Alaska XL #2 | nuovi cronisti

(this article was originally posted on Alaska at Radio Popolare)

— Mosa’ab Elshamy (@mosaaberizing) August 16, 2013

(Cairo, il tweet del fotografo della rivoluzione, Mosa’ab El Shamy, la sera del 16 agosto, uno dei primi giorni del coprifuoco militare, sulla Corniche ai piedi dei leggendari leoni del ponte Qasr el Nil)

Oggi voglio portarvi a conoscere alcune persone che con il loro lavoro rappresentano al meglio il ruolo dei citizen journalist, o che dalla strada sono passati alle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, o che con la loro testimonianza ci raccontano da dove la censura non permette di raccontare, o che per fare un lavoro di cronaca per il pubblico scelgono strumenti insoliti o recuperati dal passato. In tutti i casi si evidenzia un legame fra la materia che raccontano e il motivo per cui qualcuno non vuole che lo facciano. Ma prima vorrei dedicare l’apertura di Alaska di oggi alla notizia digitale della settimana appena trascorsa (se si eccettua la rivelazione della battaglia della NSA a Tor, su cui torneremo la prossima settimana): l’entrata ufficiale in borsa di Twitter.

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TWTR è il titolo che Twitter si è data in borsa, annunciandolo (con un tweet, ovviamente) venerdì scorso. Per predisporre l’entrata ha dovuto presentare documentazione pubblica alla SEC delle sue cifre e della sua strategia commerciale. Nero su bianco, dunque, quanta parte delle entrate di Twitter vengono dagli annunci pubblicitari, quanto traffico ha, e che si tratta di un’impresa “che non ha ancora profitti”. Qui il modulo S-1 ufficiale, qui l’opinione del NYT online su quale dovrà essere la strategia commerciale per creare profitti, qui Mashable con una bella vignetta umoristica sulla composizione degli utenti, e qui Matthew Ingram per GigaOm sui rischi e le sfide dell’ingresso in borsa. E qualcuno, come racconta oggi Federica Cantore, nel primo weekend dopo la notizia ne ha beneficiato per errore.

“Sirens” dei Pearl Jam

Ecco la prima parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_07_10_2013_1.mp3]

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Nuove cronache: una fusione di presenza fisica, collage di testimonianze fotografiche, ricostruzioni a memoria dove non si può né registrare né filmare, dovere di testimonianza ma anche impegno politico. Le tre figure di oggi sono Alexa O’Brien – che ha seguito passo passo il processo militare a porte chiuse a Bradley Manning, creandone l’unico archivio pubblico esistente; Mosa’ab El Shamy – fotografo egiziano nato con la rivoluzione, che ad agosto ha documentato la strage di Rabaa, e ieri la disastrosa giornata del 6 ottobre al Cairo; e Molly Crabapple, che con le sue illustrazioni ha documentato le proteste da Occupy Wall Street a Occupy Gezi, e recentemente ha creato una cronaca illustrata della sua visita al supersorvegliato carcere di Guantanamo.

“L’amore è un paese che non abbiamo saputo difendere”. E’ il motto di Mosa’ab el Shamy sul suo profilo Twitter, e dice molto di chi è. Sguardo sull’Egitto di un’intensità sconvolgente e uno dei giovani fotografi nati con la rivoluzione. Ieri l’esercito e la polizia hanno represso le manifestazioni dei pro-Morsi e per tenerli lontani dai festeggiamenti di stato a Tahrir per il 6 ottobre ha fatto 52 morti. Come sempre Mosa’ab ha seguito i cortei e documentato con le sue immagini tutto quello che vedeva, potete vederle qui. Ad agosto era al sit-in di Rabaa; colto nelle tende in cui dormiva dal violento sgombero della polizia, come sempre ha fotografato tutto quello che vedeva, con il suo sguardo attentissimo, che della frenesia di quello che gli accade intorno sembra sospendere nel tempo un dettaglio, una mano insanguinata. Negli stessi minuti, suo fratello, giornalista di Al Jazeera, veniva arrestato, e un mese e mezzo dopo è ancora in carcere. Qui la cronaca di Mosa’ab su Facebook di una delle sue visite in carcere. Qui il suo nuovo sito. Dopo il massacro, Mosa’ab si è recato come fa sempre alla moschea che fungeva da obitorio; qui il suo resoconto per Lightbox della rivista Time. Qui, per conoscerlo meglio, l’intervista che gli ha fatto Jared Malsin per The New Republic online.

“You only live twice” nella versione di Mark Lanegan

Ecco la seconda parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_07_10_2013_2.mp3]

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Alexa O’Brien – già reporter e uno dei motori della partenza di Occupy Wall Street – non aveva alcuna preparazione legale, ma era convinta che il pubblico avesse diritto a conoscere ciò che veniva detto a porte chiuse nel processo militare a Bradley Manning – a maggior ragione visto che Manning veniva processato per aver diffuso al pubblico materiali riservati mettendoli a disposizione di Wikileaks. Si è preparata, ha coltivato le sue fonti, e in una situazione in cui non esisteva nessun tipo di accesso normalmente a disposizione in un processo pubblico, e non si poteva né filmare né registrare, ha creato da zero un database di informazioni e una gigantesca trascrizione vecchia maniera delle sedute a cui assisteva a Fort Meade, twittando, scrivendo e creando una tassonomia di una mole impressionante di informazioni, che oggi permettono anche di interpretare nel modo più preciso il verdetto. Qui trovate tutti i suoi materiali. Qui la sua intervista integrale sulla radio australiana Triple R, di cui oggi vi propongo un estratto.

“Heaven” dei Milk Carton Kids (dalla colonna sonora di “The Promised Land” di Gus Van Sant)

Ecco la terza parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_07_10_2013_3.mp3]

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In questi giorni Molly Crabapple – illustratrice, attivista e testimone pubblica – ha tenuto un incontro al Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard (qui la sua lecture in video) in cui ha fatto una serie di riflessioni sul suo lavoro, sul paradosso del sorvegliante/sorvegliato, facendo esempi che andavano dalla storia dell’arte (le cronache delle fucilazioni delle truppe di Napoleone sui contadini spagnoli, ricreate dall’immaginazione di Goya), a casi contemporanei come il lavoro di Joe Sacco sulla Palestina (qui un’intervista recente con lui), e quello del Beehive Collective messicano (qui il loro sito web); il suo racconto illustrato per Vice sulla sua visita al carcere supersorvegliato di Guantanamo.

“This is not a song, it’s an outburst” di Rodriguez

Ecco la quarta parte di oggi: [audio:http://pod.radiopopolare.it/alaska_07_10_2013_4.mp3]

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