/contractor privati che si occupano delle consegne dei pacchi, con accordi capestro.

“On my way” di Valerie June

Ecco la quarta parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_28_04_2014_4.mp3]

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